Niscemi interviene Sigea: atti di compravendita di un immobile, è il colpo nella pistola della “roulette russa”

Niscemi interviene Sigea.  La Società Italiana di Geologia Ambientale propone che gli atti di compravendita di un immobile contengano anche il certificato che descriva i pericoli geologici riguardanti le aree interessate.  "In Italia oggi la popolazione a rischio frane è 1.284.960 e a rischio alluvioni è 6.818.375; gli edifici rispettivamente 742.192 e 1.549.759; le imprese rispettivamente 74.974 e 642.979.  Questi sono i numeri che l’ISPRA raccoglie dall’ISTAT e dalle Autorità di Bacino".    31/01/2026 - "Nessuna delle famiglie che stanno vivendo il drammatico disagio a Niscemi, e quelle che saranno coinvolte nei prossimi mesi, avrebbe investito tutti i propri risparmi per la cosa che tutti riteniamo il rifugio economico, materiale e sociale per eccellenza, la propria casa, sapendo che un giorno una frana l’avrebbe distrutta. Nessuna delle famiglie sfollate, avrebbe con ogni probabilità investito tutti i propri risparmi per la casa sapendo che un giorno una fra...

PROCESSO “VIVAIO” MESSINA, CONDANNE PER 130 ANNI DI CARCERE E UN ERGASTOLO CONTRO LA COSCA DEI MAZZAROTI

Prima sentenza in Sicilia che certifica l’ingerenza della mafia nell’affare rifiuti. Per la prima volta le ecomafie devono risarcire un’associazione ambientalista
Messina, 29/03/2012 – Un processo senza precedenti, andato a sentenza in tempi brevi. È il processo Vivaio che oggi alle ore 19,
con la lettura della sentenza presso la Corte di Assise del Tribunale di Messina ha confermato il piano accusatorio dell’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Messina che ha fatto emergere gli enormi interessi illeciti gestiti nel barcellonese dalla cosca mafiosa dei mazzaroti. Un intreccio che va dall’omicidio all’estorsione, dagli appalti all’interno della discarica di Mazzarà S. Andrea, fino allo smaltimento illecito di rifiuti speciali.

Gli imputati sono stati condannati per 130 anni di carcere ed un ergastolo.

L’esito del dibattimento ha confermato l’impianto accusatorio sostenuto dalla DDA di Messina che ,insieme ai Carabinieri del Ros, ha svolto un lavoro esemplare: alle loro indagini va il merito di aver svelato il complesso meccanismo di affari che ruotavano intorno alla discarica di Mazzarrà Sant’Andrea ed alla gestione dei rifiuti speciali.

La sentenza pronunciata nel processo “Vivaio” costituisce un importante precedente in Italia per i tempi rapidissimi di svolgimento del processo ma soprattutto per aver svelato i meccanismi dietro il business dei rifiuti e, per la prima volta, in un processo per mafia, il riconoscimento di un risarcimento per le associazioni ambientaliste.

Nella sentenza è stata riconosciuta a Legambiente Sicilia una provvisionale di 50 mila euro.

“Si tratta di un risultato importante - ha commentato Tiziano Granata Responsabile dell’Osservatorio Regionale sulle Ecomafie di Legambiente Sicilia. Per la prima volta in Italia, viene riconosciuto ad un’associazione ambientalista un risarcimento per il ruolo svolto sul territorio in termini di analisi, controllo e contrasto rispetto ai reati ambientali ed in particolare al fenomeno delle ecomafie”

Proprio la presenza di Legambiente all’interno del processo, rappresentata e difesa al meglio dall’Avv. Aurora Notarianni, componente del Centro di Azione Giuridica Legambiente Sicilia presieduto dall’Avv. Nicola Giudice, ha permesso di inquadrare il modus operandi della cosca mafiosa di Mazzarrà all’interno del sistema ecomafia.
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Ecco nel dettaglio le condanne: l’ergastolo per Aldo Nicola Munafò, 24 anni per Tindaro Calabrese, già al 41 bis; 14 anni per Agostino Campisi, Nunziato Siracusae Sebastiano Giambò; 12 anni per Carmelo Salvatore Trifirò e l’imprenditore Michele Rotella, 8 anni per Salvatore Campanino;2 anni per Bartolo Bottaro, Antonino Calcagno, Aurelio Giamboi, Cristian Giamboi,Thomas Sciotto, Giuseppe Triolo. Ancora: 10 anni all’ex boss pentito CarmeloBisognano, 15 anni all’acese Alfio Giuseppe Castro, anche lui collaborante.

Assolti totalmente Maria Luisa Coppolino, Salvatore Fumia, Giacomo Lucia e Stefano Rottino. Scarcerato, anche se la condanna è pesante, Trifirò.
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Le condanne:
ergastolo per Aldo Nicola Munafò;
24 anni per Tindaro Calabrese, già al 41 bis;
14 anni Agostino Campisi, Nunziato Siracusa e Sebastiano Giambò;
12 anni Carmelo Salvatore Trifirò e Michele Rotella;
8 anni Salvatore Campanino;
2 anni Bartolo Bottaro, Antonino Calcagno, Aurelio Giamboj, Cristian Giamboj, Thomas Sciotto, Giuseppe Triolo.
10 anni all’ex boss pentito CarmeloBisognano;
15 anni all’acese Alfio Giuseppe Castro, anche lui collaborante.

Assolti Maria Luisa Coppolino, Salvatore Fumia, Giacomo Lucia e Stefano Rottino.

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