Caro voli in rima: "Se in Sicilia vuoi tornare 800 euro devi pagare"

Festività in Sicilia è ormai sinonimo di caro voli. Anche quest’anno, tornare a casa per Pasqua sarà proibitivo per tantissimi emigrati. Da una rilevazione di Federconsumatori Sicilia, aggiornata al 18 marzo 2026, emerge il seguente quadro se si sceglie di partire il 2 o 3 aprile e tornare il 7: un volo di andata e ritorno con Ryanair da Milano verso Catania costa 407,39 €; per viaggiare da Torino 431,98€. Non migliora la situazione per chi ha necessità di atterrare all’aeroporto di Palermo: il volo costa 352,64 € da Bergamo e 410,15 euro da Verona €. Peggiora la situazione se si sceglie di volare con Ita Airways: 470,5 euro per un volo Milano-Palermo, 540,88 per la tratta Bologna Catania. 19 mar 2026 - Il fenomeno del caro voli, ormai strutturale nei periodi di alta domanda come le festività, continua a colpire in modo particolare la Sicilia, dove la mobilità dipende quasi esclusivamente dal trasporto aereo. La combinazione tra domanda concentrata in pochi giorni, offerta lim...

LA BATTAGLIA DI LEPANTO A MESSINA: BUONA RIEVOCAZIONE!

Quanto fu importante la sconfitta di Lepanto per gli Ottomani? Prima di cadere nella trappola tesa dalla propaganda cristiana e occidentale nel lontano 1571, forse occorre porsi questa domanda, per poi valutare la reale portata della famosa battaglia
di Giuseppe Restifo
Messina, 10/08/2011 - Prima di passare a una impegnativa rievocazione storica dello sbarco di don Giovanni d’Austria a Messina, forse occorre qualche sforzo storiografico in più, per non capitombolare nella retorica ideologica dello “scontro di civiltà”, con retrogusto “religioso”.

Grazie agli storici turchi Orhan Koloğlu e Onur Yildirim, ma anche ad ottomanisti occidentali, come Ronald Jennings, oggi si può rispondere alla domanda posta sulla percezione avuta a Costantinopoli, sempre in quel lontano 1571 e ancora nel presente 2011. E la risposta potrebbe essere: è veramente difficile giudicare la battaglia di Lepanto come decisamente decisiva. Agli inizi di quello stesso anno gli Ottomani conquistavano Cipro, strappando la grande isola ai Veneziani. Questo elemento era ritenuto alla corte della Sublime Porta molto più importante della battaglia di Lepanto.

Ciò è attestato molto bene da una conversazione, riportata dai cronisti dell’epoca e ripresa recentemente dallo storico I.H. Uzunçarsılı, avvenuta fra il Gran Vizir Sokullu Mehmed Paşa and l’ambasciatore veneziano Barbaro a Istanbul. Quando l’ambasciatore chiese a Sokullu quali piani avessero gli Ottomani dopo la sconfitta di Lepanto, il primo ministro del Divano della Sublime Porta rispose: “Come avete potuto ben osservare, il nostro coraggio non è svanito dopo la battaglia di Lepanto; c’è un certo divario fra le vostre perdite e le nostre. Noi vi abbiamo fatto cedere una terra come Cipro, dove si può erigere un regno, quindi vi abbiamo tagliato un braccio. Mentre la sconfitta della nostra flotta non ha significato niente di più che il taglio della barba. Un braccio perduto non può essere rimpiazzato, ma una barba tagliata ricresce più spessa”.

Sokullu aveva ragione e a fargliela avere contribuirà una ventina d’anni dopo un rinnegato messinese, Scipione Cicala, divenuto ammiraglio della flotta ottomana con il nome di Cigala-zâde Yusuf Sinan Pasha. Proprio il Sinan Pascià, di cui cantava Fabrizio De Andrè qualche anno fa e che oggi meriterebbe una rievocazione. Questa si dovrebbe fare ricordando quella remota estate del 1598, quando Cigala-zâde si presentò con 55 galere nello Stretto di Messina, ma non attaccò la sua città: voleva rivedere la vecchia madre. Il viceré Maqueda sbigottì due volte: prima per l’arrivo improvviso dell’armata navale ottomana, che costò il saccheggio di Reggio Calabria, e poi per le effusioni parentali avvenute sulla nave ammiraglia del rinnegato. Bellissima storia!
In un’eventuale rievocazione di quest’episodio, molto più vicino allo spirito mediterraneo e all’alito dei nostri tempi, potrebbero benissimo essere presenti i figuranti della Compagnia dei Cavalieri della Stella, essendo stata fondata questa tre anni prima della apparizione di Cicala nello Stretto. Un po’ anacronistica invece è apparsa la loro comparsa alla rievocazione dello sbarco di don Giovanni d’Austria, in quanto non erano ancora nati…

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