Vendita AGI, Antoci: “Operazione priva di trasparenza. Si applichi il Media Freedom Act”

Vendita AGI, Antoci (Capolista M5S Collegio “Isole”): “Operazione priva di trasparenza. Si applichi il Media Freedom Act”. Nota Stampa di Giuseppe Antoci, candidato capolista circoscrizione “Isole” alle elezioni europee col MoVimento Cinque Stelle 4 mag 2024 - "Lascia sgomenti la decisione di ENI, azienda partecipata dello stato, di trattare la cessione dell'agenzia di stampa AGI con il parlamentare leghista Angelucci. Un'operazione "folle", come giustamente definita da Giuseppe Conte. Altrettanto allarmante è il fatto che la vendita si stia realizzando mediante una trattativa privata in assenza di un bando di gara a tutela della trasparenza dell'operazione. Bisogna arginare condotte come queste applicando il "Media Freedom Act", legge europea per la libertà dei media tesa a proteggere i giornalisti e i media dell'UE da ingerenze politiche o economiche e ad evitare la concentrazione dei media sotto il controllo politico (come nel caso di Angeluc

SERVIZI SOCIALI A MESSINA: IL DOSSIER DELLA CISL, CAMBIANO LE AMMINISTRAZIONI MA NON I PROBLEMI

Messina, 26 settembre 2014 – Il teatrino dei Servizi sociali. Per la Cisl la vicenda vissuta negli ultimi giorni non è altro che un teatrino che “riporta tutto indietro”. La proroga, per il sindacato di viale Europa, non fa altro che rinviare il nodo della questione, non affrontandolo e lasciando i servizi di fatto bloccati e i lavoratori appesi a un filo, senza certezze e senza stipendi.
“È necessario – interviene Tonino Genovese, segretario generale della Cisl Messina – un riordino complessivo dell’offerta dei servizi sociali alla comunità utilizzando tutte le risorse, integrandole tra loro, non sovrapponendole e mirando ai bisogni reali della città e dell’utenza. È arrivato il momento di dire basta. Lo chiediamo da un anno, da quando abbiamo presentato il dossier (in allegato, ndc) che ha fotografato lo stato dei servizi sociali in città”.
Un dossier presentato all’amministrazione comunale e consegnato in due diverse occasioni (audizione e confronto) alla Commissione consiliare che si occupa di servizi sociali. L’Amministrazione, quindi, si era impegnata a dare una proroga per consentire di rivedere tutta l’offerta e la strutturazione dei servizi sociali di pertinenza del Comune.

“Ad oggi – continua Genovese - è evidente l’incapacità o la non volontà dell’Amministrazione ad affrontare definitivamente il problema. Cominciando dai lavoratori, che devono essere riqualificati e applicati dove servono, non dove servono ad eventuali interessi”.
La Cisl evidenzia come il Dipartimento Servizi Sociali del Comune di Messina non riesca a far fronte alle richieste d’intervento provenienti dalla cittadinanza.
“I servizi sociali finanziati dovrebbero garantire un valido lavoro di aiuto, divenendo punto di riferimento per i cittadini – afferma il segretario generale della Cisl Messina - i nuovi bandi sono stati il banco di prova del processo involutivo in cui sono incappati i servizi sociali del Comune di Messina. Solo da noi si ha la capacità di parlare di ‘elementi innovativi’ quando, invece, abbiamo assistito al trionfo del triste tuffo nel passato. Qualunque servizio sociale non può essere uguale a se stesso per 26 anni”.

La Cisl ribadisce le sue proposte, già esplicitate nel febbraio scorso. Per il sindacato è necessario dare vita ad una nuova piattaforma per la ridefinizione dei servizi sociali con l’obiettivo di garantire sia il principio del buon andamento della Pubblica Amministrazione che i processi di aggregazione e lotta alla marginalità sociale. È necessaria un’inversione di tendenza che porti a una radicale riorganizzazione dei servizi erogati dal Comune, attraverso anche la riorganizzazione delle strutture amministrative dell’Ente.

