Roma, 29/01/2011 – Se Berlusconi fornica troppo, se lo fa senza attendere i diciottesimi compleanni e si avventa contemporaneamente su più concubine condannatelo al carcere a vita, all’astinenza, all’onanismo. Se a Napoli sversano in mare pure le discariche, compresi i macchinari e gli arredi degli uffici, arrestateli, metteteli alla gogna, condannateli a versare una parte delle tangenti a noi personalmente.
E’ giusto e siamo con voi (e con noi). Ma poi fate qualcosa affinché ad ogni inaugurazione d'anno giudiziario non ci si debba sentire in colpa per i tempi della giustizia, per l’insolvenza dello Stato, per gli indennizzi che non si riescono a pagare, per le fotocopie che mancano. Come se fosse colpa nostra!
Come fosse una tradizione, come un rito ormai uguale. La situazione fallimentare della giustizia, i suoi tempi che non hanno uguali in Europa, la mancata progressione delle carriere, l’eccessiva durata dei processi non sono colpe popolari, non sono conseguenza di pause troppo lunghe a Mirafiori o a Termini Imerese.
"Non siamo piu' in grado neppure di pagare gli indennizzi per la violazione dei canoni di un giusto e celere processo. Ciò ha portato la Corte di Strasburgo a parlare, senza mezzi termini, di defaillance dello Stato italiano, tale da minacciare
perfino i meccanismi di applicazione della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle liberta' fondamentali".
La cosiddetta esuberanza mediatica, la mancanza di riserbo da parte di alcuni magistrati italiani, “senza rendersi probabilmente conto che una notizia o un giudizio da loro riferita o espresso, data la funzione svolta, assumono una rilevanza del tutto diversa da quelli provenienti dalla generalità dei cittadini".
E allora non diteci che tutto va bene e che una riforma del sistema giudiziario sarebbe un’offesa grave per la magistratura italiana.
E basta con la storia delle fotocopie e della dotazione informatica.
"Gli uffici hanno una buona dotazione di computer, stampanti e scanner sicché i processi di informatizzazione gia' avviati da alcuni anni hanno raggiunti in molti casi ragguardevoli risultati nel segno della continuita' e della maggiore efficienza dei servizi".
Pure questo lo ha detto ieri, nella sua relazione di apertura dell'anno giudiziario, a Roma, il procuratore generale della Cassazione Vitaliano Esposito. "E' oramai sotto gli occhi di tutti come la situazione quasi fallimentare della giustizia e dei suoi tempi si stia trasformando in una situazione che si può definire quasi di insolvenza per lo Stato". Ha pure detto Esposito.
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