“Liberi di scegliere”, al Pagliarelli un incontro per dare un orizzonte a chi sconta una pena in carcere

Al carcere Pagliarelli incontro “Liberi di scegliere” con presidente commissione Antimafia Ars.  “Il carcere è un pezzo di città che non può essere abbandonato. Iniziative come queste servono a stimolare la voglia di cambiare in chi è 'dentro' facendolo sentire meno solo e dando una seconda possibilità”.   Palermo, 12 giugno - Dare un orizzonte di cambiamento a chi sconta una pena in carcere: è questo il senso dell'iniziativa “Liberi di scegliere”, ispirata alla legge approvata dall'Ars che aiuta il reinserimento di madri e minori lontano dai contesti mafiosi di provenienza, che possono così costruire un'alternativa a un destino già segnato.  All'incontro tra rappresentanti delle istituzioni e un centinaio di detenuti, previsto per lunedì 15 giugno alle ore 9.30 alla casa circondariale Pagliarelli, interverrà il presidente della commissione regionale Antimafia, Antonello Cracolici.  “Le carceri non possono essere luoghi di promozione dei 'valori' della c...

PAPA FRANCESCO, LA RIVOLUZIONE DELL’AMORE NELLA TENEREZZA DEL CRISTO IN TERRA

L’Aquila, 19/03/2013 - Papa Francesco, la rivoluzione dell’Amore nella tenerezza del dolce Cristo in terra. Papa Bergoglio: “Il vero potere del vescovo di Roma è il servizio, soprattutto verso i più deboli”. La parola d’ordine è Custodire il Creato, i piccoli, l’ambiente e ciascuno di noi: “Siate custodi dei doni di Dio! Non dobbiamo avere paura della bontà, anzi neanche della tenerezza!
Solo chi serve con amore sa custodire!”. Papa Francesco telefona ai fedeli in Argentina, a Plaza de Mayo: “Pregate per me!”. In 200mila a Piazza San Pietro: gioia, tenerezza e preghiera per il Papa della tenerezza. Sull’account “@pontifex” in nove lingue sono quasi 4 milioni i “followers” del Papa. Fr. Bruno Cadoré, il Maestro Generale dell’Ordine dei Frati Predicatori di San Domenico, saluta l’elezione del nuovo Romano Pontefice Papa Francesco come una Benedizione di Dio per la Chiesa Universale di Cristo

(di Nicola Facciolini)

“Va’, Francesco, ripara la mia casa che è in rovina”. Papa Francesco è la rivoluzione dell’Amore nella tenerezza del dolce Cristo in terra. Nella Solennità di San Giuseppe, Martedì 19 Marzo 2013, alla presenza di circa 200mila fedeli, è stata celebrata a Roma la solenne Messa per l’inizio del Pontificato del Vescovo di Roma, Papa J. Mario Bergoglio. Una gioia incontenibile ha attraversato l’oceano, da Plaza de Mayo di Buenos Aires a piazza San Pietro in Roma. In una stupenda giornata italiana di sole, Papa Francesco in jeep ha salutato i presenti, asciugando le lacrime di quanti piangevano nel mondo. Grande è stato l’entusiasmo. Papa Francesco a un certo punto ha fatto fermare la jeep per scendere tra la folla e benedire un paraplegico. Papa Francesco, sorridente nella sua semplice talare bianca e per nulla stordito o esaltato dalla folla che tentava di sfiorarlo, accanto alla transenna ha cercato e trovato un uomo sdraiato su un lettino, un punto di dolore nell’oceano della folla entusiasta. Papa Francesco non si limitato a un cenno: si è fermato, è sceso, si è accostato e con una dolcezza infinita lo ha baciato e accarezzato, trattenendosi. Qui è iniziato il suo Pontificato. Tantissime le bandiere di tutto il mondo che sventolavano in piazza, tante quelle dell’Argentina, ma altrettante quelle di altri Paesi a rappresentare l’universalità della Chiesa di Cristo sulla Terra. Papa Francesco si è anche fermato per baciare alcuni bambini. Oltre 130 le delegazioni ufficiali da tutto il mondo presenti al rito per l’inizio del magistero petrino: 31 Capi di Stato, 6 sovrani regnanti, 3 Principi ereditari, 11 capi di Governo. Trentatre le delegazioni di Chiese e confessioni cristiane, tra cui, per la prima volta in mille anni, il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I. Presenti anche la delegazione ebraica, musulmana, buddista, sick, jainista.