“Bisogna avviare tavoli di concertazione per rilevare il bisogno sul territorio, concertare i servizi locali territoriali e monitorare le attività rese e favorire la partecipazione di tutti i soggetti pubblici e privati che insistono sul territorio per arrivare alla creazione di un nuovo sistema di gestione del Welfare che trovi nella sua comunità la propria ragione d’essere: il Welfare Community”.
Avvicinando i servizi al territorio anche con l’istituzione all’interno delle circoscrizioni, di un Gruppo Operativo di Zona, ossia un tavolo tecnico composto da rappresentanti di agenzie educative, dagli Enti pubblici, da associazioni, cooperative, sindacati che lavorano sul territorio ma anche da semplici cittadini che diventano, per la prima volta, attori e non spettatori di un processo di cambiamento.
"Messina – conclude, quindi, Genovese - è una città che ha un elevatissimo tasso di disoccupazione. I servizi sociali come possono non tenerne conto? Piuttosto che finanziare due volte i medesimi servizi, con legge 328 e fondi comunali, perché non si stabilisce una vera priorità con sostegni al reddito o in altri modi che potrebbero essere utili per i cittadini?”.


DOSSIER

“Il sistema dei servizi sociali nella città di Messina”

3 febbraio 2014
L’analisi:
Alla luce di quanto è stato fatto ad oggi, in ambito di Servizi Sociali nella città di Messina, possiamo affermare che occorre ancora dare piena applicazione al dettato normativo introdotto da oltre un decennio dalla L. 328/00 e pertanto trasformare gli attuali interventi a carattere prevalentemente “ripartivo” in un sistema articolato flessibile di protezione attiva, capace di sostenere e valorizzare la responsabilità e le capacità delle persone e delle famiglie, ridefinendo l’azione della nuova welfare community e favorendo una crescita complessiva dell’intero territorio comunale.
Da qui l’esigenza di uno studio, condotto dalla Cisl di Messina, atto a determinare una nuova piattaforma comunale per la ridefinizione dei Servizi Sociali.

Il Comune di Messina è suddiviso in sei Circoscrizioni che a loro volta comprendono diversi villaggi; ogni circoscrizione appare come un’isola con conformazioni, tipologia abitativa, problematiche, risorse ed esigenze diverse.
La I e la VI Circoscrizione sono poco attenzionate dai servizi sociali poiché ritenuti territorio non a rischio. La II, III, IV e V Circoscrizione si caratterizzano per la presenza di villaggi che soffrono di un isolamento socio-culturale-economico che le pone ai margini della città. Gli indicatori di identità e di appartenenza comunitaria,evidenziano ciclica occupazione abusiva di alloggi, morosità cronica nella corresponsione dei canoni d’affitto,vandalismo nelle aree comuni e degrado ambientale.

L’attività professionale prevalente dei residenti, appartiene al settore terziario, commercio, ambulantato. Una grande porzione della popolazione è vittima del lavoro nero e parecchi minori sono costretti ad abbandonare il percorso di studi per aiutare la famiglia.
Il disagio sociale si presenta come un fenomeno trasversale che colpisce tutte le classi sociali con un’alta presenza di nuclei familiari multiproblematici dove la presenza di “minori” rappresenta un “rischio” più elevato.
Nel territorio si assiste ad un aumento crescente di famiglie monoparentali caratterizzate per lo più da madri nubili o da “madri bambine”, fenomeno a cui non corrisponde un’adeguata offerta di servizi di cura ed educazione dei figli.

I servizi, pubblici e privati, presenti sono molteplici e rappresentano una potenziale risorsa per il territorio. Le Agenzie educative, oltre il loro mandato specifico, svolgono un importante lavoro di prevenzione anche se, nella maggior parte dei casi, sono lasciate sole ad affrontare problemi che diventano insormontabili proprio per l’assenza di strumenti con i quali affrontarli. Le Parrocchie sono presenti e, spesso, suppliscono alla carenza di servizi di ascolto, ma il loro intervento, il più delle volte, è affidato a volontari che, seppur animati da ottime intenzioni, non sono personale qualificato e non possono in alcun modo sostituirsi al professionista.
Manca l’integrazione tra i vari servizi ed un efficace ed efficiente lavoro di rete che sia effettivamente rispondente ai bisogni sociali. Ciò causa frammentarietà dell’azione, con una ricaduta negativa sulla possibilità di raggiungere gli obiettivi prefissati e con una spesa di denaro pubblico non è razionale né, calibrata sulle vere esigenze sociali.
Vi sono parecchie associazioni, circoli, società sportive, ma le loro attività sono circoscritte ad ambiti ristretti.

