Divario digitale dal Mezzogiorno alla Sicilia, un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale

  DIVARIO DIGITALE: SICILIA INDIETRO ANTOCI APRE IL CASO A BRUXELLES. Antoci: “Senza interventi concreti, Sicilia e Mezzogiorno rischiano di restare indietro anche nell’istruzione digitale.” Strasburgo, 29 aprile 2026 – Il persistente divario digitale tra le regioni italiane, con particolare riferimento al Mezzogiorno e alla Sicilia, continua a rappresentare un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale, incidendo in modo diretto anche sul sistema scolastico e sulle opportunità delle nuove generazioni. Per questo l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Giuseppe Antoci ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea, chiedendo una valutazione aggiornata del fenomeno e misure concrete per ridurre le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle tecnologie digitali e all’istruzione. “Secondo i dati più recenti – dichiara Antoci – l’Italia è ancora lontana dagli obiettivi europei sulle competenze digitali di base. Una situazione che diventa ancora più critica nel...

SICILIA: STANNO TOGLIENDO LA TERRA AI CONTADINI, FACCENDIERI SENZA SCRUPOLI

Messina, 29/10/2012 – Mi sono trovato qualche sera fa a cena con alcuni agricoltori dell’entroterra siciliano. Ad un certo punto, uno di loro mi ha raccontato che oggi con espedienti vari stanno togliendo la terra ai contadini. Se la prenderanno faccendieri e affaristi senza scrupoli provenienti dal nord.
Spiego il fenomeno. Un agricoltore gestisce un’azienda agricola. A causa di investimenti errati o perché l’annata è andata male per tante ragioni (comprese quelle meteo, ormai divenute bizzarre) o, meglio, perché le spese sono divenute nettamente superiori ai guadagni, il contadino si trova in una situazione fortemente debitoria.
A titolo di esempio, vi dico che un quintale di grano oggi viene venduto a 24 euro. Tolte le spese di produzione (sementi, gasolio per i trattori, costo capitale e così via) che sono 21 euro, al contadino rimangono in tasca 3 euro. Da un quintale di grano macinato si ottengono 70 chili di farina, si producono 80 chili di pane, che viene venduto mediamente in sicilia a 2, 20 euro al chilo, con un guadagno di 176 euro al quintale.

Ma come è possibile che succeda questo?

Da qui nascono, debiti su debiti, che l’agricoltore non riesce più a onorare.
Arrivano le ingiunzioni di pagamento, le banche non danno più crediti, beni
mobili e immobili vengono pignorati e ipotecati. Alla fine l’azienda viene
messa in vendita.

Ma i proprietari agricoltori non possono riacquistarla, perché le
banche non fanno prestiti ai pignorati.
Quando arriva il momento, entrano in gioco faccendieri e affaristi, cavalieri,
industriali, attori, costruttori, che acquistano la terra per quattro soldi,
terra che rimane alla fine incoltivata.
Tra non molto in quelle terre non si produrrà cibo, ma cemento e altre diavolerie. Ma nessuno interviene. A qualcuno fa comodo distruggere ciò che in passato era stato costruito con tanto sudore e fatica.
Che succederà delle aziende che producono latte, grano, frutta, ortaggi?
Saranno cancellate. E noi che mangeremo? Alimenti che vengono dalla Cina e dai
Paesi Nordafricani trattati con i peggiori diserbanti e veleni di ogni tipo. E
i tumori aumenteranno ancora.

Dal 2001, con l’euro, gli agricoltori sono stati annientati:
- con i guadagni azzerati;
- con il gasolio agricolo che è aumentato del 400% . Un tempo costava 400
lire, oggi circa 1 euro, cioè 2.000 lire;
- con i costi dei prodotti agricoli che sono diminuiti. Per esempio, il latte
che, prima dell’euro, costava 800 lire al litro, oggi costa 37 centesimi;
- con i fertilizzanti e i mangimi che sono aumentati del 400%.
Cosi scomparirà il vero paesaggio agrario e le nostre produzioni tipiche ,
assieme alle nostre tradizioni millenarie
ed il pane costerà sempre di più .

Vincenzo Allegra
I Gattopardi Sicilia

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