ANNOZERO: MORGAN NON È L’UNICO IN ITALIA A FARE USO DI COCAINA (C’È PURE UN POLITICO)
26/02/2010 - Caro Marco, risponderò con franchezza alla tua lettera che mi sembra venire da troppo lontano. Siamo diversi e con diverse opinioni su molte cose: legalità, moralità, libertà e televisione. Eppure forse proprio per questo siamo riusciti a diventare amici e, per un pezzo importante della nostra vita, a combattere fianco a fianco contro la censura. E‘ questo l’unico vero miracolo compiuto da Silvio Berlusconi, aver intrecciato vicende professionali distanti come quelle di Biagi e Luttazzi, di Montanelli e di Sabina Guzzanti. La tua e la mia.
Vivrei una tua decisione di prendere le distanze da Annozero con grande amarezza ma non per ragioni personali: perché sarebbe, in primo luogo, un torto fatto a un pubblico assai grande e, in secondo luogo, un ulteriore arretramento del confine del proibito che ormai comprende quasi tutti i fatti più scottanti riguardanti i potenti in Italia.
Non sarebbe tuttavia una tragedia o una catastrofe irreparabile. Nel corso della mia lunga esperienza televisiva tanti miei amici e collaboratori hanno scelto o dovuto scegliere di percorrere altre strade. E’ stata sempre per tutti un’occasione di rinnovarsi, una sfida per allargare gli orizzonti di quel laboratorio del quale sentiamo comunque di continuare a far parte.
Già oggi il tuo raggio d’azione è enorme: scrivi quotidianamente per il Fatto (e non solo), hai un blog seguitissimo, hai una parte da protagonista nel blog di Grillo e riempi i teatri col tuo spettacolo su Tangentopoli. Potresti quindi fare tranquillamente a meno di Annozero,
senza più esporti alla fatica e allo stress del corpo a corpo televisivo dove si ha sempre la sensazione, sbagliando, di doversi giocare tutto in pochi minuti.
Una volta, quando avevi soltanto i tuoi libri, non facevi nessuna fatica ad affrontare quegli stessi “farabutti “che oggi, invece, ti appaiono interlocutori inaccettabili. Non Annozero, con i suoi milioni di ascoltatori, ma una qualunque televisione di provincia ti sembrava una buona occasione da non sprecare. Allora ero io che ti invitavo ad affaticarti di meno, a rendere più preziosa la comunicazione, a mettere un freno alla tua generosità, mentre lavoravo a migliorare le luci, la tua posizione in scena, i tempi del racconto e a inserirti più efficacemente nel contesto del programma. Certo senza le tue straordinarie qualità di scrittore e narratore tutto questo non sarebbe servito a niente. Ma è servito. Nonostante Belpietro, Ghedini o Lupi. Loro sono sempre gli stessi. Tu sei cambiato.
Non so se ti accorgi che, quando a proposito di Annozero dici che è una questione di format, stai parlando come un membro della Commissione parlamentare di vigilanza. Non so se condividi i suggerimenti di Paolo Flores D’Arcais che pretende di spiegarmi quando spegnere e accendere i microfoni di un ospite. Un membro perfetto dell’AGCOM. Un apologeta del Berlusconi pensiero sul ”pollaio”. Proprio come Furio Colombo e le sue invettive contro i talk show.
D’Arcais e Colombo sono convinti che debba regnare l’ordine del discorso (scritto) che, ovviamente, per loro non è quello del telegiornale di Minzolini ma quello di Report, celebratissimo esempio di una trasmissione basata sul principio di identità e non contraddizione.
Ora, sia ben chiaro, Report piace anche a me, e molto: lo ritengo altrettanto incompatile di Annozero con gli equilibri imposti dal conflitto d’interesse al sistema informativo. Ma non è l’unico modo possibile di fare inchiesta, come non lo era un tempo il documentario in stile Bbc. Noi proviamo a forzare la gabbia delle compatibilità, ad uscire dal seminato; per mettere a nudo le contraddizioni illiberali del palinsesto non ci accontentiamo di scavarci una nicchia alternativa . Siamo brutti,sporchi e cattivi. Raccogliamo meno consensi di Ballarò ma creiamo un maggior numero di situazioni critiche, più adrenalina, più polemiche, più brecce nella gelatina.
Perciò ho voluto e continuo a volere che, almeno per un po’ di minuti, tu occupi il centro della scena. Sei il simbolo di ciò che il recinto della televisione generalista non vuole più contenere, di tutti coloro che sono stati espulsi e non possono più rientrare. La prefigurazione di un cambiamento possibile.