Ben 180 i concelebranti. Papa Francesco è sceso in processione con i patriarchi delle Chiese orientali alla Tomba di San Pietro, all’interno della Basilica, sostandovi in preghiera. Poi due diaconi hanno preso il Pallio (simbolo del Buon Pastore), l’Anello Piscatorio (simbolo del ministero petrino) e l’Evangeliario (la Parola che crea). Quindi la processione nella Basilica, al canto delle “Laudes Regiae”, le “Lodi del Re” che è Cristo, un canto litanico in onore di Gesù. Si invocano i Santi tra cui anche i Papi santi. La processione fa il suo ingresso sul sagrato della Basilica. Papa Francesco fa il segno della Croce. Il cardinale protodiacono Jean-Louis Tauran impone il Pallio sulle spalle del Papa: il Pallio, fatto di lana bianca, è simbolo del vescovo come buon pastore e dell’Agnello crocifisso per la salvezza dell’umanità. Poi il cardinale decano Angelo Sodano consegna l’Anello del Pescatore a Papa Bergoglio: l’Anello è l’insegna propria del vescovo. L’Anello Piscatorio con l’immagine di San Pietro (pescatore scelto da Gesù per diventare “pescatore di uomini”) con le chiavi, significa il compito affidato a Pietro, ed ai suoi successori, di confermare nella fede i fratelli. L’Anello di Papa Francesco non è d’oro ma d’argento dorato: quello di Paolo VI. Una rappresentanza di sei cardinali, due per ciascun ordine (vescovi, presbiteri e diaconi), prestano poi la “obbedienza” al Santo Padre. Le letture sono quelle della Solennità di San Giuseppe. Nell’omelia Papa Francesco “impone” la sua seconda Rivoluzione dell’Amore.

Ringrazia innanzitutto il Signore di poter celebrare la Santa Messa di inizio del ministero petrino nella solennità di San Giuseppe, sposo della Vergine Maria e patrono della Chiesa universale: “è una coincidenza molto ricca di significato – dichiara Papa Bergoglio – ed è anche l’onomastico del mio venerato Predecessore: gli siamo vicini con la preghiera, piena di affetto e di riconoscenza”. Benedetto XVI ha assistito alla Messa grazie alla Tv. “Con affetto” Papa Francesco saluta i fratelli cardinali, i vescovi, i sacerdoti, i diaconi, i religiosi e le religiose e tutti i fedeli laici. Ringrazia per la loro presenza i Rappresentanti delle altre Chiese e Comunità ecclesiali, come pure i rappresentanti della comunità ebraica e di altre comunità religiose. “Rivolgo il mio cordiale saluto ai Capi di Stato e di Governo, alle Delegazioni ufficiali di tanti Paesi del mondo e al Corpo Diplomatico”. Papa Bergoglio commenta il Vangelo partendo dal brano in cui si dice che «Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’Angelo del Signore e prese con sé la sua sposa»(Matteo 1,24). “In queste parole – afferma Papa Francesco – è già racchiusa la missione che Dio affida a Giuseppe, quella di essere ‘custos’, custode. Custode di chi? Di Maria e di Gesù; ma è una custodia che si estende poi alla Chiesa, come ha sottolineato il beato Giovanni Paolo II: «San Giuseppe, come ebbe amorevole cura di Maria e si dedicò con gioioso impegno all’educazione di Gesù Cristo, così custodisce e protegge il suo mistico corpo, la Chiesa, di cui la Vergine Santa è figura e modello» (Esort. ap. Redemptoris Custos, 1)”. Papa Bergoglio chiede ai fedeli: “Come esercita Giuseppe questa custodia? Con discrezione, con umiltà, nel silenzio, ma con una presenza costante e una fedeltà totale, anche quando non comprende.

