Messina, 9 AGOSTO 2011 - Il movimento Mobilitiamo Messina, del quale fanno formalmente parte sindacati, associazioni, partiti, movimenti - ADIS, API, CGIL, CIRCOLI SOCIALISTI, COMITATO PENDOLARI STRETTO, CONFAPI, DIMENSIONE TASPORTI, FAST, FED. VERDI, FEDERCONSUMATORI, FILLEA-CGIL, FILT-CGIL, IDV, L’ALTRA CITTA’, LEGA SICILIANA
AUTONOMIE, LEGACOOP, MPLI, ORSA, ORSA TRASPORTI, PD, PRC, SEL, SUNIA, UGL, UGL TRASPORTI - nato contro la progressiva e insistente opera di dismissione e tagli di Fs dalla Sicilia e da Messina, pubblica il proprio Manifesto con obiettivi, scadenze e impegni e annuncia per il prossimo ottobre una grande mobilitazione provinciale.
Modificare il piano degli investimenti nazionale di Fs riportando risorse e impegni nel Mezzogiorno e nello specifico in provincia di Messina: una rete ferroviaria moderna e tecnologicamente avanzata ( completamento del raddoppio delle tratte Patti - Castelbuono e Giampilieri – Fiumefreddo) ; adeguamento progettuale della Messina - Palermo e della Messina – Catania; innovo e potenziamento della flotta navale pubblica per garantire il traghettamento ferroviario e assicurare pluralismo nel gommato; nuovo sistema di collegamento passeggeri intermodale nell’Area dello Stretto di Messina per i pendolari e i viaggiatori e i collegamenti tra stazioni ferroviarie, aeroporto e realtà urbane dell’area; ripristino dei treni a lunga percorrenza con particolare riguardo al servizio notte; -rinnovo delle vetuste carrozze ferroviarie utilizzate del mezzogiorno; ripristino del trasporto merci, nell’isola e da e per il continente; Politiche di sostegno alla conversione trasporto merci da gommato al sistema trasportistico su rotaia; presenziamento delle stazioni ferroviarie; Ripristino dell’offerta di trasporto ferroviaria e corrette politiche di commercializzazione delle prenotazioni e della fruibilità dei treni; e, in particolare alla Regione Sicilia, una Legge organica di settore sui Trasporti e la stipula del contratto di servizio con FS con un contestuale piano di investimenti. Queste le richieste nodali del Manifesto nel quale si sottolinea come il nuovo Piano industriale 2011 – 2015 di FS annunciato nei giorni scorsi prevede un impegno complessivo di 27 miliardi di euro di cui solo il 2% destinato alla Sicilia.
Ma oltre a Fs, nel manifesto si attaccano duramente non solo il Governo nazionale –che detiene il 100% delle azioni di Fs- che ha privilegiato il nord del paese rispondendo a logiche politico-clientelari, sia la politica locale di maggioranza, il Sindaco Buzzanca, il Presidente della provincia, i Parlamentari di maggioranza che nella logica del legame con la maggioranza di governo, non hanno saputo e voluto difendere il proprio elettorato.
“Alle denunce si è risposto organizzando tavoli inconcludenti con amministratori locali, con commissioni consiliari, persino con il Ministro, si sono proposti scambi irreali tra tagli alla lunga percorrenza e trasporto regionale. Ma dai tavoli non è venuto nulla: Sindaco, Presidente della provincia, parlamentari di maggioranza difendevano e difendono il loro scranno, non gli interessi dei messinesi”, attacca duramente il Manifesto che prosegue “Al Sud si cancellano tutte le infrastrutture strategiche, si depredano i fondi FAS, destinandone le risorse verso le esigenze delle regioni settentrionali e delle clientele politiche, negando persino le risorse necessarie alla ricostruzione e messa in sicurezza delle aree colpite dalla tragica alluvione del 1 ottobre 2009 e dagli eventi calamitosi di marzo 2010”.