D’altra parte chi è espulso riesce anche a sopravvivere benissimo. Fuori dalla tv generalista l’industria culturale rende ancora possibili profitti importanti per chi produce contenuti forti; ma chi resta è meno libero e chi va via non entra più in contatto con una sterminata periferia, una enorme banlieu culturale nella quale resta confinata una buona metà della popolazione italiana. In questa periferia, almeno qualche volta, Annozero è entrato prepotentemente. Anche grazie a te, e ne vado fiero. E anche grazie a Maurizio Belpietro.
Tu, invece, pensi che Maurizio Belpietro - o Porro o Ghedini - siano soltanto un prezzo pagato alla par condicio, una legge di cui si parla senza conoscerla e di cui nessuno si occupa seriamente, quando per me rappresentano quel vuoto necessario di scrittura che rende la trasmissione imprevedibile. Perfino ciò che è successo giovedì scorso dimostra che nel nostro studio nessuno può sapere in anticipo come andranno le cose. Noi per primi.
Report ha l’andamento di un film. Annozero assomiglia ad una partita di calcio, mette in gioco non solo nozioni ma emozioni, convinzioni profonde, passioni anche viscerali. Quando il gioco diventa noioso e scontato il pubblico più infedele cambia canale. Ed è questa la ragione per cui siamo costretti a inseguire lo spettatore meno affezionato ai nostri programmi, qualche volta perfino deludendo i fan. Il contrario esatto di quello che avviene a teatro.
In passato godevo nel vederti demolire le argomentazioni aggressive con l’ironia e con una precisione chirurgica: adesso chiedi tempo. Un tempo che la tv, a tuo parere, non sarebbe in grado di concederti. Quanto tempo per rispondere a contestazioni che si ripetono come una litania monotona e scontata? Cinque minuti? Mezz’ora? Una serata intera? Nella tua lettera potevi essere più esplicito nel criticare la mia conduzione. Io credo che tu non l’abbia fatto perché avresti dovuto aggiungere l’elenco dei “bellissimi servizi “da tagliare per fare spazio alle tue necessità.
Invece che di Bertolaso avremmo almeno saputo tutto di Travaglio? E la volta successiva cosa avremmo dovuto fare se si fosse ripetuta la stessa situazione? La risposta sembra interessarti poco: prima viene il tuo onore, la faccia, la verità. Dovremmo ripetere il disco della condanna per diffamazione pronunciata solo in primo grado, rivedere alla moviola il tuo certificato penale, per convincere l’universo mondo (compreso Belpietro) delle tue qualità morali che al nostro pubblico non sembrano per niente in discussione. Inoltre un giornalista condannato, si fa per dire, definitivamente per diffamazione smette di essere un buon giornalista? Penso proprio di no; come Schumacher che, se va una volta fuori pista, non smette per questo di essere un buon pilota.
Hai saputo schivare e anche incassare molti colpi bassi ma questa volta è bastata una banalissima insinuazione di Porro (e non un’aggressione squadristica) per farti perdere il lume della ragione. Hai frequentato un sottufficiale dell’Antimafia prima che venisse condannato per favoreggiamento. Scusa, qual’ è il problema morale? Quali sconvolgimenti ha creato nella percezione che i nostri ascoltatori hanno di te questo genere di insinuazioni? Nessuno.
Le critiche, anche le più assurde, fanno parte del nostro lavoro, così come rispettare chi non la pensa come noi, non insultarlo, non delegittimarlo come interlocutore. E se sono gli altri ad aggredirci, dobbiamo rispondere come tu sai fare meglio di me, rapidamente e con le armi dell’ironia. Quando io non l’ho fatto ho sbagliato.
Siamo diversi ma apparteniamo entrambi al pubblico. Solo dal pubblico deriva la nostra credibilità. Perciò hai il diritto di proporti al pubblico come meglio credi, nella forma teatrale dei tuoi spettacoli (senza disturbatori) o ,come mi auguro,nel percorso ad ostacoli di Annozero.
Sai che mi sono battuto con tutte le mie forze per includerti con un regolare contratto e non come un ospite occasionale nella nostra trasmissione. Sono fiero di poter dire che tu sei parte della Rai e del servizio pubblico. Come dovrebbero esserlo Sabina Guzzanti, Daniele Luttazzi e tanti altri. All’inizio di Annozero ero convinto che col nostro ritorno avremmo portato a casa una vittoria importante contro la censura e che presto il mondo sarebbe cambiato. Non è successo, anche se nel frattempo siamo diventati il primo programma di informazione.
Se la televisione è perfino peggiorata non è solo colpa di Berlusconi e dei suoi “trombettieri” ma di chi avrebbe dovuto contrastarlo e non lo ha contrastato e anche di quelli che scelgono di battersi pensando di essere gli unici a farlo con coerenza. Cavalieri senza macchia e senza paura che vogliono segnare a tutti i costi una differenza dal resto del mondo, che mettono la loro purezza e il senso dell’onore prima della libertà: la legge e le regole prima della libertà, la verità prima della libertà. Mentre leggi e sentenze sono solo lo strumento essenziale per l’ordinato funzionamento della società.