Dal matrimonio con Maria fino all’episodio di Gesù dodicenne nel Tempio di Gerusalemme, accompagna con premura e tutto l’amore ogni momento. È accanto a Maria sua sposa nei momenti sereni e in quelli difficili della vita, nel viaggio a Betlemme per il censimento e nelle ore trepidanti e gioiose del parto; nel momento drammatico della fuga in Egitto e nella ricerca affannosa del figlio al Tempio; e poi nella quotidianità della casa di Nazareth, nel laboratorio dove ha insegnato il mestiere a Gesù”. Poi Papa Francesco chiede: “Come vive Giuseppe la sua vocazione di custode di Maria, di Gesù, della Chiesa? Nella costante attenzione a Dio, aperto ai suoi segni, disponibile al suo progetto, non tanto al proprio; ed è quello che Dio chiede a Davide, come abbiamo ascoltato nella prima Lettura: Dio non desidera una casa costruita dall’uomo, ma desidera la fedeltà alla sua Parola, al suo disegno; ed è Dio stesso che costruisce la casa, ma di pietre vive segnate dal suo Spirito. E Giuseppe è “custode”, perché sa ascoltare Dio, si lascia guidare dalla sua volontà, e proprio per questo è ancora più sensibile alle persone che gli sono affidate, sa leggere con realismo gli avvenimenti, è attento a ciò che lo circonda, e sa prendere le decisioni più sagge. In lui cari amici, vediamo come si risponde alla vocazione di Dio, con disponibilità, con prontezza, ma vediamo anche qual è il centro della vocazione cristiana: Cristo! Custodiamo Cristo nella nostra vita, per custodire gli altri, per custodire il creato!”. Ecco la rivoluzione dell’Amore. “La vocazione del custodire, però – prosegue Papa Bergoglio – non riguarda solamente noi cristiani, ha una dimensione che precede e che è semplicemente umana, riguarda tutti. È il custodire l’intero creato, la bellezza del creato, come ci viene detto nel Libro della Genesi e come ci ha mostrato san Francesco d’Assisi: è l’avere rispetto per ogni creatura di Dio e per l’ambiente in cui viviamo. È il custodire la gente, l’aver cura di tutti, di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore. È l’aver cura l’uno dell’altro nella famiglia: i coniugi si custodiscono reciprocamente, poi come genitori si prendono cura dei figli, e col tempo anche i figli diventano custodi dei genitori.

È il vivere con sincerità le amicizie, che sono un reciproco custodirsi nella confidenza, nel rispetto e nel bene. In fondo, tutto è affidato alla custodia dell’uomo, ed è una responsabilità che ci riguarda tutti. Siate custodi dei doni di Dio!”. Papa Francesco sottolinea che “quando l’uomo viene meno a questa responsabilità di custodire, quando non ci prendiamo cura del creato e dei fratelli, allora trova spazio la distruzione e il cuore inaridisce. In ogni epoca della storia, purtroppo, ci sono degli “Erode” che tramano disegni di morte, distruggono e deturpano il volto dell’uomo e della donna”. L’invito del Santo Padre è chiaro. “Vorrei chiedere, per favore, a tutti coloro che occupano ruoli di responsabilità in ambito economico, politico o sociale, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà: siamo “custodi” della creazione, del disegno di Dio iscritto nella natura, custodi dell’altro, dell’ambiente; non lasciamo che segni di distruzione e di morte accompagnino il cammino di questo nostro mondo! Ma per “custodire” dobbiamo anche avere cura di noi stessi! Ricordiamo che l’odio, l’invidia, la superbia sporcano la vita! Custodire vuol dire allora vigilare sui nostri sentimenti, sul nostro cuore, perché è proprio da lì che escono le intenzioni buone e cattive: quelle che costruiscono e quelle che distruggono! Non dobbiamo avere paura della bontà, anzi neanche della tenerezza!”. Papa Bergoglio spiega che “il prendersi cura, il custodire chiede bontà, chiede di essere vissuto con tenerezza. Nei Vangeli, san Giuseppe appare come un uomo forte, coraggioso, lavoratore, ma nel suo animo emerge una grande tenerezza, che non è la virtù del debole, anzi, al contrario, denota fortezza d’animo e capacità di attenzione, di compassione, di vera apertura all’altro, capacità di amore. Non dobbiamo avere timore della bontà, della tenerezza! Oggi, insieme con la festa di san Giuseppe – rileva Papa Francesco – celebriamo l’inizio del ministero del nuovo Vescovo di Roma, Successore di Pietro, che comporta anche un potere.

Certo, Gesù Cristo ha dato un potere a Pietro, ma di quale potere si tratta? Alla triplice domanda di Gesù a Pietro sull’amore, segue il triplice invito: pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle. Non dimentichiamo mai che il vero potere – sottolinea Papa Bergoglio – è il servizio e che anche il Papa per esercitare il potere deve entrare sempre più in quel servizio che ha il suo vertice luminoso sulla Croce; deve guardare al servizio umile, concreto, ricco di fede, di san Giuseppe e come lui aprire le braccia per custodire tutto il Popolo di Dio e accogliere con affetto e tenerezza l’intera umanità, specie i più poveri, i più deboli, i più piccoli, quelli che Matteo descrive nel giudizio finale sulla carità: chi ha fame, sete, chi è straniero, nudo, malato, in carcere (cfr Mt 25,31-46). Solo chi serve con amore sa custodire!
Nella seconda Lettura – spiega Papa Francesco – san Paolo parla di Abramo, il quale «credette, saldo nella speranza contro ogni speranza» (Rm 4,18). Saldo nella speranza, contro ogni speranza! Anche oggi davanti a tanti tratti di cielo grigio, abbiamo bisogno di vedere la luce della speranza e di dare noi stessi la speranza.

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