Nel Manifesto trova spazio anche il Ponte sullo Stretto unico progetto lasciato al Sud, che non può rappresentare l’alternativa alla realizzazione dell’Alta Velocità ferroviaria da Salerno a Reggio Calabria e alla realizzazione in Sicilia di una rete ferroviaria moderna e veloce. “Lo stesso tetto di spesa imposto per le opere connesse e compensative, previsto in Finanziaria, fissato al 2% del costo complessivo del manufatto, dovrebbe far riflettere sulla circostanza che la realizzazione del Ponte possa essere volano di sviluppo”.
In conclusione il Manifesto annuncia una serie di iniziative sul territorio – assemblee, incontri, Odg congiunti nei consigli comunali provinciale e regionale, divulgazione materiale informativo, in preparazione di una grande mobilitazione di massa in difesa del sistema trasportistico e più in generale del futuro economico e occupazionale nella nostra area che si terrà il prossimo Ottobre. “Pensiamo si possa ancora fare un tentativo per difendere un sistema di trasporto degno di un paese civile, coinvolgendo i cittadini in una partecipata mobilitazione delle coscienze con lo specifico obiettivo di chiedere esplicitamente trasporti e sviluppo, per rivendicare il diritto alla continuità territoriale, infrastrutture capaci di supportare le imprese, i servizi e il vivere civile”
Il testo integrale del documento
Manifesto Mobilitiamo Messina
Le organizzazioni sindacali, i partiti politici, le associazioni, i soggetti collettivi, i singoli cittadini che sottoscrivono questo documento, denunciano da anni l’intenzione delle FS di cancellare il trasporto ferroviario a lunga percorrenza ed il servizio notte. In molti negli anni passati hanno additato queste denunce come propaganda o speculazione politica, in tanti, a partire dal ministro Matteoli e dall’AD di FS Moretti, hanno minacciato querele, peraltro mai presentate, contro chi nel tempo ha denunciato i tagli e le dismissioni. L’annuncio del piano industriale 2011 – 2015 di FS per un impegno complessivo di 27 miliardi di euro di cui solo il 2% destinato alla Sicilia rappresenta il compimento di un progetto lungamente perseguito.
Il Sindaco Buzzanca, il Presidente della Provincia Ricevuto e i parlamentari Messinesi di maggioranza hanno garantito che il Governo nazionale non avrebbe consentito questi tagli. Molte telefonate e troppi tavoli, tanti impegni ma nessun risultato.
In molti hanno tentato e tentano di introdurre un artificioso distinguo tra le decisioni di FS e le volontà del Governo nazionale, pur sapendo che la medesima azienda è proprietà pubblica al 100% e che su investimenti e offerta ferroviaria il Governo ha piena titolarità per determinare il piano trasporti nazionale. Analogo discorso può essere fatto sul numero di treni e vetture circolanti.
Purtroppo la realtà è che in questa fase storica l’attuale maggioranza di Governo compie scelte che penalizzano gli investimenti e le infrastrutture nel Mezzogiorno, dirottando la stragrande maggioranza di risorse e progetti di ogni tipo verso il nord del Paese. Al Sud si cancellano tutte le infrastrutture strategiche e soprattutto quelle di prossimità, si depredano i fondi FAS – prevalentemente destinati alle aree sottoutilizzate del mezzogiorno e finalizzate al recupero del gap infrastrutturale – destinandone le risorse verso le esigenze delle regioni settentrionali e delle clientele politiche, negando persino le risorse necessarie alla ricostruzione e messa in sicurezza delle aree colpite dalla tragica alluvione del 1 ottobre 2009 e dagli eventi calamitosi di marzo 2010.