Mi chiedi di mettere riparo agli abusi. Con l’esperienza che ho cercherò di inventare qualcosa per evitare l’uso di argomenti provocatori, le interruzioni ad arte, le offese personali. Quello che non posso prometterti è la verità .La verità profonda di una persona, che si chiami Travaglio, Berlusconi o Santoro non la stabilisce un programma televisivo, non si raggiunge stilando con attenzione la lista dei buoni e dei cattivi. A quelli che sui vostri blog chiedono di definire una volta per tutte ciò che è vero abbiamo il dovere di rispondere che la verità è sfuggente,contraddittoria. La verità è una conquista faticosa e difficile. Per quanto mi riguarda spesso è un faccia a faccia. Tra me e me.
Michele Santoro
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Replica di Michele Santoro pubblicata sul Fatto Quotidiano il 23/02/2010 in risposta alla lettera di Marco Travaglio apparsa sempre sul Fatto il 20 Febbraio.
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ANNOZERO: MORGAN NON È L’UNICO IN ITALIA A FARE USO DI COCAINA (C’È PURE UN POLITICO)
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La risposta di Travaglio pubblicata dal Fatto Quotidiano assieme alla lettera di Santoro
Le critiche e le calunnie
Di Marco Travaglio
Caro Michele, ti ringrazio per la tua risposta franca
e affettuosa, ma temo di non essere riuscito
a spiegare bene ciò che intendevo dire. Io non
ho nulla da ridire sulla tua conduzione (in televisione
il genio sei tu e io sono un principiante) o
sul format della trasmissione. Ti ho semplicemente
posto un problema, e l’ho fatto in forma pubblica
perché molti mi dicono che, quando si attacca a
litigare su cose che esulano dal tema del programma,
cambiano canale: proprio perché l’imprevedibilità
di A n n o ze ro si muta in prevedibilità quando
alcuni guastatori sconvolgono l’assetto del programma
seguendo un copione sempre uguale a se stesso.
E ciò deriva dal fatto che, secondo me, gli interlocutori
che a te paiono “sempre uguali” sono cambiati:
Porro e Belpietro erano sempre venuti a confrontarsi
sui temi del programma e non si erano mai
abbassati alla calunnia personale.
L’altra sera la militarizzazione del fronte berlusconiano
ha segnato un altro scatto in avanti e io, forse
stanco e nervoso per conto mio, ho reagito in quel
modo. E’ stato proprio l’avvilimento per quella mia
reazione, che ha guastato il programma, a indurmi a
scriverti in forma pubblica. Non certo una richiesta
di cambiare format (anche a me piace molto l’inchiesta
giornalistica seguita dal tentativo di inchiodare
i politici alle loro responsabilità). Né tantomeno
una richiesta di censura o di epurazione per
questo o quell’interlocutore, che non mi compete,
ma soprattutto è lontana mille miglia dal mio pensiero.
Io non ritengo “inaccettabile” nessuno, adoro
essere contraddetto nel merito, anzi spero sempre
che qualcuno mi dica che cosa c’è di sbagliato o di
non vero in quel che dico: purtroppo prima i politici
e ora anche i giornalisti preferiscono parlare di me e
delle mie ferie, anziché di quel che dico. Se facessi
come loro, potrei ogni volta ricordare quanti soldi
pubblici ci costa L i b e ro di Belpietro o quante bufale
(l’ultima, sul caso Boffo) pubblica il Giornale. Ma non
lo faccio perché preferisco attenermi al tema della
puntata. Su un punto, com’è naturale, siamo profondamente
diversi: sul modo di difendere la nostra
onorabilità. Tu preferisci farlo in separata sede legale,
liquidando pubblicamente con una battuta ironica
le calunnie che ti vengono rovesciate addosso.
Io invece mi prendo tutte le critiche di questo mondo,
ma le falsità, le diffamazioni, le calunnie quelle
no, non riesco proprio a farmele scivolare addosso:
non nutro la tua stessa fiducia nel “pubblico ” che
saprebbe tutto e riuscirebbe da solo a distinguere
ciò che è vero da ciò che è falso. Quando milioni di
persone sentono dire che frequento mafiosi, penso
che una parte di esse si aspetti una reazione proporzionata
alla gravità dell’accusa, e se la reazione
non arriva si fanno l’idea che qualcosa di vero ci sia.
Purtroppo non tutti hanno Internet e non conoscono
il blog voglioscendere.it dove ho già documentato
per tabulas la falsità di quelle accuse. Per
questo ho detto che occorrerebbe del tempo per
rispondere. Ma quel tempo non te lo posso chiedere
perché, nella partita di Annozero , sarei costretto a
giocarne un’altra, privata. Di qui il mio disagio, che
ho messo nero su bianco l’altro giorno.
