Il risarcimento del danno causato alle parti civili (tra questi centinaia di risparmiatori che avevano investito in titoli o obbligazioni del gruppo di Collecchio) sarà determinato da un giudizio civile che vedrà tra i responsabili l'istituto Unicredit e Banca di Roma in solido con gli imputati giudicati in primo grado dal Tribunale di Parma.
LA VICENDA. Al centro del processo penale di Parma c'era l’affare Ciappazzi (azienda di Terme Vigliatore, in provincia di Messina, ndr), combinato secondo l’accusa tra il gruppo Ciarrapico e la Parmalat di Calisto Tanzi su pressione illecita di Cesare Geronzi che, all’epoca dei fatti (era il 2002), era il numero uno del gruppo bancario romano. Stando all’accusa, Tanzi avrebbe acquistato la società di acque minerali siciliane che versava in uno stato di completo sfacelo, ad un prezzo gonfiato al solo scopo di ottenere dal gruppo Capitalia un finanziamento da 50 milioni di euro che sarebbe servito a tenere a galla il settore turismo della Parmalat. La banca, dal canto suo, avrebbe consentito al gruppo Ciarrapico di incamerare i soldi della vendita e di conseguenza far rientrare in Banca di Roma (poi Capitalia) i fondi di un finanziamento concesso anni prima. I difensori di Geronzi hanno sempre negato tutti gli addebiti.
Le altre condanne hanno riguardato i manager di Capitalia Riccardo Tristano, tre anni e quattro mesi, e Luigi Giove, tre anni.
LE RICHIESTE DEL PM. In luglio il pm Picciotti aveva chiesto una condanna a 7 anni per Geronzi, accusato di bancarotta fraudolenta e usura aggravata. Per Arpe, ex "ragazzo prodigio" di Capitalia, erano stati chiesti 2 anni e 6 mesi. Secondo la difesa, Geronzi era estraneo ai fatti perché in quanto presidente di Capitalia non aveva responsabilità dirette sulle operazioni al centro del processo. Geronzi e Arpe non erano in aula.
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Fonte: Gazzetta di Parma (diritti riservati)
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