Divario digitale dal Mezzogiorno alla Sicilia, un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale

  DIVARIO DIGITALE: SICILIA INDIETRO ANTOCI APRE IL CASO A BRUXELLES. Antoci: “Senza interventi concreti, Sicilia e Mezzogiorno rischiano di restare indietro anche nell’istruzione digitale.” Strasburgo, 29 aprile 2026 – Il persistente divario digitale tra le regioni italiane, con particolare riferimento al Mezzogiorno e alla Sicilia, continua a rappresentare un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale, incidendo in modo diretto anche sul sistema scolastico e sulle opportunità delle nuove generazioni. Per questo l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Giuseppe Antoci ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea, chiedendo una valutazione aggiornata del fenomeno e misure concrete per ridurre le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle tecnologie digitali e all’istruzione. “Secondo i dati più recenti – dichiara Antoci – l’Italia è ancora lontana dagli obiettivi europei sulle competenze digitali di base. Una situazione che diventa ancora più critica nel...

MIBACT: FRANCESCHINI RIFIUTA DI RICEVERE I LAVORATORI IN PRESIDIO E SALE LA PROTESTA

Cgil Cisl Uil: dal ministro ennesimo No, inaccettabile. La mobilitazione sarà più forte
Roma, 22 aprile 2016 - “Dal ministro l’ennesimo no. La nostra mobilitazione sarà più forte”, è dura la risposta di Fp-Cgil Cisl-Fp e Uil-Pa dopo che il ministro Dario Franceschini ha rifiutato di incontrare i lavoratori in presidio questa mattina davanti alla sede centrale del Mibact per protestare contro la mancata valorizzazione dei lavoratori dei servizi pubblici alla cultura. “E’ inaccettabile che un datore di lavoro non si occupi dei propri dipendenti, lavoratori che con la propria passione, dedizione e competenza permettono di tenere aperti i luoghi della cultura e tutelare il più importante patrimonio culturale del mondo. Patrimonio che potrebbe essere il volano dell’economia del paese, se solo si riorganizzasse il sistema con investimenti adeguati. A partire dalle risorse umane”.

Architetti, archivisti, bibliotecari, archeologi, vigilanti, addetti al front-office.. tanti i lavoratori presenti alla manifestazione di oggi e tante le professioni che hanno preso la parola per denunciare la grave situazione di un ministero “a rischio di estinzione per mancanza di assunzioni”. Altro che “concorso dei 500”, rincarano Fp-Cgil Cisl-Fp e Uil-Pa: “rispetto alle professionalità altamente specializzate che occorrono per garantire la tutela, la fruizione e la valorizzazione del nostro patrimonio culturale, e rispetto ai vuoti funzionali che si stanno creando nel MiBACT tra assottigliamento degli organici e blocco pluriennale dei contratti, è una goccia nel mare”.

“Gli interventi sui beni culturali sono frutto di uno stretto lavoro di equipe svolto da specialisti dei diversi settori” spiegano, “e questo modo di operare è apprezzato e riconosciuto a livello internazionale per l’alto livello dei risultati. Perciò lascia perplessi il fatto che nel bando siano state dimenticate alcune figure, come il diagnosta e il chimico. E ancora più grave è che stanno venendo meno le professionalità legate ai siti museali, le cui aperture sono sempre più a rischio proprio per carenza di personale”.

“Abbiamo chiesto un piano di assunzioni serio, senza il quale questo Ministero arriverà a perdere per pensionamento circa un terzo del suo personale (dal 2010 al 2020). Abbiamo chiesto percorsi di crescita professionale per i dipendenti. Abbiamo chiesto il rinnovo del contratto, per il MiBACT come per tutta la PA. Ma dal ministro e dal Governo non è arrivato nessun impegno concreto, anzi: oggi ci è stato negato perfino l’incontro. E questo è inaccettabile nei confronti di lavoratori dalle competenze elevatissime e di un sistema che crea ricchezza: basti pensare che il Colosseo ricava solo dai biglietti oltre 41milioni di euro all’anno.”

“La partecipazione di così tanti lavoratori oggi è il segnale di una situazione di disagio che dura da troppo tempo. Senza un vero piano di investimenti si rischia di mandare in tilt un sistema di servizi che dà all’Italia visibilità planetaria, prestigio, introiti. E il primo asset su cui puntare – concludono i sindacati – sono i professionisti e le loro competenze. Per questo la nostra mobilitazione si farà ancora più forte”.


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