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CEFALÙ: RAPINE IN VILLA 'PORTA A PORTA', 9 ARRESTI SULLE MADONIE

Cefalù (Palermo), 17/07/2012 - Un'estetista "porta a porta" era la preziosa fonte di informazione che aveva la banda scoperta questa mattina dai poliziotti del commissariato di Cefalù (Palermo). Nove persone sono state arrestate, sei in carcere e tre ai domiciliari, perché responsabili di furti in appartamenti e ville.
Nel corso dell'operazione ''Moonlight'', in preparazione da qualche mese, sono stati sequestrati molti oggetti preziosi e perfino armi. Da tempo i componenti della banda erano stati individuati e tenuti sotto osservazione con intercettazioni telefoniche.
Il gruppo era composto da elementi dei comuni palermitani di Castelbuono, di Altavilla Milicia, di Bompietro e di Randazzo (Catania).

La figura centrale della banda era costituita dal titolare di un negozio di ricambi per moto di Castelbuono. La sua compagna, estetista, con il suo lavoro ''porta a porta'' raccoglieva e passava agli altri componenti della banda notizie sulle abitudini dei padroni delle case prese di mira. Era lei a fare da ''apripista'' ai rapinatori.

In uno dei colpi messi a segno, la banda era riuscita a rubare un arsenale di fucili regolarmente detenuti. Le armi erano state nascoste e sono state ora recuperate. I preziosi sottratti negli appartamenti venivano poi fusi e smerciati con la complicità del titolare di un negozio di ''compro oro'' di Petralia Sottana.
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Con l’operazione “Moonlight”, stanotte, i poliziotti del Commissariato P.S. “Cefalù”, guidati dal dr. Manfredi Borsellino, hanno disarticolato una banda di malviventi specializzata in furti in appartamenti e ville della cittadina normanna e dei comuni limitrofi.
Gli agenti hanno così eseguito provvedimenti restrittivi in carcere per 6 soggetti e provvedimenti restrittivi domiciliari per altri tre componenti della banda, così come disposto dal G.I.P. del Tribunale di Termini Imerese, d.ssa Angela Lo Piparo, su richiesta del P.M., dr. Giacomo Urbano.

Contestualmente agli arresti di stanotte e già nel corso delle indagini durate svariati mesi, i poliziotti hanno effettuato numerose perquisizioni che hanno portato al sequestro di una ingente quantità di preziosi trafugati dalla banda.

Che il fenomeno criminale legato alle scorrerie della banda avesse ormai oltrepassato abbondantemente la soglia di guardia è testimoniato dal particolare che gli arrestati dovranno rispondere, a vario titolo ed in concorso tra loro, dei delitti di furto aggravato, di armi e munizionamenti, ricettazione e danneggiamenti, incendi, atti intimidatori e violenze.
L’operazione nasce alla fine del 2011 a seguito di un incendio occorso ad un edicola nel comune di Cefalù cui, successivamente, seguì una rapina violenta in danno della titolare di un esercizio di vendita di prodotti ortofrutticoli ridotta in fin di vita all’interno della sua abitazione (dove era notorio custodisse i suoi risparmi).

Gli arresti sono stati operati nei comuni di Castelbuono, Altavilla Milicia, Bompietro ed in quello di Randazzo, in provincia di Catania, in quest’ultimo centro con la collaborazione del personale del Commissariato di P.S. “Adrano”.
Il nucleo centrale dell’organizzazione è rappresentato dal titolare di un esercizio di ricambi per moto di Castelbuono e da due sodali.
Il gruppo si avvaleva delle preziose informazioni carpite dalla compagna del titolare del “ricambi per moto”.

La donna, di professione estetista dai modi particolarmente affabili, grazie al suo lavoro “porta a porta” riusciva ad attingere notizie cruciali circa abitudine nonché lunghi o brevi allontanamenti che fossero di interi nuclei familiari dai loro domicili, così da far da “apripista” ai componenti del gruppo che avrebbero materialmente compiuto le scorrerie.
Il gruppo di malviventi si connotava di una estrema spregiudicatezza tanto da non esitare a colpire appartamenti e ville di congiunti degli stessi componenti della banda.
I poliziotti del Commissariato di Cefalù, nel corso delle indagini, durate parecchi mesi, sono riusciti a recuperare parecchi preziosi trafugati nel corso dei furti in villa, nonché un vero e proprio arsenale di fucili rubato dal gruppo criminale durante un raid nell’appartamento di chi lo deteneva regolarmente.

I preziosi trafugati, grazie alla complicità di un “compro oro” di Petralia Sottana, venivano fusi in oro e facilmente smerciati così da ottenere utili che il gruppo si sarebbe diviso per finanziare nuovi assalti.

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