Le criticità in dettaglio:
Dalle rilevazioni effettuate e dagli studi condotti si evidenzia che, su tutto il territorio comunale, i servizi ad oggi resi non rispondono al numero potenziale di utenza che il territorio presenta, ad esempio, rispetto ai 900 utenti, a fronte di una popolazione over 65 di 47.280, che fruiscono del SAD si ritiene che lo stesso sia esiguo e probabilmente gli stessi utenti fruiscono in modo non consono e funzionale rispetto ai bisogni, delle varie prestazioni erogate. Valutando allo stesso modo anche gli altri servizi oggetto di studio, si ritiene che essi debbano essere oggetto di una profonda revisione, attraverso l’elaborazione dei processi di governance locale. Dall’analisi dei dati emerge che sino al 31/12/2013 l’utenza che fruiva dei servizi sociali era pari a 1.700 unità, con una forza lavoro di 550 operatori a fronte degli 800 che risultavano occupati sino a marzo 2013. Il calo dei livelli occupazionali è imputabile ai precari affidamenti in proroga che si registrano da marzo 2013 ad oggi.
Rispetto ai servizi sociali erogati (Trasporto disabili, Assistenza Anziani, Assistenza alle famiglie, Asili Nido, Assistenza disabili Don Orione, Casa Serena, Centri di Aggregazione) emergono forti criticità che si registrano dalle gestioni pregresse sino a marzo del 2013, ove, tra l’altro, alcune cooperative ancora oggi non hanno provveduto al pagamento delle spettanze ai lavoratori relativi ai primi mesi del 2013. Cosa ancora più grave, malgrado i licenziamenti, tutti i lavoratori ad oggi non hanno ricevuto le quote di TFR per i periodi di lavoro restanti dagli anni 2004 – 2013, sapendo che l’INPS per la sua parte ha già liquidato il Trattamento di Fine Rapporto, ma, soprattutto, per i periodi di accantonamento in azienda che, per alcuni, vanno dal 2004 al 2007.

A questo va sommato il fatto che talune cooperative non sono più solvibili e non riescono a regolarizzare le posizioni contributive e i debiti con l’erario, compromettendo di fatto la possibilità a partecipare a gare o affidamenti di sorta. Comparando i passaggi di affidamento dei servizi dal 2013 ad oggi emerge, quindi, una mutazione della gestione e degli attori che ha comportato l’inserimento di nuove cooperative, provenienti anche da province diverse, che nel tempo hanno messo radici nel territorio. Le stesse, in alcuni casi create solo ed esclusivamente su input dei politici che negli anni hanno amministrato la città, risultano non organizzate ed erogatrici di un servizio scadente.
Anche l’affidamento dei servizi stessi lascia non poche perplessità. Da un’attenta lettura dei bandi di gara emessi dal comune si rilevano delle significative criticità in termini, sia di mancato rispetto della normativa vigente in materia di affidamento dei servizi sociali, che di programmazione del servizio stesso.

