- c’interrogammo su quale responsabilità pesava nelle nostre coscienze, in ordine a quegli omicidi ed a quelli che li avevano preceduti, vedi il compagno Cesare Terranova massacrato insieme a Lenin Mancuso - 25 settembre 1979 - ed il Procuratore della Repubblica Gaetano Costa – 6 agosto 1980 -. In quei giorni di terribili paure e di memorabili emozioni, - 1982 - chi scrive, già tradito “dai rozzi errori” del sost. Procuratore Alberto Di Pisa, cominciò a scrivere un diario a futura memoria con il quale - certo di non potersi salvare la vita – intendeva almeno salvare il proprio Onore di Patriota, di lavoratore e di cittadino leale alla Costituzione che oggi certi sciacalli menzionano ed ostentano nei confronti di loro pari di opposta fazione politica e/o di potere.
Quello era il tempo in cui chi moriva per mano mafiosa era sempre qualcuno che aveva qualcosa da nascondere. L’azione omicida di “cosa nostra” era interpretata dalla gente in funzione sostitutiva alle “gravissime inefficienze della legalità” di uno Stato rinunciatario per meschino calcolo socio-economico e di ordine pubblico.
Egregio Antonio Ingroia , mi piace ricordarle che Hegel insegna che << il vero è l’intero >> ed in quei miei quaderni, lunghi 15 anni, non c’è il ricatto dei Ciancimino o il presunto “pentimento” dei criminali, che molti vendono altro e più terribile crimine – la calunnia - in forma di collaborazione alla Magistratura; ma la terribile paura, la sofferenza le lacrime d’un padre, che guardava alla vita ed al futuro rubato ai suoi figli e malediva il giorno in cui si era fidato della Giustizia a Palermo.Dal Generale Dalla Chiesa a Paolo Borsellino c’è una lunga scia di lacrime e sangue che vede la mia storia tradita dall’antimafia e dagli sciacalli politici di cui il volto più triste è quello di Carlo Vizzini, perché si collega al di là d’ogni ragionevole dubbio agli interessi ed ai protagonisti che necessitarono dell’urgente strage di via d’Amelio per salvarsi dall’olocausto giudiziario.
Pensi un po’ a cosa siamo ridotti nella lotta alla mafia: abbiamo Carlo Vizzini che da Ministro si dava del tu con i Galatolo ed i loro accoliti sindacali ed oggi stà nei posti chiave delle Istituzioni.
Il Vizzini agli inizi dell’anno 90 – in arrogante funzione di Ministro – di concerto con gli esponenti dominanti della Procura di Palermo aveva già salvato dalla galera i suoi amici criminali...
Lui, il volpone Vizzini, sa che ho le prove di quanto affermo ma si sente tanto forte e sicuro da non degnarmi nemmeno d’una querela per le cose che sostengo e scrivo da molti anni nei suoi confronti, perché sa che la verità sulla strage di via D’Amelio è ostaggio dell’interesse democratico del Paese.
Già 2500 anni fa un uomo di teatro disse a Socrate che esistono cose più importanti della verità; ma mai, come nel nostro tempo, il concetto che la verità sia un pigmeo, un nano od uno stupido seccatore in confronto alle scintillanti e straordinarie invenzioni della falsità, grazie ai tanti eroi di carta costruiti dai non certo disinteressati grandi mezzi di comunicazione è più in voga che mai.
A proposito dei grandi mezzi di comunicazione, debbo evidenziarle, che citando nel suo ultimo libro, Giacomo Conte in qualità di suo valoroso amico e collega ad onor del vero che non traspare dal suo libro, mi costringe a mettere alla sua attenzione due momenti che lo riguardano:
1) Era il tempo in cui Leoluca Orlando avvelenava i sentimenti del “Coordinamento Antimafia” – di cui chi scrive era componente del direttivo politico - contro Giovanni Falcone, additando l’Eroe degli onesti come quello che nascondeva le prove giudiziarie contro Lima ed Andreotti, quando conobbi Giacomo Conte che come una sorta di “antico carbonaro “ veniva nella nostra sede, sita in via Archimede a Palermo con un suo collega, tale Bulfamante (di questo leggerà più avanti (sic.) per incontrarsi con noi del direttivo politico e con il Presidente Carmine Mancuso e con l’effettiva madre-padrona dell’Associazione in oggetto, Angela Lo Canto.
Di Giacomo Conte e del vostro collega magistrato Bulfamante non ricordo nemmeno una sola parola di stima in favore di Giovanni Falcone, anzi…
Di loro due ricordo invece un forte ed allusivo accanimento contro Giovanni Falcone ed a loro dire “la sua cerchia andreottiana” - (sic.), siamo nel settembre del 1989 - quando parlavamo con loro due dell’arrogante mafiosità di Fincantieri che utilizzava in funzione di garanzia militare i Galatolo.
Fù partendo da questi presupposti che il 2 novembre del 1989 organizzai la partecipata assemblea sciopero contro la presenza criminale nello stabilimento navale di Palermo… ma non finisce qui…
2) Ora, andiamo al Bulfamante, (sic.); questo suo collega che è ospite illuminante dei miei quaderni a futura memoria è il consapevole specialista in rozze omissioni poste in vergognosa attuazione – gennaio 1991 - nell’interesse di Fincantieri e di quella famiglia criminale che esattamente 18 mesi prima aveva predisposto il mancato attentato a Giovanni Falcone e 30 mesi dopo attuerà la strage di via d’Amelio per fare uscire di scena Paolo Borsellino e fare spazio alle più indegne e vergognose omissioni che la storia del nostro Paese possa ricordare; quelle di Vittorio Teresi!
Stiamo parlando di quello stesso - Bulfamante - che in combutta con Giacomo Conte attribuiva le colpe delle “inefficienze” della Procura a Giovanni Falcone ed insieme alludevano al fatto che in buona sostanza “quel mancato attentato” - eseguito dai Galatolo gli stessi servi criminali utilizzati da Fincantieri - all’Addaura era in effetti un favore dei servizi segreti al nostro Eroe.
Oggi, Grazie a Dio, sò cos’è l’inferno; se questi sono i suoi amici, mi dispiace per lei…
Come ho più volte gridato in tutti questi anni non m’arrenderò mai alla speranza di fare emergere l’inoppugnabile movente che necessitò della urgente strage di via D’Amelio, dove non c'è il passaggio casuale d’un fatto che si determina in una frazione temporale ma una indegna verità che partendo dal 30 aprile 1982 – Pio La Torre – si lega inesorabilmente alla mia vita, fino a farla diventare una forza incorrotta, che agisce ad ogni costo nel solo interesse dei valori della verità traditi dalla MAFIA CHE HA “IL VOLTO DELLE ISTITUZIONI”.
Ora, se lei, così come mi piace ancora sperare, è quello che fino alla metà dell’anno 2008 godeva della mia stima, deve smentirmi pubblicamente o, in difesa dei suoi colleghi qui citati, portarmi dentro un’aula del Tribunale di Caltanissetta, dove andrei serenamente non perché ho la certezza di trovarvi un Giudice ma perché le mie ragioni non temono le ragioni di chi non vive di luce e verità.
Gioacchino Basile






1 commenti:
purtroppo è ed esistitera x sempre il rapporto mafia e politica pm e potere c'è chi con moderazione chi con eccesso in proporzione all'integrità morale del colletto bianco
si vergognino i pm e la giustizia italiana
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