Divario digitale dal Mezzogiorno alla Sicilia, un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale

  DIVARIO DIGITALE: SICILIA INDIETRO ANTOCI APRE IL CASO A BRUXELLES. Antoci: “Senza interventi concreti, Sicilia e Mezzogiorno rischiano di restare indietro anche nell’istruzione digitale.” Strasburgo, 29 aprile 2026 – Il persistente divario digitale tra le regioni italiane, con particolare riferimento al Mezzogiorno e alla Sicilia, continua a rappresentare un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale, incidendo in modo diretto anche sul sistema scolastico e sulle opportunità delle nuove generazioni. Per questo l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Giuseppe Antoci ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea, chiedendo una valutazione aggiornata del fenomeno e misure concrete per ridurre le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle tecnologie digitali e all’istruzione. “Secondo i dati più recenti – dichiara Antoci – l’Italia è ancora lontana dagli obiettivi europei sulle competenze digitali di base. Una situazione che diventa ancora più critica nel...

CONTRO IL FASCISMO POLITICO E SOCIALE

12/06/2010 - L'atteggiamento gladiatorio di Merchionne che intima l'accettazione senza discutere delle sue proposte ai sindacati pena il trasferimento delle fabbriche in Serbia e Polonia e l'indurimento della azione del governo di destra che ha un programma, secondo dati pubblicati da Niki Vendola, di oltre ottanta miliardi di euro da spremere al lavoro dipendente ed allo Stato ha cancellato i pochi margini "riformisti" che
avevano consentivano una conclusione "moderata" del Congresso della CGIL ed una vittoria della cordata concertazionista di oltre l'ottanta per cento. La CGIL non può più continuare a litigare con la Fiom nè a minacciarne la normalizzazione. La CGIL è con le spalle al muro. O con i lavoratori o con Merchionne! E' costretta ad indire uno sciopero generale contro la volontà del PD che la spinge alla inerzia ed ad una opposizione puramente formale, finta.


Il padronato italiano ha cancellato ogni possibilità di soluzione "moderata". Le soluzioni sono drastiche. O accetti di ridurti in schiavitù o alzi il tiro e lotti per cambiare tutto, ma proprio tutto. Questo atteggiamento gladiatorio del padronato si colloca in una situazione politica di avvio allo autoritarismo fascista. Il governo reclama leggi liberticide sulla informazione e chiede la cancellazione dell'art.41 della Costituzione. L'Italia deve diventare una Marca di ricconi. Il ceto medio deve sparire.
Ricchi e ricchissimi da una parte e poveri e poverissimi dall'altra. Questo è l'obiettivo da realizzare indicato dal gruppo di Bildelberg. Niente più ceto medio e welfare. Il mondo occidentale deve regredire fino ai precordi dell'industrializzazione. L'americanizzazione dell'Europa è un obiettivo che si deve raggiungere in tempi ancora più brevi di quelli che si erano scelti.

L'alternativa che si pone alla CGIL è cruciale: o sta con la Fiom o con Bonanni ed Angeletti. Se sceglie Cisl ed UIL compie un ulteriore passo verso la sua deidentificazione e non è detto che non ne pagherebbe un prezzo pesantissimo. Alcuni maggiorenti del PD che spingono per una CGIL sempre più "ragionevole", sempre più disponibile verso il padronato e le controriforme sociali dovrebbero porsi il problema di che cosa sarà l'Italia senza un Sindacato che finora ha presidiato l'equilibrio sociale e politico contribuendo a farne una nazione civile.
Ma, come ebbe a dirmi una volta Luciano Lama, "non si può alzare la mano e lasciarla ricadere senza colpire". Le scelte non debbono restare a mezz'aria: vanno compiute fino in fondo. Se Merchionne minaccia di portarsi le fabbriche in Polonia e Serbia bisognerebbe rispondergli a muso duro che siamo in grado di organizzare una campagna di boicottaggio delle sue auto in Italia. Se le vada a vendere in Serbia! Si deve pretendere la riassunzione nelle scuole di tutto il personale allontanato dalla riforma Gelmini, l'abolizione della legge Biagi, l'integrità dello Statuto dei Lavoratori e dell'art.18, il salario minimo garantito europeo da valere anche in Serbia o Polonia dove si pagano salari di 400 euro mensili. La Unione Europea ha preteso l'esecuzione dei suoi diktat a tamburo battente sulla pensione delle donne. La CGIL dovrebbe proporre uno sciopero europeo per l'imposizione di una base salariale unica. Anche gli interessi di centinaia di milioni di lavoratori debbono valere e contare qualcosa! L'Unione Europea non può consentire squilibri salariali che turbano la pace sociale.

Insomma, la CGIL deve rivedere le conclusioni del suo recente Congresso ed assumere la difesa reale dei diritti dei lavoratori e delle loro famiglie. Ha dentro di sè energie possenti che finora sono state imbrigliate e depresse. Allo sciopero già indetto bisognerebbe aggiungerne subito un altro di
48 ore contro il fascismo politico e sociale che incombe sull'Italia.
Pietro Ancona
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http://www.repubblica.it/economia/2010/06/12/news/marchionne_accordo-4779264/?ref=HRER2-1

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