In particolare:
• Le gare vengono indette a “trattativa privata” ex art. 15 della legge regionale 4/96. A seguito dell’avvenuta approvazione del “Testo del D. lgs 12 aprile 2006 n. 163, coordinamento con le norme recate dalla legge regionale 12 luglio 2011 n. 12 con le vigenti leggi e decreti legislativi nazionali di modifica, sostituzione ed integrazione in materia”, anche in Sicilia, si applica, per l’affidamento dei servizi, il cosiddetto “Codice dei Contratti”.
• Le modalità di aggiudicazione risultano quelle al “prezzo più basso”. Tale procedura è errata, atteso che gli oneri per la gestione del servizio sono legati al costo del personale, che è un onere incomprimibile. Pertanto, l’aggiudicazione deve necessariamente essere effettuata ai sensi di quanto previsto dall’art. 83 dello stesso codice, cioè con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa;
• In alcuni bandi l’onere di gestione per l’istituzione affidataria si aggira intorno al 25% del costo del personale. Tale scelta gestionale sottrae notevoli risorse economiche a discapito dell’economicità del servizio. L’utile per l’ente affidatario può benissimo collocarsi tra il 3% ed il 15%;
• I bandi non prevedono alcuna clausola di garanzia, cosi come previsto dagli articoli 42 e 43 del codice e non prevedono verifica sulla qualità.
Analizzando la spesa del quadriennio 2009 – 2012 possiamo affermare che mediamente il 20,08% del costo complessiva non viene impegnato, la spesa per i servizi agli anziani rappresenta mediamente 27,7% di tutta la spesa, posizionandosi al primo posto cosi come si evince anche dal grafico 2, la voce immigrati invece rappresenta il fanalino di coda con l’0,005%. Così come si evince dal grafico 1, con i suoi 34.070.514,00 di euro di previsione il 2010 rappresenta l’anno dove si è investito di più, registriamo infatti un maggior incremento di quasi quattro punti percentuali rispetto al 2012 con i suoi 28.348.943,91 €.

La proposta:
Dallo studio condotto dalla Cisl di Messina, al fine di determinare nel territorio comunale una nuova piattaforma per la ridefinizione dei servizi sociali, atta a garantire, sia il principio del buon andamento della P.A, che i processi di aggregazione e lotta alla marginalità sociale, emerge con estrema chiarezza l’esigenza della promozione dello sviluppo di un Welfare che può essere definito “plurale”, perché costituito e sorretto da responsabilità condivise, in una logica di sistema allargato di governo che valorizzi il federalismo solidale. In questa logica:
- Il Comune, nell’ambito delle proprie competenze concorre a formulare, realizzare e valutare le politiche sociali;
- Le organizzazioni sindacali partecipano alla formulazione degli obiettivi di benessere sociale e ne valutano il raggiungimento;
- Le aggregazioni locali sono soggetti attivi delle politiche sociali e in quanto tali svolgono un ruolo da protagonisti nella progettazione e nella realizzazione del sistema;
- Le ONLUS, la cooperazione , il volontariato, le associazioni le IIPPAB, gli enti terzi ecc. unitamente ai soggetti pubblici e privati provvedono all’offerta e alla gestione dei servizi.
L’obiettivo del sistema del welfare municipale deve essere la realizzazione di una “Comunità Solidale”, in cui la prima scelta deve essere quella di “mettere al centro” del nuovo sistema degli interventi e dei servizi sociali, i diritti di cittadinanza e le responsabilità diffuse della comunità locale.
La rete dei servizi essenziali deve affrontare i bisogni del territorio, prevedendo innanzitutto un insieme di interventi volti a comprendere, sul territorio dei singoli quartieri, le ragioni del disagio e a promuovere, in sito, l’ascolto delle persone, per poter consigliare e concertare azioni di cambiamento.

Nel rispetto delle normativa vigente nazionale e regionale, nonché delle disposizioni assessoriali, è necessaria un’inversione di tendenza che porti ad una radicale riorganizzazione dei servizi erogati dal Comune, attraverso anche la riorganizzazione delle strutture amministrative dell’Ente.
E’ necessario, pertanto, avviare dei tavoli di concertazione utili per:
1) rilevare il bisogno sul territorio;
2) concertare i servizi locali territoriali;
3) monitorare le attività rese e favorire la partecipazione di tutti i soggetti pubblici e privati che insistono sul territorio al fine di convergere alla creazione di un nuovo sistema di gestione del Welfare che trovi nella sua comunità la propria ragione d’essere: il Welfare Community;
Potrebbe essere auspicabile, così, una rimodulazione del Dipartimento Servizi Sociali del Comune di Messina, al cui interno sia definita una “Carta dei Servizi”, che preveda, accanto all’area amministrativa, una migliore organizzazione dell’Ufficio Sociale e la vera istituzione del Segretariato Sociale e del Servizio Sociale Professionale.