Dal sito ufficiale della trasmissione di Raidue 'Annozero'
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10 commenti:
caro travaglio, sei il simbolo della libertà di stampa in italia. adesso, grazie a d'avanzo, che molti non hanno letto, e hanno conosciuto solo con anno zero, devi difenderti da queste insinuazioni, da cui ti sei già difeso abbondantemente su repubblica. forse, come dice santoro avresti dovuto rispondere solo con l'ironia, ma non sempre ci si fa. rimani ad anno zero, per piacere. il tuo spazio è prezioso
evidentemente non ce l'hai fatta più. Dimostra invece agli arroganti che sei corretto e mantieni la calma semplicemente perhè hai ragione.
A mio avviso questi vs. diverbi (che non ritengo capricci) finiranno per danneggiarvi. Io sono una parte infinitesimale del vs pubblico. Ascolto con attenzione ciò che dite e fate vedere, anche questo mi aiuta a farmi un'idea.
Mi piacerebe continuare così.
L'inverno, quando andate in onda, fuori fa freddo; non vorrei riuscire con il mio labrador.
Fancesco
coraggio Marco, c'è bisogno di te in questo paese
MARCO,SENZA DI TE NON CE' ANNOZERO !!!!SALUTAMI TANTO IL GRANDE SANTORO!
A me piace annozero ! ma Travaglio proprio non lo sopporto! Lui spara su tutto cio' che non piace a lui,e lo fa come se lui fosse il Giudice Supremo, non accetta discussioni, infatti lui legge in diretta senza essere interrotto e contraddito,altrimenti si incazza! Questo lo fa in diretta su una TV pubblica, dove una parte del pubblico che non la penza come lui, gli paga comunque lo stipendio e gli permette di pubblicizzare la sua immagine per vendere i suoi libri. Non va bene! Se vuole fare questo, lo faccia su un suo giornale o su una sua Tv privata! Saluti e buon lavoro ad annozero.
E' assurdo che non posso più godere della sagace e ironica biografia dei personaggi e intelligente riepilogo della cronistoria degli avvenimenti che sono trattati settimanalmente da Travaglio a causa di qualche
azzeccagarbugli o scribacchino specialisti nel
falsare la verità nel tentativo di giustificare le malefatte del padrone.
Caro Marco Travaglio, ero un ammiratore di Montanelli e per me è stato un importante punto di riferimento storico, politico, culturale e di costume. Lei ha ereditato molto dall'illustre Indro ed riuscito ad essere "al passo" con i problemi dell'Italia, rinnovandosi, usando tecniche comunicative di efficacia eccezionale (il mix ironia - constatazione logica è geniale)e rischiando di persona. Mi professo liberale, di quella destra che non c'è più e che ora vede in lei un ideale faro. Lei è integerrimo, ma il suo orgoglio deve essere inferiore al cospetto del vantaggio che lei apporta al sistema attraverso l'informazione. Il dott. Santoro ha un'esperienza eccezionale e, pur non condividendo molte cose, gli riconosco la mia stima basata sul suo coraggio, la sua professionalità e il suo impegno. La prego, rinunci a controbattere verbalmente alle ingiuste accuse, non faccia il gioco di coloro che vogliono la rissa per evitare la sostanza. Che cosa dice sempre lei? "desidero che ci si chieda se ciò che dico sia vero o no, piuttosto che mi si giudichi sulla base delle mie qualità". Ora devo lasciarla, la prego, rinunci ad una piccola parte di orgoglio per continuare a combattere. Io l'ho fatto, ho vinto anche la mia timidezza per rivolgerle questa lettera.
Roberto Castellucci (castelrp@tiscali.it)
Condivido tutto quello che dice Marco nella sua lettera di risposta a Santoro... la gente si aspetta una risposta proporzionata all'accusa ricevuta... quando i cretini cominciano ad accusare Travaglio lo fanno solo per depistare, per allontanare la discussione dal tema della trasmissione. MARCO SEI UN GRANDE... ANNO ZERO SEI TU
Caro Marco non dare soddisfazione a quei due ququaquaraqua, quelli non sono giornalisti sono solo marionette manovrate da Berlusconi, ormai anche i bambini sanno che quando vanno nelle trasmissioni passano prima da Arcore per prendere il copione.io avvolte quando li sento parlare mi viene voglia di rompere il televisore, ma faccio come TOTO'in un film quando dice"chi sà sto stupido dove vuole arrivare". per cui caro Marco rimani ad Annozero non farci mancare la tua grinta, la tua reale verità e soprattutto la tua onestà.MARCO,SANTORO,SIETE UNICI
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