● YARA: E' CACCIA AL MOSTRO A BREMBATE E IN TVOra il bestiale assassino potrebbe cercare la definitiva liberazione, vorrebbe porre fine per sempre alla vicenda, in un modo o nell’altro: 1) disfacendosi del cadavere della bambina e ‘uscendo’ per sempre dal caso; 2) permettendo agli inquirenti di arrivare a lui. Il primo caso sarebbe il più beffardo per noi e il più fortunato per lui, il secondo sarebbe il peggiore per lui ma messo nel conto. Come costruirsi malignamente un qualcosa di tecnicamente idoneo a giustificare una riduzione di pena, sempre meglio di niente
28/02/2011 – La tv, cattiva maestra? Buona, cattiva o maledetta che sia, la tv sembra essere uno dei principali protagonisti di questa triste e crudele storia di Yara Gambirasio e il suo ritrovamento appare come il frutto di una emulazione: il caso Sarah Scazzi riprodotto - forse - per emulazione dall’assassino, con l’obiettivo recondito o disperato di consegnarsi alla giustizia o sfidarla?
Il ritrovamento del corpo potrebbe essere una ‘evoluzione’ del caso di Sarah Scazzi, avere un senso risolutore, e la sim card e la ricarica di cellulare trovate addosso alla piccola vittima non possono ricordare altro che il caso di Sarah e quanto messo in atto da Michele Misseri, probabilmente stanco e pentito di quanto di crudele e animalesco commesso, a modo suo desideroso di uscire dalla bugia, dal suo nascondiglio interiore, dallo scempio di falsità e complicità.
Ecco cosa potrebbe nascondersi dietro questo ritrovamento: la presa di coscienza del misfatto da parte dell’orco, che potrebbe avere riprodotto il ‘modello Misseri’ per porre fine, in un modo o nell’altro, a questa storia schifosa e tanto pregnante di bestialità e umana cattiveria.
Un gesto perverso e malizioso, quanto può esserlo un individuo capace di macchiarsi dei più bassi misfatti ed ora disposto ad ‘offrire’ all’opinione pubblica e agli inquirenti gli 'strumenti' per risolvere il caso, il rompicapo investigativo e giudiziario.
E lo farebbe così, con spirito di emulazione e senza una reale volontà di consegnarsi, forse senza convinzione né coraggio, forse senza esserne pienamente convinto, forse senza neppure sperarlo, né desiderarlo.
Come metterete in atto un comportamento ibrido, tra colui che getta perfino le basi per uno sconto di pena (nella peggiore delle ipotesi, quella di essere scoperto), facendo trovare il corpo, a differenza di Michele Misseri che lo ha indicato soltanto in un secondo tempo, dopo che la mossa n. 1, vale a dire dopo avere fatto ritrovare la sim card; dopo avere dato le sue prime indicazioni, dopo i primi ‘frutti’ investigativi.
Così questo animalaccio, facendo ritrovare il corpo e gli oggetti lasciati addosso alla bambina, a cominciare dalla sim card, ha scelto la strada già percorsa da Michele Misseri. Ma di Misseri ha voluto ‘correggere’ alcuni 'imperdonabili' errori, a partire dal telefono (o forse dai telefoni, comprendendo pure il suo telefono personale), affinché la tracciatura dei segnali non conducesse gli inquirenti dritti a casa sua o sul luogo del delitto, o nel luogo in cui è stato tenuto nascosto il corpo della piccola Yara.
Ora il bestiale assassino, 'consegnando' il corpo di Yara, potrebbe cercare la definitiva liberazione, tentare di porre fine per sempre alla vicenda, in un modo o nell’altro: 1) disfacendosi del cadavere della bambina e tentando di ‘uscire’ per sempre dal caso; 2) permettendo agli inquirenti di arrivare a lui.
Il primo caso sarebbe il più beffardo per noi e il più fortunato per lui, il secondo sarebbe il peggiore per lui ma comunque calcolato, vale a dire messo nel conto: resterebbe - infatti - la possibilità che nel gesto di far trovare il corpo e gli oggetti, la 'tecnica' giudiziaria possa prevedere delle attenuanti… Come costruirsi malignamente un’”etica”, un qualcosa di 'tecnicamente' idoneo a giustificare una riduzione di pena, un qualcosa che per un assassino di simile fatta è sempre meglio di niente.
Nebrodi e dintorni

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