La Carta dei servizi (L.328/00, art.13) non deve essere, com’è attualmente, una semplice guida ai servizi, ma come patto fra pubblica amministrazione, erogatore dei servizi e i cittadini, per garantire agli utenti determinati livelli di qualità dei servizi e, addirittura, prevedere sanzioni l’eventuale venir meno di questi livelli quali-quantitativi di erogazione dei servizi, per la cui erogazione il produttore si è impegnato.
L’istituzione del Segretariato Sociale Comunale, in tale contesto, deve rappresentare la porta di accesso al Sistema dei Servizi Sociali, Socio-Educativi e Socio-Sanitari della città, come previsto dalla Legge 328 e dalle disposizioni regionali, che prevedono tale servizio tra i livelli essenziali di assistenza sociale, ritenendolo strategicamente fondamentale nella costruzione di un sistema di welfare locale.
Il Segretariato Sociale, che deve essere realizzato in costante e stretto raccordo con i Servizi Sociali Professionali, ha in primo luogo un importante compito di informazione e primo orientamento ai cittadini sui servizi sociali ed assistenziali pubblici e privati disponibili sul territorio cittadino.
Un efficace servizio di Segretariato Sociale che strutturi nel suo interno sia la classica funzione di “sportello” che accoglie, informa ed orienta, sia una funzione più complessa di ascolto, analisi, ricerca e monitoraggio.
Il Servizio Sociale Professionale, altresì, deve essere finalizzato ad assicurare prestazioni necessarie a rimuovere e/o ridurre situazioni problematiche o di bisogno sociale dei cittadini.

A tal riguardo è da sottolineare la funzione della formazione degli Assistenti Sociali/Operatori che deve prevedere un completamento con attività formative sui temi dell’accoglienza, orientamento e lettura della domanda.
E’ necessario, infine, implementare azioni in grado di garantire l’integrazione tra le politiche ordinarie e di sviluppo, promuovendo una progettazione locale coerente e sinergica con una convergenza delle risorse provenienti dal “Fondo Coesione”, dal “Fondo nazionale Politiche Sociali” e dai singoli Distretti, necessaria allo sviluppo delle politiche integrate.
Perciò è necessario promuovere un welfare delle famiglie, capace di intervenire a supporto nelle diverse fasi della vita, con particolare riferimento all’infanzia, alla genitorialità, alle difficoltà socio-economiche, alla disabilità; un welfare che riconosce e valorizza il ruolo attivo dei soggetti del Terzo settore e dei soggetti privati, promuovendo la partecipazione attiva dei cittadini, delle associazioni sociali e di tutela degli utenti nella programmazione regionale e territoriale che si deve fondare con una azione politica in direzione della coesione sociale, all’inclusione delle fasce deboli, alla tutela e garanzia dei diritti di cittadinanza.

Sono sicuramente da evitare incoerenze, duplicazioni, sprechi di risorse, perseguendo principi di efficienza ed efficacia e, quindi, dare vita ad un’ integrazione socio-sanitaria, ma anche socio-assistenziale, in una efficace rete di connessione ed interscambio con le politiche per la formazione ed il lavoro, con le politiche della casa e dei lavori pubblici, con le politiche di sviluppo regionale, con le politiche ambientali ed urbanistiche.
C’è la necessità di lavorare di più e meglio per realizzare, non solo una migliore coerenza fra le diverse politiche regionali e locali della sfera sociale, ma anche una più efficace sinergia fra le misure adottate in ciascun settore per il raggiungimento di obiettivi di politica sociale condivisi.
Bisogna perfezionare i meccanismi volti a realizzare i Piani di Zona, strumento imprescindibile per l’attuazione delle politiche sociali e socio-sanitarie sul territorio regionale, ad accelerare la spesa, a monitorare lo stato di attuazione dei servizi ed interventi e a sostenere le realtà virtuose, mettendo al centro la persona.

