Salute della donna. A Palermo la prima clinica dedicata alla salute femminile, dalla vulvodinia, all’endometriosi, ai disturbi della menopausa

A Palermo apre Weda: la prima clinica dedicata alla salute femminile. Dalla vulvodinia, all’endometriosi, passando per il dolore pelvico cronico e i disturbi legati alla menopausa: un team di esperti che lavora in modo coordinato per una risposta concreta sulla salute della donna. Palermo, 8 giugno 2026 – Apre a Palermo Weda , il primo ecosistema sanitario italiano dedicato alla salute femminile che integra prevenzione, diagnosi e cura in un unico percorso strutturato. Con l’apertura della nuova sede, in via Tommaso Gargallo, 49, la città accoglie un centro specializzato pensato per offrire alle donne un punto di riferimento clinico dedicato, con un modello di presa in carico innovativo e interdisciplinare. La salute femminile rappresenta ancora oggi una delle grandi sfide dei sistemi sanitari contemporanei. Nonostante i progressi della medicina, molte donne continuano a confrontarsi con diagnosi tardive, percorsi di cura frammentati e una scarsa integrazione tra specialisti. Pato...

PIRAINO: UN SALUTO A IGNAZIO NATOLI, "L'UOMO CHE SAPEVA AGGIUSTARE LE COSE"

Piraino (Me), 24/06/2012 - Sull'assurda morte dell'assessore comunale di Piraino, Ignazio Natoli di 43 anni, avvenuta mentre lavorava alla sostituzione di un trasformatore di corrente all'esterno di un villaggio turistico di Calanovella, per cause ancora in corso di accertamento, pubblichiamo la lettera del cugino Alessandro. Una lettera tenera e toccante, come commenta Giuseppe Caputo, che scrive: "Alessandro ho letto il tuo commento e devo dire che è bellissimo, anzi mi sono permesso di farlo leggere ai tanti amici che conoscevano Ignazio. Bello veramente...
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Questa la lettera pubblicata su Nebrodi e Dintorni dal cugino Alessandro:

Sono rimasto atterrito alla notizia che Ignazio fosse morto. All’inizio mi ha preso lo sgomento come credo sia normale quando scompare all’improvviso un parente molto vicino ancor di più se lo scomparso è molto giovane e lo si è visto per l’ultima volta neanche qualche settimana fa proprio all’indomani della vittoria del suo schieramento politico e a ridosso della sua nomina ad assessore. Mentre cerco di farmi una ragione dell’accaduto, continuo a chiedermi incessantemente perché un uomo muore mentre lavora, cioè perché muore mentre si prodiga con tutta la sua intelligenza e la sua volontà a svolgere un’attività che rappresenta di per sé la celebrazione quotidiana della vita stessa: “si lavora per vivere”, si dice, e per dare vita agli altri. Lavoro e vita mi suonano più che mai come una contraddizione in termini, un ossimoro beffardo. Ma questa forse è una questione troppo filosofica o troppo politica se volete. Adesso mi preme accennare al mio ricordo di Ignazio come persona.

Per tante contingenze non abbiamo avuto modo di frequentarci spesso, ma questo non ci ha mai impedito di riconoscere quel legame reciproco (legame di sangue, qualcuno lo chiamerebbe) che si rinnova, e si rigenera ogni giorno anche se le distanze e le circostanze ci impediscono di essere vicini fisicamente. L’ultima volta che sono andato a salutarlo durante una delle mie rare visite ai parenti ci siamo soffermati insieme alla moglie Lara sui programmi possibili e sulle iniziative plausibili che avrebbero potuto favorire lo sviluppo economico e turistico di Piraino: Ignazio amava molto la sua terra e non dubito che sia stata proprio questa passione oltre che un senso civico non comune a spingerlo ad entrare nella politica attiva o di “palazzo”, come si dice oggi. Di sicuro avrebbe potuto produrre ancora tanto di utile in questo campo così difficile e tortuoso per certi versi. Qualche anno fa un po’ scherzando gli dissi “tu sei quello che aggiusta le cose”. Credo che la definizione gli abbia fatto piacere perché sorridendo aggiunse che tutto sommato era vero perché “sapeva sempre dove mettere le mani”. Dotato di una intelligenza pratica non comune e di una passione e un talento innato oserei dire per la tecnica e i meccanismi in genere: non c’era dispositivo meccanico, impianto idraulico o congegno elettrico che non riuscisse a far funzionare.

Una dote straordinaria, quindi, affinata in anni di formazione e di pratica nel settore che lo hanno portato alla fine a mettere su un’azienda di grande spessore professionale e umano, si potrebbe dire perché i suoi collaboratori sono sempre stati soprattutto amici prima ancora che colleghi. In pochi anni è riuscito a mettere su una realtà economica di grande rilevanza e non solo per la zona di più stretta appartenenza anagrafica, per così dire. Sono convinto che avrebbe potuto “mettere mano” persino ad una centrale nucleare in avaria se solo lo avesse voluto sicuro che avrebbe riparato qualsiasi guasto evitando così tutto il peggio immaginabile.
Il suo interesse per i motori e la sua abilità nella guida delle auto (che lo ha portato a cimentarsi anche nelle corse con un buon successo) credo che fossero presenti fin da piccolo: ricordo ancora quando cercava di insegnarmi pazientemente a guidare una specie di trattore giocattolo che conservava a San Biagio insieme a tutti i suoi giochi. Nonostante fosse più piccolo di me (e nonostante la nostra tenera età)era già un provetto pilota: in effetti devo ancora capire come riuscisse a “sgommare” con tanta perizia con un aggeggio di plastica e per di più a pedali.

Se è vero che hai avuto una vita breve Ignazio, è anche più vero che la tua è stata una vita intensa, vigorosa, e soprattutto incisiva, cioè significativa per tutte le persone che per qualche motivo sono venute in contatto con te. Credo che il tuo passaggio su questo pianeta abbia lasciato e lascerà un segno. Per quanto ne so non si può chiedere di più all’esistenza.

Un saluto “all’uomo che sapeva aggiustare le cose”.

Il cugino Alessandro

Commenti

  1. Mi sono imbattuta per caso su questa pagina mentre cercavo informazioni sui luoghi più belli della Sicilia dove passare le vacanze estive insieme alla mia famiglia. Ho letto così di Ignazio e della sua tragica scomparsa. Non conosco ovviamente questa persona, ma mi ha impressionato comunque la lettera del cugino Alessandro che ho trovato a dir poco commovente per la leggerezza con cui descrive il congiunto. un profondo affetto doveva legarli. Anche se non lo conoscevo spero di non offendere i parenti più intimi se mi permetto di chiamarlo per nome. Sento che Ignazio doveva essere una bella persona se ha lasciato un così grande ricordo in chi lo ha conosciuto. Di sicuro deve avere una bella famiglia. Anche se sono una perfetta estranea vorrei unirmi anch'io come il cugino Alessandro nel saluto "all'uomo che sapeva aggiustare le cose".
    Adelina

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