Sulle infrastrutture del Mezzogiorno siamo costretti ad ascoltare solo la retorica del Ponte, retorica che non dà risposte a chi chiede pari opportunità per i cittadini e lavoro per tutte le generazioni. L’unico progetto lasciato al Sud è quello del Ponte sullo Stretto, un’opera - determinata unilateralmente dal Governo nazionale con la Legge obiettivo senza alcun coinvolgimento delle popolazioni dei territori interessati-, che non può rappresentare l’alternativa alla rapida e funzionale progettazione e realizzazione dell’Alta Velocità ferroviaria da Salerno a Reggio Calabria e alla realizzazione in Sicilia di una rete ferroviaria moderna e veloce – analogamente a quanto avviene in altre aree del paese – a partire dalle dorsali Messina – Palermo e Messina - Catania, opere ad oggi non finanziate e non progettate, del sistema stradale e autostradale assolutamente inadeguato, di un moderno sistema di autostrade del mare e di un moderno sistema portuale, realmente interconnesso, capace di intercettare la rinnovata centralità del Mediterraneo e valorizzare la collocazione strategica della Sicilia. Lo stesso tetto di spesa imposto per le opere connesse e compensative, previsto in finanziaria, fissato al 2% del costo complessivo del manufatto, dovrebbe far riflettere sulla circostanza che la realizzazione del Ponte possa essere volano di sviluppo.
Messina che per collocazione geografica e ruolo nel trasporto ferroviario e nella navigazione nello stretto è la porta della Sicilia, sta pagando un prezzo altissimo di marginalità in termini di infrastrutture, di impianti e di posti di lavoro. La nostra Provincia soffre l’inadeguatezza del sistema di trasporti, sia per la presenza di un unico binario tra Giampilieri e Fiumefreddo e tra Patti e Castelbuono, una flotta ormai esigua e obsoleta, l’assenza di una adeguata connessione intermodale tra e dentro le aree urbane e quelle metropolitane dello Stretto con porti, aeroporti, ferrovie, trasporto locale. Con i tagli dei treni, la riduzione degli impianti, la cancellazione degli investimenti subiamo un colpo mortale che rende questo territorio inadeguato a Manifesto Mobilitiamo Messina 2 qualsiasi attività sia di produzione di beni che di servizi. Senza infrastrutture di trasporto non possono muoversi né le merci, né le persone, impedendo lo sviluppo delle attività produttive e persino del turismo, nonostante le enormi risorse naturalistiche, culturali e archeologiche e storico architettoniche.
A questo stato di cose, alle denunce si è risposto organizzando tavoli inconcludenti con amministratori locali, con commissioni consiliari, persino con il Ministro, si sono proposti scambi irreali tra tagli alla lunga percorrenza e trasporto regionale. Ma dai tavoli non è venuto nulla, non poteva venire nulla: Sindaco, Presidente della provincia, parlamentari di maggioranza difendevano e difendono il loro scranno, non gli interessi dei messinesi. Questi uomini politici del nostro territorio sono soltanto degli ascari che scambiano la rappresentanza e gli interessi dei propri concittadini con un posto in parlamento o qualsiasi altro dove si gestisce potere.
Il nuovo piano industriale di FS conferma anche per il prossimo quinquennio l’abbandono del gruppo pubblico da Messina e dalla Sicilia. Dei 27 miliardi di investimenti, infatti, solo le briciole toccheranno alla Sicilia confermando così come l’azienda pubblica rinunci deliberatamente ad assolvere a quel ruolo sociale che è alla base della propria esistenza, e per la quale riceve appositi finanziamenti, e come sulla scorta di precise indicazioni del Governo prediliga ormai concentrarsi solo sulla parte settentrionale del Paese.
Proprio al nord, dove oltre ad una pluralità di vettori ferroviari esistono i collegamenti dell’alta velocità, FS su indicazione Governo non ha infatti risparmiato risorse, compensando i continui tagli in Finanziaria con la sottrazione di investimenti e servizi destinati al meridione.
D’altronde anche l’idea contrabbandata per moderna e razionale, di puntare ad un sistema dove il servizio universale viene ridotto per essere sostituito dal trasporto regionale, altro non è che un ennesima escamotage del Governo per liberarsi dagli oneri in questo settore scaricandolo sulle sole regioni a cui viene demandato l’onere dei collegamenti locali.
Ma un trasporto per lo più regionale e sconnesso dalla rete nazionale non ha possibilità di attrazione e sviluppo come dimostra l’esperienza in Sardegna, e non solo per i continui tagli dei trasferimenti alle regioni, che impediranno qualsiasi investimento, ma anche perché per alcuni servizi, come quello merci, diviene addirittura improponibile dato che questo servizio è economicamente competitivo solo sulle lunghe distanze.