Deve essere perseguito l’obiettivo strategico dell’integrazione del sistema delle cure domiciliari attraverso l’attivazione del Punto Unico di Accesso del distretto socio-sanitario e la costruzione di percorsi di integrazione tra prestazioni socio-assistenziali erogate dal Comuni e le prestazioni sanitarie erogate dai servizi ADI di competenza delle Aziende Sanitarie.
Ciò può essere perseguito attraverso l’integrazione delle funzioni svolte dal PUA sanitario con quelle degli sportelli sociali Comunali, nonché lo stimolo della cultura dell’integrazione socio-sanitaria a livello istituzionale, gestionale e professionale attraverso un piano di formazione rivolto a tutti gli operatori del sistema delle cure domiciliari.

Riteniamo che l’integrazione Socio-Sanitaria rappresenti certamente un’opzione strategica nell’attuale sistema pubblico, sia da un punto di vista istituzionale, che gestionale e professionale, in quanto sola opzione in grado di promuovere risposte unitarie a bisogni complessi del cittadino, che non possono essere adeguatamente affrontati da sistemi di risposte separate dal punto di vista sanitario e sociale.
L’integrazione socio-sanitaria garantisce una ricaduta positiva anche nell’ambito del sistema salute, in termini sia di uguaglianza e appropriatezza delle risposte, che di economicità. Il potenziale valore aggiunto dell’integrazione con il sistema sociale, infatti, come è facilmente comprensibile, consente l’implementazione della rete integrata di servizi evitando il ricorso suppletivo a funzioni improprie. L’integrazione va attuata determinando una concreta sinergia tra il sistema dei servizi sociali e sanitari, potenziando le politiche sociali del Comune e promuovendo la riconversione graduale della spesa sanitaria a favore dei servizi territoriali (in particolare nelle aree sociosanitarie ad elevata integrazione degli anziani, disabili, salute mentale, ecc.).

Bisogna dare piena attuazione a quanto indicato nelle nuove linee guida 2013/2015, attivando tavoli di concertazione distrettuale e favorendo la partecipazione di tutti i soggetti interessati, nell’ambito distrettuale, anche attraverso la costituzione di laboratori tematici con funzione di co-progettazione (relativi alle aree anziani, handicap, minori, famiglie, immigrati, ecc.) che tengano conto delle esigenze prioritarie dei singoli territori.
Articolazioni necessarie proprio per colmare quelle criticità di natura istituzionale, organizzativa e gestionale, che non hanno consentito in alcuni contesti di valorizzare appieno le possibili economie derivanti dalla gestione associata di ambito territoriale perpetuando posizioni che, spesso, ribadiscono la separazione tra i Comuni che, riducendo i vantaggi della dimensione distrettuale, ha creato anche rallentamenti nella realizzazione dei servizi.

Il punto da cui si deve partire per ritessere la “rete sociale” di un nuovo welfare, è la “dimensione locale”, l’unica che permette di cogliere i caratteri peculiari di un luogo/territorio. Il locale è la dimensione adeguata per il protagonismo dei cittadini e, quindi, dei loro bisogni; è il luogo del radicamento sociale; è la dimensione per valorizzare le reti locali istituzionali e sviluppare le reti comunitarie partecipative.
Da tutto ciò si evidenzia che i processi della Welfare Community dovrebbero passare ad una gestione “pubblico-privato” riconducibile a forme di gestione associata, quale ad esempio la “Fondazione di Partecipazione”, istituto giuridico di diritto privato, senza scopo di lucro, previsto dal Codice Civile, che costituisce il nuovo modello italiano di gestione di iniziative nel campo culturale e non profit in genere. Una forma giuridica prevista che mette insieme l’istituto della fondazione tradizionale e quello dell’associazione, e un sistema in cui il patrimonio da destinare allo scopo, individuato dai fondatori, è dato dall’insieme degli apporti dei soci fondatori stessi: una sorta di “azionariato diffuso culturale”, ma non solo, che garantisce diritti e stabilità.

