Divario digitale dal Mezzogiorno alla Sicilia, un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale

  DIVARIO DIGITALE: SICILIA INDIETRO ANTOCI APRE IL CASO A BRUXELLES. Antoci: “Senza interventi concreti, Sicilia e Mezzogiorno rischiano di restare indietro anche nell’istruzione digitale.” Strasburgo, 29 aprile 2026 – Il persistente divario digitale tra le regioni italiane, con particolare riferimento al Mezzogiorno e alla Sicilia, continua a rappresentare un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale, incidendo in modo diretto anche sul sistema scolastico e sulle opportunità delle nuove generazioni. Per questo l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Giuseppe Antoci ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea, chiedendo una valutazione aggiornata del fenomeno e misure concrete per ridurre le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle tecnologie digitali e all’istruzione. “Secondo i dati più recenti – dichiara Antoci – l’Italia è ancora lontana dagli obiettivi europei sulle competenze digitali di base. Una situazione che diventa ancora più critica nel...

Stragi di Capaci e via D'Amelio: una memoria senza verità è solo liturgia

Il Presidente della Commissione antimafia dell'Assemblea Regionale Siciliana, Claudio Fava, affida ad un lungo post sui social network il proprio pensiero sul trentennale della strage di Capaci e il proprio commento alle iniziative di questi giorni. Rizza (Cgil): Strage Capaci: investire sulla scuola per promuovere la cultura della legalità


Palermo 23 maggio 2022 - "Trent'anni, d'accordo. Io però, sono sincero, sento il rischio che un velo d'ipocrisia avvolga questa giornata. La prima ipocrisia: una memoria senza verità è solo liturgia. E noi su Capaci (e su via D'Amelio) abbiamo verità minime, consolatorie, inoffensive. E un fatto, giudiziariamente acclarato, che la morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino rispondesse a urgenze ed interessi non solo mafiosi. Eppure sul ruolo che apparati dello Stato ebbero in quelle stragi sappiamo poco, pochissimo. I vertici della nazione, che questa mattina si sono dati festoso e commosso appuntamento a Palermo, dovrebbero pretendere dalle istituzioni che essi rappresentano un atto di onestà morale e di verità. Così non è stato in questi trent'anni. Non conosciamo le catene di comando dei servizi che acconsentirono alla manipolazione delle indagini, nè gli affidavit politici che ricevettero dal governo dell'epoca. Abbiamo fatto finta di credere che il più clamoroso depistaggio della storia italiana sia opera di un funzionario e di due ispettori di p.s., gli unici imputati a Caltanissetta per le menzogne su via D'Amelio.

La seconda ipocrisia: l'eredità di Giovanni Falcone. Sbriciolata. La procura nazionale antimafia è un ufficio di molta forma e pochissima sostanza, mai capace in questi anni di svolgere almeno quella funzione di coordinamento tra le procure distrettuali che la legge le attribuisce. E l'attacco all'ergastolo ostativo è un altro pezzo di quella eredità che si smarrisce.

La terza ipocrisia: questo nostro piccolo, livoroso consesso dell'antimafia di diritto (e di pochissimi fatti). Gli esibizionisti che mostrano la propria scorta come se fosse un prezioso capo di biancheria intima; i fini narratori che parlano di Falcone e Borsellino chiamandoli "Giovanni" e "Paolo"; i frequentatori delle peggiori taverne della politica e dei più imbarazzanti pregiudicati per mafia che poi trattano queste giornate di memoria come se fosse una domenica delle palme, vestito lustro e via in chiesa e al convegno con faccia di circostanza; ma anche quelli che hanno cavalcato questa memoria mutandola in ferocia pubblica, in una rabbia millenarista, sprezzante, livida.
A me di Falcone piacevano il tono sobrio e le idee concrete. Oggi, attorno alla sua morte, sento poca sobrietà, molte fanfare e nessuna verità."

Palermo, 23 maggio 2022 - “Bisogna investire sulla scuola per promuovere la cultura della legalità nei giovani. Sono loro il terreno fertile in cui piantare gli alberi della speranza, per una società libera dalle mafie”. Lo dice il segretario della Flc Cgil Sicilia, Adriano Rizza, alla vigilia delle commemorazioni per il trentesimo anniversario della strage di Capaci, in cui persero la vita i magistrati Giovanni Falcone e Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

“Ci sono quartieri nelle nostre città – aggiunge – in cui la scuola rappresenta uno dei pochi spazi, se non l’unico, di crescita civile e di emancipazione dalla cultura mafiosa. In questi quartieri difficili il personale scolastico fa un grande lavoro, nonostante sia costretto spesso ad operare in strutture inadeguate e in mancanza di strumenti e risorse”.

“Chiediamo al governo e ai partiti tutti – continua Rizza – di mettere la scuola al centro dell’agenda politica. Per combattere le mafie e promuovere una società più giusta abbiamo bisogno di scuole belle, moderne ed efficienti, di ridurre il numero di alunni per classe, di aumentare il tempo scuola, di riconoscere il prezioso lavoro svolto dai lavoratori”.
“Questo – conclude – è il modo migliore e più giusto per commemorare il sacrificio di Giovanni Falcone e di tutti coloro che hanno perso la vita nella lotta alla criminalità organizzata”.

“Il nostro Paese e soprattutto noi siciliani abbiamo il dovere di ricordare. Mentre oggi si sprecano parole spesso purtroppo dettate dalla retorica, occorre ricordare che Falcone, Borsellino e gli agenti di scorta, sono stati lasciati soli proprio dallo Stato che hanno servito con coraggio ed onore”. A dichiararlo è il capogruppo del movimento 5 stelle all’ARS Nuccio Di Paola, in occasione del trentennale della strage di Capaci. “Le istituzioni – prosegue Di Paola - hanno il dovere di mantenere vivo e vivido il loro ricordo e tramandare il senso di legalità e onestà anche, e soprattutto, alle generazioni future. Non bisogna assolutamente abbassare la guardia, specie se si considera che, purtroppo, in molti territori è diffuso un senso di insicurezza dettato dall’avanzare della criminalità. La presenza dello Stato nei territori attraverso il lavoro delle forze dell’ordine è indispensabile” - conclude Di Paola.

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