Niscemi non è in cartografia geologica, una radiografia del territorio

Niscemi  non in cartografia geologica.   L’Italia ha una Cartografia Geologica moderna ferma al 50%.  La Carta è ferma perchè non ci sono mai coperture finanziarie stabili e continue. L’Italia è dotata di una vecchia Cartografia Geologica addirittura su scala da 1:100.000. Niscemi   non rientra in questa Cartografia Geologica che va completata. Dunque il 50% del territorio nazionale è ancora privo di una Cartografia Geologica Moderna. 30/01/2026 -  Rodolfo Carosi   – Docente Dipartimento Scienze della Terra – Università di Torino e Presidente della Società Geologica Italiana: " In Italia alcune delle zone critiche importanti non sono coperte dalla Cartografia Geologica alla scala  1:50.000, che è come la radiografia del corpo umano. Questo significa che queste aree non sono sufficientemente coperte da una conoscenza geologica approfondita. La Carta è ferma perchè non ci sono mai coperture finanziarie stabili e continue, permanenti ed annuali. L’It...

LATTERI (MPA): IL PD SICILIANO NON SA COSA VUOLE

Il parlamentare del Movimento per le Autonomie on. Ferdinando Latteri ha rilasciato oggi la seguente dichiarazione:
27/05/2011 - "Uno degli enigmi più misteriosi di questa fase della politica è costituito dalla situazione interna del PD siciliano. Un Partito di grande serietà, erede di tradizioni popolari radicate nella storia nazionale, è costretto a misurarsi, quotidianamente, con le tensioni derivanti dal fatto che una parte della minoranza uscita dalle urne ha deciso di allearsi con una parte della maggioranza per dar luogo ad una esperienza che trova pochi precedenti nella storia della politica.
Il lavorio è continuo: riunioni, assemblee, consultazioni popolari. Le decisioni univoche: rinvio delle scelte sulla base di valutazioni che hanno poco a che vedere con la politica.

Anche il PD, a suo modo e con un impegno che merita rispetto, affronta la grande crisi della politica del nostro tempo: la rottura dei meccanismi tradizionali di partecipazione alla formazione dell’indirizzo politico e l’incertezza nella loro sostituzione con nuovi meccanismi.
Una parte del Gruppo parlamentare all’ARS e del Partito si intesta una linea che confligge istituzionalmente con il sistema elettorale, con le scelte degli elettori, con la stessa concreta governabilità e riesce a tenere a galla un accordo che nessuno sa se la base del Partito (che pure è viva e molto più attiva di quella di altri partiti) vuole veramente. Il risultato è una grande confusione.

Tuttavia, la confusione, in certi ambiti, si chiama ‘alternativa’. Si sapeva già che il PD siciliano aveva al proprio interno ampie ispirazioni ‘alternative’: alternative agli indirizzi nazionali, alternative alle indicazioni del voto, alternative alla coerenza politica…
Adesso sperimentiamo anche la coesistenza di linee alternative nello stesso progetto.
Nella sua ansia di tenere tutto dentro e di non scegliere mai, il gruppo dirigente del Pd siciliano propone una grande alleanza allo stesso tempo con la Sel, l'Idv, l'Udc, il Mpa e il Fli.

E nello stesso momento chiede la continuazione dell'attuale esperienza di Governo regionale (magari sostituendo i tecnici con i politici) e il passaggio elettorale.
Credo sia noto che, da dirigente del Mpa, non ho mai condiviso la logica del ribaltamento delle maggioranze elettorali ed in più occasioni ho avuto modo di dichiararlo.

Ma allo stesso modo ritengo che il Pd debba decidere qual'è la sua posizione.
Vuole un demagogico referendum tra gli iscritti, oppure vuole sostenere lealmente il Governo regionale?
Vuole le elezioni, oppure vuole la continuazione dell'attuale Governo?
Vuole allearsi con il terzo polo, oppure vuole ritornare ad un alleanza con la sinistra populista?
La politica è fatta da decisioni.

Chi vuole la botte piena, la moglie ubriaca e l'uva nella vigna, non riuscirà ad avere nulla.
Il PD, in particolare qualche suo autorevole esponente, già noto per la facilità di indignarsi per molte cose, non riesce a trovare quel minimo di dignità per indignarsi davanti a proposte contemporanee e fra loro inconciliabili avanzate a volte dagli stessi dirigenti.

Scegliere la propria linea e proporla con chiarezza è una questione di rispetto nei confronti dei propri elettori, ma anche dei propri alleati.

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