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“PALIO DI SIENA”: SPECIALE IN 3 PERIODI STORICI DIVERSI
RaiStoria dedica per l’occasione una programmazione speciale composta interamente di materiali Rai, alcuni dei quali appositamente restaurati, in onda su Digitale Terrestre e Tv Sat. La storia di questo evento è stata divisa in tre periodi storici:
alle 15.00 (1954-1967) si apre con le riprese del Telegiornale del Palio datate 2 luglio 1953, risalenti alla fase sperimentale della televisione. A seguire i TG sul Palio di Provenzano del 1958 e 1962.Poi, le bellissime immagini del documentario Bianco rosso e celeste diretto da Luciano Emmer e girato nei giorni del Palio dell’Assunta del 1962, in cui si raccontano le prove con le voci dei senesi e dei turisti che accorrevano in massa da ogni parte del mondo. Si passa, infine, ad un servizio di Cronache italiane realizzato alla vigilia del Palio dell’Assunta del 1966, curato da Emilio Fede, telecronista di quell’edizione, rinviata per una falsa partenza;
alle 18.00 (1968-1977) in apertura due servizi di Cronache italiane, relativi al Palio di Provenzano del 1968 e del 1969, dove si vede la pista d’allenamento di uno dei fantini più popolari di quegli anni, Canapino. Le prime immagini a colori girate dalla Rai per la rubrica per ragazzi Avventura, risalenti al 1971 e trasmesse (in bianco e nero) nel 1972 e ritrasmesse per lo speciale di Gianfranco Pancani Le streghe di Siena, nel Ferragosto 1974. Gli italiani, infatti, vedranno il Palio a colori solo nel 1977, accompagnato dalla telecronaca di Paolo Frajese.
Per la radio in quegli anni è ancora commentatore del Palio Silvio Gigli, figura storica di Radio RAI che conia il motto "E Siena trionfa immortale", col quale concludeva immancabilmente le sue trasmissioni da Piazza del Campo.
Per chiudere Un giorno di festa (1977) con vecchi senesi che raccontano i Palii della loro giovinezza, proprio durante lo svolgimento della corsa dei cavalli, da cui si tengono lontani per evitare le inevitabili forti emozioni;
alle 23.00 (1978-82) un servizio di Tg2 Odeon della stagione 1977/78, “Tutti al Palio”, a firma di Emilio Ravel. Si passa poi a un servizio del TG1 che mostra il Presidente della Repubblica Sandro Pertini spettatore del Palio di Provenzano del 2 luglio 1980. Lunghe sequenze a colori delle telecronache dirette e delle sintesi delle fasi del Palio per i TG Rai dal 1978 al 1982, quando si alternavano al microfono Frajese e Gianfranco Pancani.
PICCOLE CURIOSITA’ DAL PALIO
Questa corsa in forma di giostra medievale tra Contrade, che risale alla Battaglia di Montaperti (1260), non è solo una corsa di cavalli della durata di 3 minuti nè solo una giostra. Per i senesi dura tutto l’anno, per il turista sono, invece, quattro giorni senza fiato. Quattro giorni di festa scanditi da un calendario preciso. Il primo appuntamento è per la tratta ( l’abbinamento dei cavalli con le Contrade) seguono le prove, la prova generale e finalmente la corsa.
Le attività contradaiole furono interrotte dalla prima Guerra Mondiale e dopo la pausa forzata il Palio riprese vigore, ma con l'avvento del Fascismo passò sotto l'egida dell'Opera Nazionale Dopolavoro. Le Società di contrada mantennero una loro autonomia con l’impegno, però. che "in Contrada non si fa politica". Tra le due guerre il corteo storico si rinnovò e divenne ancor più splendido e solenne del precedente. Il rinnovo dei costumi e del Carroccio avvenne nel 1928, con la supervisione di una commissione comunale di "artisti e competenti in materia" presieduta dal Podestà. Il Palio in quel periodo uscì 2 volte da Siena: una a Roma nel 1930 per le "nozze principesche" di Umberto di Savoia e Maria José del Belgio, un'altra al giardino di Boboli di Firenze nel 1936.
Il Comune di Siena ha sempre cercato di tutelare il Palio distinguendolo dalle altre manifestazioni presenti in Italia, tanto che nel 1935 giunse al Prefetto di Siena una lettera nella quale si comunicava che: "il Duce ha disposto con apposita ordinanza che l'appellativo di Palio fosse riservato esclusivamente al Palio senese".
La seconda guerra mondiale impose al Palio una nuova pausa, ma anche in quel grave momento restò sempre nel cuore dei senesi. Si racconta a Siena che, in un campo prigionieri della Tunisia, dieci senesi corsero nell'agosto del 1943 il loro Palio, in una Piazza del Campo tracciata sulla sabbia.
Passata la guerra nel 1945 le Contrade ripresero a correre e il Palio del 1948 vide piangere d’emozione, seduto in prima fila, nel palazzo civico di Siena il generale Mark Wayne Clark, capo della Quinta Armata Americana che nel giugno del 1944 entrò vittoriosamente a Roma. Negli anni cinquanta la manifestazione cominciò ad essere un fenomeno nazionale di massa, salirono alla ribalta nomi nuovi e i cavalli diventano leggenda, come il caso della bianca Gaudenzia, conquistatasi di diritto un posto nel mito della festa. Voce della Radio Silvio Gigli che commentò il Palio anche per il Radiocorriere. Il 1957 fu l'anno in cui per la contrada dell'Aquila corse, una donna: Rosanna Bonelli, detta "Diavola", cadde al secondo giro a San Martino. Già nel 1581 aveva partecipato al Palio Virginia Tacci, detta "Villanella". Oggi il Palio è un evento internazionale che la televisione ha contribuito a diffondere nel mondo e richiama a Siena turisti da ogni luogo.
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