Ospedale Fogliani di Milazzo: Blocco contemporaneo di tutti gli ascensori, vicenda gravissima

Ospedale Fogliani di Milazzo, Sciotto: "Blocco contemporaneo di tutti gli ascensori, vicenda gravissima. Presentata interrogazione al Governo regionale" 9 giu 2026 -    "Quanto accaduto all'Ospedale 'Giuseppe Fogliani' di Milazzo impone un immediato chiarimento da parte del Governo regionale e dell'Assessorato alla Salute. Per questo motivo ho presentato un'interrogazione parlamentare chiedendo di accertare i fatti e di verificare eventuali responsabilità." Lo dichiara il deputato regionale di Sud Chiama Nord, Matteo Sciotto, intervenendo sulla vicenda che avrebbe visto il contemporaneo blocco di tutti gli ascensori del presidio ospedaliero mamertino, con pesanti ripercussioni sull'attività assistenziale. ”Le notizie emerse nelle scorse ore destano forte preoccupazione. Se confermate, ci troveremmo di fronte a una situazione inaccettabile per una struttura sanitaria che deve garantire in ogni momento efficienza, sicurezza e tempestività negli...

Viaggio a Cassiopea, la costellazione dei rifiuti

07/03/2010 - di Pietro Salvato

Come Gomorra anche Cassiopea è una triste metafora dei nostri tempi. E’ stato il nome dato alla prima grande inchiesta sulle eco-mafie. Quasi un centinaio d’imputati accusati di gravi reati contro l’ambiente. Dopo anni di ritardi e rinvii oggi, oramai, incombe la prescrizione.
Il mito vuole che Cassiopea, madre di Andromeda e moglie di Cefeo, fosse tanto bella quanto vanitosa. Regina e moglie del re d’Etiopia, ebbe la presunzione di definirsi molto più bella delle splendide Nereidi, le cinque ninfe del mare. Le Nereidi chiesero a Poseidone (Dio degli abissi) di punire la sua superbia. Poseidone le accontentò, mandando il mostro Cetus a devastare l’Etiopia. Come ulteriore punizione, Cassiopea fu condannata a girare per sempre intorno al polo celeste, trovandosi così a volte a testa in giù, in una posizione poco dignitosa. Da qui l’omonima costellazione che è, dopo l’Orsa maggiore, quella più facilmente riconoscibile dell’emisfero settentrionale.


ADELANTE, CON “SUDICIO”? – Un mito dall’esito infelice come si vede, a cui evidentemente i magistrati del tribunale di Santa Maria Capua Vetere (vicino Caserta), che hanno istruito l’omonima inchiesta sulle eco-mafie, devono aver prestato, magari solo per scaramanzia, davvero poca attenzione. Sta di fatto, però, che dopo anni d’inchieste, verifiche, esami, riformulazione dei capi d’accusa, interrogatori e soprattutto rinvii dell’udienza preliminare, oggi il rischio che il manto assai poco consolatorio (se non per colpevoli) della prescrizione giunga a coprire crimini e misfatti perpetuati in tutti questi anni ai danni dell’ambiente e della popolazione, è più che concreto. Infatti, tra conflitti di attribuzioni e di competenze dell’accusa da una parte, meline e tecniche dilatorie delle difese dall’altra, sta per risolversi in un “nulla di fatto” l’inchiesta contro le eco-mafie, la prima nel suo genere, cominciata ormai nel lontano 2001.

