Divario digitale dal Mezzogiorno alla Sicilia, un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale

  DIVARIO DIGITALE: SICILIA INDIETRO ANTOCI APRE IL CASO A BRUXELLES. Antoci: “Senza interventi concreti, Sicilia e Mezzogiorno rischiano di restare indietro anche nell’istruzione digitale.” Strasburgo, 29 aprile 2026 – Il persistente divario digitale tra le regioni italiane, con particolare riferimento al Mezzogiorno e alla Sicilia, continua a rappresentare un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale, incidendo in modo diretto anche sul sistema scolastico e sulle opportunità delle nuove generazioni. Per questo l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Giuseppe Antoci ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea, chiedendo una valutazione aggiornata del fenomeno e misure concrete per ridurre le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle tecnologie digitali e all’istruzione. “Secondo i dati più recenti – dichiara Antoci – l’Italia è ancora lontana dagli obiettivi europei sulle competenze digitali di base. Una situazione che diventa ancora più critica nel...

IMMIGRATI A MESSINA: 519 ARRIVATI A BORDO DELLA NAVE MILITARE IRLANDESE L.E. EITHNE

“Sono Said. Sono somalo. Voglio raggiungere la Germania”. Stavolta sono 519 per l’esattezza. Sono arrivati ieri a Messina a bordo della nave militare irlandese L.E. Eithne. I migranti sono stati accolti, visitati e poi trasferiti presso i centri di accoglienza all’interno della struttura sportiva Primo Nebiolo e presso l’ex caserma Gasparro. In 200 sono stati trasferiti in strutture del nord Italia

Messina, 24/06/2015 – La nottata è andata così e ha visto impegnati i poliziotti del Gabinetto di Polizia Scientifica, quelli dell’ufficio Immigrazione e gli investigatori della Squadra Mobile, più tutti gli agenti preposti ai trasferimenti e spostamenti dei 519 migranti. Con meccanismi ormai rodati e purtroppo divenuti consueti, la macchina operativa della Questura ha garantito accoglienza e sicurezza e ha reso possibile, in poche ore, l’individuazione dello scafista responsabile del trasferimento di migranti su un barcone sovraccarico dalle coste della Libia alle acque internazionali dove è intervenuta la nave militare irlandese.
E’ un egiziano di 41 anni che nel 2011 aveva già tentato l’ingresso in Italia con un altro nome e un’altra nazionalità, respinto alla frontiera. Ora è in carcere a Gazzi a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

Anche stavolta le testimonianze dei migranti sono state preziose per arrivare velocemente all’identità dello scafista. Storie per lo più incredibili di ragazzi spesso giovanissimi. 18, 19 anni e alle spalle un viaggio durato, nella migliore delle ipotesi, mesi. Ognuno ha un percorso diverso. Chi ha attraversato Somalia, Sudan, Etiopia per poi arrivare in Libia ed essere arrestato; chi, cercando di racimolare la somma per partire ha fatto l’operaio, il pastore ed è stato sfruttato e maltrattato, persino ferito; e chi, più fortunato, è stato accolto in una moschea o aiutato per strada da perfetti estranei.

E’ il caso di Said che racconta di essere stato aiutato da una coppia a raggiungere Tripoli e, dopo aver dormito una notte in una moschea, di essere stato accolto a casa dell’imam per una settimana. Ha poi lavorato in un autolavaggio per raccogliere 800 dinari consegnati ad un libico di nome Ahmed. “…mi è venuto a prendere e mi ha portato nel suo appartamento e poi mi faceva cambiare casa fino a quando due giorni fa il 21 giugno mi ha condotto verso le 3 del mattino su una spiaggia vicino Tripoli dove ci hanno fatto salire su piccoli battelli a gruppi di 10 persone e ci hanno portato al largo dove ci attendeva il barcone in legno”.
Said ha raccontato di non voler restare in Italia. Vorrebbe raggiungere la Germania.

Luke è nigeriano. A lui non è andata “così bene”. E’ rimasto in carcere per due mesi in Libia. Poi è stato liberato. Ma non ha mollato. Quando è riuscito finalmente ad organizzarsi il viaggio ha raggiunto insieme a tanti altri la spiaggia: “…c’erano diversi libici che, armati di mitra, ci minacciavano per farci salire su un gommone…io non volevo salire perché eravamo in troppi e non sapevo nuotare, ma dato le mie proteste, venivo picchiato, legato per i piedi e coperto gli occhi con una benda per farmi calmare, benda che mi toglievo io quando sentivo che c’era una nave che ci stava soccorrendo…”.
Luke ora sta bene. E’ stato medicato e visitato. Vuole andare in Svizzera.
[Categoria: I fatti del giorno]

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