LE CIRCOSCRIZIONI

DESCRIZIONE
I CIRCOSCRIZIONE
II CIRCOSCRIZIONE
III CIRCOSCRIZIONE
IV CIRCOSCRIZIONE
V CIRCOSCRIZIONE
VI CIRCOSCRIZIONE
TOTALE

POPOLAZIONE 0-15 3.537 15% 5.271 16% 8.896 15% 6.017 12% 6.931 14% 4.314 14% 34.967
65-OLTRE 4.481 19% 5.635 17% 10.893 18% 11.097 23% 9.148 19% 6.025 19% 47.280
POPOLAZIONE TOTALE RESIDENTE
23.415
32.975
59.156
48.364
48.926
31.685 244.521
STRANIERI 594 3% 487 1% 3.105 5% 4.262 9% 1.885 4% 1.707 5% 12.040

SERVIZI ATTIVI

I CIRCOSCRIZIONE
 Centro di Aggregazione Giovanile presso il plesso scolastico di Ponte Schiavo
 SAD Anziani
 SAD H

II CIRCOSCRIZIONE
 Consultorio familiare sito nel rione CEP
 Centro di Aggregazione Giovanile S. Lucia sopra Contesse
 Centro di accoglienza per soggetti con problemi psichici “Agorà” sito in C/da Cirino Zafferia
 SAD Anziani
 SAD H
 Centri d’ascolto

III CIRCOSCRIZIONE
 Centro di Aggregazione Giovanile presso Camaro
 Centro di aggregazione Giovanile Bordonaro
 SAD Anziani
 SAD H
 Comunità di recupero pe tossicodipendenti LELAT
 Associazione 7000 Sportello famiglie
 Casa di Ospitalità Collereale IPAB
 Centro di aiuto alla vita Vittoria Quarenghi
 Don Orione
 Centro di Accoglienza per stranieri
 Centro di riabilitazione “Don Orione”

IV CIRCOSCRIZIONE
 Centro di Aggregazione Giovanile Gravitelli
 CASA SERENA
 SAD Anziani
 SAD H
 Istituto Cristo Re dei Padri Rogazionisti
 Servizio mensa per il pranzo
 Casa di Accogienza maschile “P.Annibale” – Servizio notturno
 Casa di accoglienza femminile “P.Annibale”
 Comunità per minori stranieri non accompagnati
 Assistenza soggetti e famiglie in difficoltà
 Servizio vestiario con distribuzione di biancheria
 Servizio medico sanitario
 Centro di ascolto
 Sportello informativo
 Comunità alloggio
 Comunità “Villa Sorriso P: Annibale2
 Tribunale per i minorenni di Messina
 Comunità alloggio Spirito Santo “P. Annibale Maria di Francia”

V CIRCOSCRIZIONE
 Centro d aggregazione giovanile Giostra – Villa Lina
 SAD Anziani
 SAD H
 Comunità per minori
 Centro diurno CAMELOT
 UCIPEM Consultorio Familiare sito sul Viale Annunziata

VI CIRCOSCRIZIONE
 UCIPEM consultorio familiare sito sul Viale Annunziata
 SAD Anziani
 SAD H
 Centro di Solidarietà Sociale F.A.R.O.
 Casa famiglia regina Elena
 Anfass