Lo stesso tetto di spesa imposto per le opere connesse e compensative, previsto in finanziaria, fissato al 2% del costo complessivo del manufatto, dovrebbe far riflettere sulla circostanza che la realizzazione del Ponte possa essere volano di sviluppo. La pratica dell’impossibilità ad effettuare prenotazioni, i limitati collegamenti notturni, oppure l’interdizione all’accesso ad alcune carrozze ferroviarie, o peggio ancora la predisposizione di vetture di scadente qualità, costituiscono la modalità attraverso la quale si è deliberatamente peggiorata l’offerta quantitativa e qualitativa del servizio. Se è vero che le navi di RFI, vengono dimesse come logica conseguenza della riduzione dei treni, è altrettanto vero che la decisione di ridurre i treni non è il frutto della naturale diminuzione della domanda, ma la voluta conseguenza di una decisione “programmata” dall’altra società del gruppo, Trenitalia.
I risultati di questa politica sono da un lato il continuo spostamento di domanda verso il vettore aereo che farà logicamente a breve lievitare i costi delle tariffe una volta che questo segmento assumerà posizione di monopolio e dall’altro il crescente aumento del traffico di merci su gomma in controtendenza rispetto alle scelte ferroviarie compiute nel resto d’Europa, con il conseguente aumento del costo delle merci, perdita di competitività del sistema, aumento della dipendenza dal petrolio, compromissione de della sicurezza e dell’ambiente.
Difendere un sistema normale di collegamenti ferroviari significa quindi oggi fare una scelta in direzione non solo della difesa dei posti di lavoro che offre il settore tra addetti stabili e precari, diretti e dell’indotto, ma anche e soprattutto difendere il diritto per questo territorio di avere le stesse opportunità che ha il resto del Paese e quindi la possibilità di un suo sviluppo economico e sociale.
Pur in presenza di una situazione in parte compromessa noi pensiamo si possa ancora fare un tentativo per difendere un sistema di trasporto degno di un paese civile, coinvolgendo i cittadini in una partecipata mobilitazione delle coscienze con lo specifico obiettivo di chiedere esplicitamente trasporti e sviluppo, per rivendicare il diritto alla continuità territoriale, infrastrutture capaci di supportare le imprese, i servizi e il vivere civile. Per chiedere il diritto ad una terra nella quale i nostri figli possano pensare di costruire il proprio futuro. Noi ci crediamo. Crediamo sia possibile ottenere questo risultato, siamo consapevoli del fatto che per raggiungerlo dobbiamo lottare e far sentire la nostra voce. Siamo convinti che se noi saremo capaci di offrire unitariamente una occasione di protesta e di rivendicazione, i messinesi parteciperanno numerosi.
Il Primo obiettivo
Il primo obiettivo sul quale vogliamo misurarci è la richiesta, sostenuta da iniziative di mobilitazione e di coinvolgimento popolare, di modificare gli interventi nei programmi di investimento nel Mezzogiorno per la realizzazione di un moderno sistema di infrastrutture e di trasporti, che sia supporto e volano per lo sviluppo dei nostri territori cambiando il piano di investimenti previsti da Governo e FS a partire dalla radicale modifica del piano industriale dell’azienda pubblica.
Nello specifico per quanto riguarda la Sicilia e la provincia di Messina, riguardo al trasporto ferroviario, formuliamo una serie di richieste che avanziamo al Governo nazionale e FS perché invertano la decisione contenuta nel Piano industriale dell’abbandono del gruppo pubblico da Messina e dalla Sicilia attraverso chiare e inequivocabili previsioni atti di indirizzo e programmazione, e nel piano industriale di FS:
Richieste
La realizzazione nella nostra regione di una rete ferroviaria moderna e tecnologicamente avanzata a partire dal completamento del raddoppio delle tratte Patti - Castelbuono e Giampilieri - Fiumefreddo e dall’adeguamento progettuale della Messina - Palermo e della Messina - Catania agli standard utilizzati nelle altre aree del paese
Rinnovo e potenziamento della flotta navale pubblica per garantire il traghettamento ferroviario e assicurare pluralismo nel gommato
Nuovo sistema di collegamento passeggeri intermodale nell’Area dello Stretto di Messina, che assicuri un moderno servizio per i pendolari e i viaggiatori e i collegamenti tra stazioni ferroviarie, aeroporto e realtà urbane dell’area.
