A vent'anni di distanza dalle stragi del 1992 in cui morirono i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, c'e' ancora il ''fondato sospetto che il sistema economico siciliano, con particolare riguardo al settore degli appalti pubblici, sia stabilmente sotto il controllo della mafia''. E' l'allarme lanciato dal procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo, durante la prima lezione di un ciclo
di cinque seminari organizzato dalla fondazione Falcone, insieme all'Ateneo di Palermo e Confindustria Sicilia. Un'iniziativa pensata nel segno della memoria che culminera' nella lezione conclusiva del 10 maggio, presenti il procuratore Piero Grasso e il presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello, pochi giorni prima del tradizionale corteo del 23 maggio. L'allarme lanciato dal Procuratore di Palermo coincide con gli appelli alla ribellione rivolti agli imprenditori siciliani dallo stesso Lo Bello e da Antonello Montante, altro leader di Confindustria.
''Non c'e' nessun'altra organizzazione criminale cosi' vicina, al punto da avere un abbraccio quasi soffocante con lo Stato - ha spiegato Messineo - il momento e' positivo come contrasto alla mafia militare, prima gli omicidi erano 100 in un solo anno, oggi sono uno o due nello stesso arco di tempo. Questo pero' non ci deve illudere, perche' e' aumentato di gran lunga il potere di infiltrazione economica. Abbiamo il fondato sospetto che tutto il sistema economico siciliano, con particolare riguardo al settore degli appalti pubblici, sia stabilmente sotto il controllo della mafia''.
Gioacchino Natoli presidente del tribunale di Marsala, uno dei componenti dell'allora ufficio istruzione diretto da Antonino Caponnetto, ha tracciato la storia del pool antimafia insieme a Giuseppe Ayala, pubblico ministero del primo maxiprocesso a Cosa nostra. L'ex Pm ha ricordato i 'numeri' di quell'appuntamento storico nella lotta a Cosa Nostra. ''Come l'ordinanza di conclusione che supero' il milione di pagine; 660 mila pagine erano quelle dibattimentali; 2.600 gli anni di galera comminati con sentenze confermate in Cassazione. Nulla, da quel momento, pote' tornare come prima. Eppure, all'indomani di quella sentenza, lo Stato fermo' se stesso''. La 'lezione' e' stata un lungo excursus nella storia di quegli anni: dalla stagione dei veleni che osteggio' il pool fuori e dentro il Palazzo di Giustizia, alle intuizioni di Falcone, con un metodo esportato negli Usa e con risultati eccezionali come il pentimento di Buscetta, fino alla mancata nomina dello stesso Falcone alla guida dell'ufficio Istruzione.
''Una scelta sciagurata, un clamoroso errore di valutazione del Csm - ha sottolineato Ayala - dovuto a logiche di potere interne che non avevano un legame con la mafia ma coincidevano con le sue esigenze''. Per il vicepresidente della fondazione Falcone, il procuratore di Termini Imerese Alfredo Morvillo, c'e' un problema di inerzia e di convenienza: ''Quando si tratta di dire che la mafia fa schifo, c'e' un esercito di palermitani pronti a mettersi in mostra per affermarlo, ma quando si tratta di fare scelte concrete, di non intrattenere rapporti compromettenti, allora si sceglie di non pagare questo prezzo e si continua ad adulare soggetti discussi''. Su questo punto Ayala ha puntualizzato: ''prima di chiedere al governo cosa fare contro la mafia, occorre interrogarsi come cittadini.
Da 30 anni si dice che i partiti devono fare pulizia al loro interno, ma ancora abbiamo gente collusa con la mafia che siede nelle assemblee elettive. Finche' questo non diventa intollerabile per ogni cittadino, poco sara' cambiato''. (ANSA)
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Foto Nebrodi e Dintorni

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