Divario digitale dal Mezzogiorno alla Sicilia, un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale

  DIVARIO DIGITALE: SICILIA INDIETRO ANTOCI APRE IL CASO A BRUXELLES. Antoci: “Senza interventi concreti, Sicilia e Mezzogiorno rischiano di restare indietro anche nell’istruzione digitale.” Strasburgo, 29 aprile 2026 – Il persistente divario digitale tra le regioni italiane, con particolare riferimento al Mezzogiorno e alla Sicilia, continua a rappresentare un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale, incidendo in modo diretto anche sul sistema scolastico e sulle opportunità delle nuove generazioni. Per questo l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Giuseppe Antoci ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea, chiedendo una valutazione aggiornata del fenomeno e misure concrete per ridurre le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle tecnologie digitali e all’istruzione. “Secondo i dati più recenti – dichiara Antoci – l’Italia è ancora lontana dagli obiettivi europei sulle competenze digitali di base. Una situazione che diventa ancora più critica nel...

IL 'CACCIATORE DI PIANTE' TRA I NEBRODI E LA SOMALIA

18/06/2010 - In principio furono i plant hunter, uomini disposti a tutto pur di portare a casa nuove piante, per deliziare la regina e gli accademici. Oggi i cacciatori di piante non rischiamo più la pelle come duecento anni fa ma meritano lo stesso la ribalta scientifica. E chi pensa che in Sicilia non ci sia più nulla da scoprire si sbaglia.
Francesco Maria Raimondo, direttore dell' Orto botanico di Palermo, ha scoperto 36 piante.

Molte le ha trovate nei boschi dei Nebrodi e delle Madonie, altre nella più lontana Somalia. Una dopo l' altra le ha presentate al pubblico nel settimo incontro "Il piacere della ricerca", un ciclo di chiacchierate con la città, organizzato dall' Università in collaborazione con Mondadori Multicenter, per viaggiare dentro ultime scoperte e intuizioni originali. Raimondo non fa mistero che il fiuto dello scopritore va allenato. «Si tratta di allenare la vista - dice il botanico - acquisire una straordinaria memoria, perché i particolari fanno la differenza. Nell' indagine tassonomica, non ci si avvale più solo della vecchia classificazione di Linneo, basata sull' osservazione dei caratteri morfologici, adesso entra in campo l' analisi genetica e quella molecolare». E si scopre così che in una forra del bosco di Vicaretto, sulle Madonie c' è un esemplare di alloro, relitto di una flora miocenica, che ci sono viole, centaurèe, ramni. «Nel dare il nome a una pianta si può scegliere di ricordare un botanico del passato, il luogo, oppure mettere il proprio». E talvolta può capitare di vedere sfumare il frutto della scoperta per un incendio. È successo a Castellammare dove Raimondo aveva annunciato la scoperta di un' asteracea. Per fortuna, però, erano rimasti i semi. -

MARIO PINTAGRO

Repubblica — 17 giugno 2010 pagina 8 sezione: PALERMO

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