Caro voli in rima: "Se in Sicilia vuoi tornare 800 euro devi pagare"

Festività in Sicilia è ormai sinonimo di caro voli. Anche quest’anno, tornare a casa per Pasqua sarà proibitivo per tantissimi emigrati. Da una rilevazione di Federconsumatori Sicilia, aggiornata al 18 marzo 2026, emerge il seguente quadro se si sceglie di partire il 2 o 3 aprile e tornare il 7: un volo di andata e ritorno con Ryanair da Milano verso Catania costa 407,39 €; per viaggiare da Torino 431,98€. Non migliora la situazione per chi ha necessità di atterrare all’aeroporto di Palermo: il volo costa 352,64 € da Bergamo e 410,15 euro da Verona €. Peggiora la situazione se si sceglie di volare con Ita Airways: 470,5 euro per un volo Milano-Palermo, 540,88 per la tratta Bologna Catania. 19 mar 2026 - Il fenomeno del caro voli, ormai strutturale nei periodi di alta domanda come le festività, continua a colpire in modo particolare la Sicilia, dove la mobilità dipende quasi esclusivamente dal trasporto aereo. La combinazione tra domanda concentrata in pochi giorni, offerta lim...

La fontanella e l'Unità d'Italia di Pietro Ancona

13/02/2010 - Il volenteroso discorso del Presidente Napolitano, vibrante di accorati richiami all'unità nazionale, al sentimento che dovrebbe accumulare tutti gli italiani, rischia di essere anacronistico, fuori tempo massimo. I processi di disgregazione sono in fase molto avanzata ed alcuni di essi sono giunti al punto di non ritorno. Cominciamo dal razzismo. Praticato per anni contro i meridionali (in questo locale non entrano terroni e cani) ora si rivolge contro gli immigrati ed in particolare contro i musulmani. Non è vero che il disprezzo per i diversi, per gli stranieri, rafforza il senso di unità e di coesione per diversi motivi e tra questi il fatto che non tutti condividiamo la xenofobia e questa viene praticata da persone che la sfruttano per deprezzare la dignità e concedere meno salario e meno diritti.
Il fatto che leggi dello Stato incentivino l'odio razziale e criminalizzano intere comunità come quella dei rom e dei sinti non aiuta la crescita di un sentimento di unità nazionale che, per essere tale, deve essere basato su valori universali e riconosciuti da tutti. Uno Stato che legifera perchè teme o vuole sfruttare gli stranieri non è espressione di una nazione coesa, solidale.
Ma l'attacco maggiore all'unità d'Italia non viene dalla propaganda nordista o dai tentativi di creare la cosidetta Padania. Viene dalla ideologia liberista che da trenta anni imperversa e sfascia quanto incontra sulla sua strada. L'Italia dell'interclassismo democristiano e dei centro-sinistra di Nenni, Spadolini, Fanfani, era certamente più unita dell'Italia di oggi che sembra prossima al tracollo. La fontanella che dissetava i passanti o abbeverava le capre nei sentieri di campagna con un filo di acqua sempre fluente presto non esisterà più dal momento che l'acqua verrà privatizzata e chi vorrà averne dovrà pagarsela e lasciare un profitto a coloro che se ne sono impossessati sia pur legalmente.
La demolizione delle tre braccia fondamentali della sanità, delle pensioni e delle scuole infligge colpi pesantissimi e divide il Paese. Una popolazione si riconosce nella sua scuola, nel suo ospedale e nei suoi servizi comuni, nelle pensioni che non rinfaccia ogni giorno ai vecchi come succede in questo disgraziato e corrotto Paese. Se la scuola, la sanità, le pensioni vengono sfasciati in una logica che chi ha i i mezzi per procurarsela va avanti e gli altri regrediscono quale sentimento unitario può scaturirne? Grande fattore di unificazione del popolo italiano è stato il servizio di leva anche se alla sua origine fu causa non secondaria di una spaventosa guerra civile tra nord e sud. Il servizio di leva che portò tantissimi giovani ad uscire dalle loro città e conoscerne altre è stato sostituito da un servizio di professionisti delle armi che per giunta avrà presto un Ministero della Guerra spa. Una cosa incredibile, grottesca, scimmiottata dagli USA dove le multinazionali sono lo Stato ed il Pentagono è loro creatura. La regionalizzazione del servizio sanitario nazionale è stata una terribile disgrazia dal momento che ha creato le condizioni di gravi diseguaglianze che presto saranno acuite dalla infornata di leggi che si attendono sul federalismo. Si è tanto parlato male delle pensioni di invalidità ed ora si dipingono coloro che ne fruiscono come dei parassiti. Ma negli anni cinquanta milioni di vecchi contadini artigiani e lavoratori che avevano lavorato per cinquanta anni si trovarono senza le "marche" necessarie per avere la pensione di vecchiaia. Avevano lavorato per le loro famiglie ed il loro paese ma nessuno si era preoccupato per la loro vecchiaia. Una legge dello Stato introdusse il criterio "socioeconomico" nella concessione della pensione e questo fece si che qualche milione di persone ebbe una pensioncina con la quale poter comprare da mangiare. E' stata una legge che ha fatto del bene all'Italia evitando di costringere gli anziani a mendicare o gravare sui figli. Oggi le pensioni pubbliche tendono a scomparire e sono sottoposte ad un attacco incessante da parte di una generazione di politici e di economisti che predicano l'asocialità.
Il lavoro stesso non ha più la grande forza di coesione di una volta. Oggi i politici e gli imprenditori tendono a mettere i lavoratori uno contro l'altro. L'applicazione distorta ed arbitraria della cosidetta "meritocrazia" scava fossati tra la gente e la fa guardare in cagnesco come in quel famoso film con Jack Lemmon.
L'ideologia liberista imperante e propagandata da massmedia che martellano incessantemente i suoi principi su una popolazione che degrada verso la semplice e casuale agglomerazione di individui ognuno preoccupato per la sua sopravvivenza è del tutto estranea a quei sentimenti che Napolitano vorrebbe far rivivere.
Uno Stato è tale ed è Nazione se non viene rappresentato dalla volgare folla di panfili di lusso che si raccolgono sotto Villa certosa e dagli operai stiliti che affollano i tetti italiani come le antenne televisive. Uno Stato è Nazione se fa come Fanfani un programmma di case popolari da affidare grutuitamente ai poveri e lo realizza, se realizza lo Statuto dei Diritti dei Lavoratori, se provvede ai suoi vecchi senza mezzi. Ma se viviamo in un paese che pratica la filosofica "ognuno per sè e Dio per tutti" perchè dovremmo amarlo, essere nazionalisti, emozionarci con l'Inno di Mameli?
Pietro Ancona
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