Allegato 2
L’ANALISI ECONOMICA

Analizzando la funzione 10 del bilancio del comune di Messina, del quadriennio 2009 –2012, abbiamo posto l’accento su alcuni aspetti: la differenza fra previsione ed impegni, per anno e per singola voce; l’andamento della spesa totale nel periodo analizzato, l’andamento della spesa nel periodo oggetto di studio distinta per singola voce di spesa.
I grafici 1 e 2 si riferiscono all’anno 2009 è descrivono rispettivamente la previsione e gli impegni totali della funzione 10 il primo e il dato percentuale, distinto per singola voce di spesa, dell’impegnato sul previsto il secondo. Sottolineiamo come su una previsione di € 29.229.274,00 è stato impegnato solo 78,10% pari a € 22.829.134,96. Consideriamo, per facilità di lettura, solo tre voci (grafico 2): Anziani, su una previsione di stanziamento di € 2.281.097,00 l’impegnato è stato € 2.281.097,00 pari al 100.00%.; Immigrati, su una previsione di stanziamento di € 314.670,00 sono stati impegnati € 0,00 pari allo 0%; Famiglia, su una previsione di stanziamento di € 1.856.000,00 sono stati impegnati € 1.035.000,00 pari allo 55,77
Grafico 1 Grafico 2
Stesso identico lavoro è stato fatto per gli anni 2010 (Grafici 3 – 4), 2011 (Grafici 5 – 6), 2012 (Grafici 7 – 8). Possiamo affermare che mediamente, nel periodo preso a riferimento, il 20,08% non viene impegnato, la voce anziani rappresenta mediamente 27,7% della spesa complessiva posizionandosi al primo posto cosi come si evince anche dal grafico 10, la voce immigrati rappresenta il fanalino di coda con l’0,005% della spesa complessiva. Così come si descritto dal grafico 9, nel 2010 registriamo un spesa maggiore di quasi quattro punti percentuali rispetto sia al 2009 che al 2012.

PIANO DI AZION E E COESIONE

DISTRETTO SOCIO SANITARIO 26
Messina (Comune Capofila), Villafranca Tirrena, Rometta, Saponara, Roccalumera, Alì, Alì Terme, Fiumedinisi, Furci Siculo, Itala, Mandanici, Nizza di Sicilia, Pagliara, Scaletta Zanclea.

PIANO DI INTERVENTO – PAC INFANZIA (approvato con delibera di G. C. n. 982/2013)

FINANZIAMENTO: €. 1.995.973,00

ANNUALITA’ RISORSE PROGRAMMATE SERVIZI
2013/2014 900.000,00 Asilo nido Camaro
2014/2015 735.644,16 Servizio Nido San Licantro e Servizio nido di Camaro “Suor Francesca Giannetto”


PIANO DI INTERVENTO – PAC ANZIANI (approvato con delibera di G. C. n. 981/2013)

FINANZIAMENTO: €. 2.588.507,00 di cui:

• €. 1.179.994,01 per il servizio ADI nel distretto in favore di n. 200 anziani over 65 in situazione di non autosufficienza che richiedono un’assistenza continua di tipo sanitario e socio-assistenziale;
• €. 1.358.248,99 per migliorare la presa in carico di n. 230 anziani, over 65 in situazione di non autosufficienza, assistiti in ADA ed in SADH, attraverso la valutazione integrata del bisogno assistenziale;
• €. 50.264,000 per investimenti in attrezzature informatiche e software per la messa in rete degli uffici sociali dei Comuni e il PUA attivato dall’ASP.

PROGETTI 328
Elenco progetti da risorse pregresse Distretto 26
Messina e Comuni di Alì Terme, Alì, Fiumedinisi, Furci Siculo, Itala, Mandanici, Nizza di Sicilia, Pagliara, Roccalumera, Rometta, Saponara, Scaletta Zanclea e Villafranca Tirrena,
€ durata in anno
Inclusione sociale e lavorativa € 505.401,55 2
Pronto soccorso sociale € 895.634,68 3
Assistenza domiciliare anziani € 5.872.671,57 3
Centro socio educativo "Happy day” € 2.810.808,48 3
Assistenza domiciliare portatori di handicap € 2.497.857,93 3
Gruppi appartamento persone con problemi di salute mentale (n.4) € 364.053,24 2
Servizio di trasporto disabili € 1.400.444,07 3
Centro di aggregazione sociale (comuni zona tirrenica) € 774.366,51 3
Educativa domiciliare e tutoring educativo € 763.710,48 1
Affidamento familiare/Centro affidi distrettuale € 41.768,63 3
Giovani sostanze e prevenzione € 395.949,06 2
Prevenzione dipendenze e sostegno alla genitorialità € 227.032,48 2
Accesso Territoriale integrato (Punto Unico di Accesso) € 86.070,40 1
Turismo sociale per la popolazione anziana € 423.472,03 1
Sportello di consulenza per donne in difficoltà € 196.423,55 1
€ 17.255.664,66

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