SIGNORI SI PARTE - Cassiopea, sin dalla sua istituzione, fece scalpore. Paginate di giornali e reportage delle tv dedicate finalmente ad un fenomeno che in molti già conoscevano ma che in tanti altri si erano guardati bene, fino ad allora, dal denunciare. A Cassiopea, alle inquietanti rivelazioni dei suoi atti d’indagine, fece esplicitamente riferimento Roberto Saviano nel suo romanzo, Gomorra. Sono passati ormai 7 anni dal giorno in cui il Pubblico ministero, Donato Ceglie ha chiesto il rinvio a giudizio per ben 98 imputati. Tra questi, in particolare, assumono rilievo le figure di Luigi Cardiello, imprenditore salernitano trapiantato in Versilia, arrestato poi nell’ambito dell’inchiesta “Re Mida” condotta dalla Procura di Napoli; il lombardo Massimiliano Toninelli e il viareggino Stefano Rosi. I capi d’imputazione andavano dall’associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale alla realizzazione e gestione di discariche abusive, dal getto pericoloso di cose alla truffa continuata e all’abuso d’ufficio. Per la procura della Repubblica casertana, gli imputati avrebbero concorso a sversare tra il 1999 e il 2000 più di un milione di tonnellate di rifiuti tossici e nocivi, nelle province di Napoli e di Caserta, in particolare. I rifiuti venivano trasportati in grossi fusti caricati a bordo di autocarri che provenivano dal Nord Italia. I fusti contenevano per lo più polveri residuate dall’abbattimento dei fumi delle industrie siderurgiche e metallurgiche del settentrione; ceneri residue da combustione, oli minerali, lubrificanti per macchine, vernici di scarto, solventi, fanghi di depurazione delle acque provenienti da stabilimenti di industrie chimiche e pericolosi acidi. Questi contenitori, una volta giunti a destinazione, sono stati poi seppelliti nelle campagne circostanti, spesso vicino a campi coltivati, o sopra faglie idriche oppure nelle cave abbandonate della zona.

DI RINVIO, IN RINVIO – L’udienza preliminare, invece, è slittata di volta in volta alle “calende greche”. Ora per una difficoltà, ora per un impedimento più o meno legittimo, le udienze si sono aperte e chiuse in un batter d’occhio. La stessa stampa ha cominciato a seguire con sempre minor interesse le sorti di questo processo. Peggio ancora è andata poi con la distratta opinione pubblica, locale e nazionale. I motivi di questi rinvii? Come detto vari: spesso formalismi e pignolerie burocratiche, incomprensibili ai più. Per esempio come quando nel aprile 2005, a conclusione dell’udienza preliminare, il Gup si dichiarò incompetente a decidere e trasmise così gli atti al vicino Tribunale di Napoli. Dopo due anni, gli stessi atti, furono nuovamente inviati a Santa Maria Capua Vetere, poiché le toghe napoletane si dissero a loro volta incompetenti territorialmente. Passò ancora un anno – siamo nel 2008 – per far fissare di nuovo l’udienza preliminare. Manco a dirlo, fu un altro “buco nell’acqua”. Furono omesse o fatte in modo difettoso le notifiche alle difese. Passarono, così, ancora altri sei mesi e la storia, oramai diventata nel frattempo tragicomica, si ripeté ancora. Una ventina di notifiche agli imputati non furono consegnate nei termini o non furono compilate correttamente. Così i reati meno gravi cominciarono a cadere, uno ad uno. Inesorabilmente, la prescrizione ha già cancellato le ipotesi di reato per truffa ed abuso d’ufficio. Analoga sorte è già scattata per il reato di getto pericoloso di cose e per quello di realizzazione e gestione di discariche abusive. Adesso, restano in campo solo i reati più gravi: quelli associativi, finalizzati alla delinquenza e al disastro ambientale, tuttavia non per molto tempo ancora.

SCUSATE, LO STATO HA SCHERZATO – Legambiente c’è andata giù dura. “Quel che avevamo già denunciato tre anni fa si sta puntualmente verificando”, ha dichiarato l’avvocato Maurizio Montalto che rappresenta l’associazione ambientalista in giudizio come parte civile. Stesso refrain da parte di Pino d’Ardo, il legale del Comune di Napoli, anch’esso parte civile che sostiene: “Dietro questa inchiesta ci sono due anni d’intercettazioni ambientali, di verifiche del Noe e della Finanza, di appostamenti che finiranno nel nulla”. Il Pm Donato Ceglie ha invece sbottato: “Se non arriveremo al terzo grado di giudizio entro il 2013 il processo sarà cancellato con un colpo di spugna e cadranno così i reati più gravi”. Una triste previsione ormai più che concreta. Ceglie, del resto, fa quello che può. Deve seguire anche l’udienza preliminare per l’inchiesta denominata “Chernobyl” che riguarda una vicenda analoga sullo sversamento di fanghi tossici nei campi dell’alto casertano. Gli organici della Procura di Terra di lavoro sono quello che sono… i tagli hanno colpito duramente e non pochi inquirenti ammettono, magari a mezza bocca, che manca pure “la volontà politica di portare a conclusione questo processo”. Purtroppo. per l’inchiesta Cassiopea così come per l’originale mito classico, sta per compiersi il suo triste destino. Il disonore.

Pietro Salvato

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