
26 Dicembre 2009 - di Paolo Brutti - La Freccia è rossa dalla vergogna, ridotta a un inutile pezzo di ferro nella tundra padana. La Transiberiana arriva in orario, la Freccia dopo un giorno: ha mancato il bersaglio e si è trasformata
per i suoi clienti vip nella casa dei ghiacci del dottor Zivago. Ci vorrebbe Messner, col suo “altissima, purissima etc” e la sua attrezzatura da montagna per trovare in quello che è successo qualcosa di sublime. Forse nel treno veloce immobile nella piana del Po il riscaldamento, almeno, funzionava. Non era così nelle centinaia di treni pendolari e a lunga percorrenza, freddi gelati e senza toilettes agibili.
Chiedo al ministro Matteoli e al Governo: ma chi fa le manutenzioni a questi treni?
Chi li pulisce?
Quanto costano ai cittadini questi servizi pagati e non forniti. Il Governo lo deve dire agli italiani che sborsano ogni anno sette miliardi di euro per il funzionamento delle FS, al netto degli investimenti.
Che treni sono questi, che si fermano al primo freddo, e restano fermi anche quando la neve non c'è più, come un vecchio camion a gasogeno?
Dove sono stati comprati e con quali capitolati di gara?
Moretti dormiva quando si stabilivano i parametri di qualità?
Oppure bisogna pensar male?
C'è una razza di boiardi dei monopoli pubblici che non muore mai. Ricordo un a.d. della società autostrade che diceva agli automobilisti: quando c'è brutto tempo non andate in autostrada, se non a vostro rischio e pericolo. Lo ripete anche Moretti, dimenticandosi di essere responsabile di un servizio pubblico essenziale. A quello lo hanno mandato via. All'ingegner Moretti verrebbe proprio da dirgli che se i passeggeri devono pensare da sé per la loro sopravvivenza ferroviaria, lui dovrebbe restituire i soldi del suo compenso. Sì, perché Moretti dorme, cullato dal sogno dell'Alta Velocità e dal profumo di quei settecento mila euro (più benefits) che lo stipendiano come se fosse un capitano d'industria, mentre è solo il primo capo stazione d'Italia, alla testa di un inespugnabile monopolio assistito, una “fortezza vuota”, che rovina dentro le sue mura.
Quello che colpisce è il degrado delle FS. Quando andavo all'università facevo ogni mese il viaggio tra Milano, dove studiavo, e Perugia, dove sono nato. Il viaggio durava cinque ore e mezzo, il treno arrivava puntuale, si poteva mangiare e fare la pipì. Ieri il treno da Milano, il Tacito, è partito alle due del pomeriggio ed è arrivato alle tre di notte a Perugia. I servizi erano inagibili. La stazione era sbarrata e i passeggeri, già allo stremo, hanno dovuto trovare un varco sulla staccionata di cemento che separa la linea ferroviaria dalla città. Erano più di cento. Alcune donne sono cadute sul ghiaccio. Quando hanno rivisto i loro parenti che le aspettavano sulla piazza ci sono stati abbracci e pianti come per i sopravvissuti di un naufragio.
Ingegner Moretti, la sua conduzione delle ferrovie di francese ha solo il nome di un profumo: “Arrogance”. Persino Matteoli, che dovrebbe esserle grato per la pubblicità che lei le paga del Ponte sullo Stretto e la favola, no so se oscena o ridicola, che lei racconta dell'AV da Torino a Trapani, lo scarica e lo irride per la sua visione di una ferrovia di pionieri, braccata da lupi famelici e difesa dal fuoco delle panche divelte e dalle fucilate dai finestrini. Matteoli che lo ha nominato ha più responsabilità di lei. Ma lei ci mette del suo, come ogni buon romagnolo e, mi perdoni, da dei consigli tecnici, caro ingegnere, per i quali non occorre essere l'a.d. delle FS, basta un capotreno.
Il mito della rinascita delle ferrovie italiane si disfa nel fuco di Viareggio e nel ghiaccio di Milano. Fuoco e ghiaccio, come nell'inferno di Dante. E Moretti a fare il conte Ugolino.
Paolo Brutti
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Fonte: http://italiadeivalori.antoniodipietro.com
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