Ampliamento dell’orario di impiego dell’infrastruttura ferroviaria e dell’offerta dei servizi
Ripristino dei treni a lunga percorrenza con particolare riguardo al servizio notte
Rinnovo delle vetuste carrozze ferroviarie utilizzate del mezzogiorno
Ripristino del trasporto merci, nell’isola e da e per il continente.
Manifesto Mobilitiamo Messina 4
Politiche di sostegno alla conversione trasporto merci da gommato al sistema trasportistico su rotaia
Presenziamento delle stazioni ferroviarie
Ripristino dell’offerta di trasporto ferroviaria e corrette politiche di commercializzazione delle prenotazioni e della fruibilità dei treni
Potenziamento e rilancio degli impianti per la manutenzione in Sicilia del materiale riguardante tutto il sistema trasportistico circolante nella regione
Chiediamo inoltre alla Regione Sicilia
Una legge organica di settore sui Trasporti che affronti, tra l’altro, l’integrazione di bacino o di area metropolitana di tutto il sistema in chiave moderna, capace di offrire al cittadino utente economicità, certezza, celerità e puntualità negli spostamenti e che sia in grado di mettere in connessione collegamenti ferroviari, marittimi, aerei, autostradali in Sicilia e con la Calabria
La predisposizione e la stipula del contratto di servizio con FS con un contestuale piano di investimenti
Riteniamo sia indispensabile sostenere queste richieste con un’ampia mobilitazione generale dei territori interessati attraverso il coinvolgimento di lavoratori, utenti e cittadini in generale. Per queste ragioni organizzeremo nei prossimi giorni, prima della pausa estiva e proseguiremo a settembre, attraverso assemblee popolari e nei luoghi di lavoro, distribuzione di materiale divulgativo, presentazione di ordini del giorno (congiunti!) all’ARS, nei consigli comunali e provinciale, interrogazioni parlamentari (congiunte!) una capillare opera di informazione e divulgazione delle attuali e prossime condizioni del trasporto ferroviario, delle decisioni e dei programmi di smantellamento di Governo e FS, insieme alle richieste che come Mobilitiamo Messina avanziamo a tutti i soggetti Istituzionali affinché questi strumenti di programmazione si integrino in un quadro complessivo di infrastrutture per il sud e la sicilia, dentro un nuovo modello di sviluppo basato sulla tutela del territorio, sul rispetto dell’ambiente e sulla valorizzazione delle risorse locali. Le organizzazioni con proiezione regionale e nazionale, si impegnano a proporre alle rispettive rappresentanze di livello superiore le richieste contenute nel presente documento come richieste specifiche di questo territorio, già a partire dalle sedi di confronto sindacale e parlamentare sul Piano industriale di FS e sul Piano nazionale dei trasporti. Le stesse organizzazioni si impegnano altresì a verificare l’esistenza delle condizioni per coinvolgere le altre realtà provinciali dell’Isola e costruire il raccordo con le proteste delle altre realtà del Mezzogiorno. l soggetti sottoscrittori annunciano, fin da oggi, per il mese di ottobre 2011, una grande manifestazione provinciale a sostegno della piattaforma programmatica sul trasporto ferroviario.
Messina, 2 agosto 2011
ASSOCIAZIONI
ADIS, API, CGIL, CIRCOLI SOCIALISTI, COMITATO PENDOLARI STRETTO, CONFAPI, DIMENSIONE TASPORTI, FAST, FED. VERDI, FEDERCONSUMATORI, FILLEA-CGIL, FILT-CGIL, IDV, L’ALTRA CITTA’, LEGA SICILIANA AUTONOMIE, LEGACOOP, MPLI, ORSA, ORSA TRASPORTI, PD, PRC, SEL, SUNIA, UGL, UGL TRASPORTI
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