Case rifugio per le vittime di violenza: la Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne

Le Case rifugio e le strutture residenziali non specializzate per le vittime di violenza. La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e contro la violenza domestica (Istanbul, 2011) prevede che gli Stati aderenti predispongano “servizi specializzati di supporto immediato, nel breve e lungo periodo, per ogni vittima di un qualsiasi atto di violenza che rientra nel campo di applicazione” della Convenzione. A partire dalla ratifica in Italia della suddetta Convenzione i Piani nazionali contro la violenza hanno segnato un importante cambio di passo nella conoscenza del sistema della protezione delle donne vittime di violenza. L’Istat ha iniziato dal 2017 a rilevare dati sul Sistema della Protezione delle donne vittime di violenza. Nel 2018 sono state avviate le Indagini sulle prestazioni ed erogazioni dei servizi offerti dai Centri antiviolenza e analoga rilevazione sulle Case rifugio, nel 2020 è stata realizzata la rilevazione statisti...

S. ALFANO (PRES. CRIM): “RESTITUIRE DIGNITÀ A IGNAZIO ALOISI”

PALERMO, 26 GEN 2013 - "A 22 anni dal giorno in cui Ignazio Aloisi fu ucciso con due colpi di pistola davanti agli occhi della figlia quattordicenne, non è stata fatta giustizia. Oggi Donatella Aloisi e la sua famiglia stanno ancora aspettando che lo Stato riconosca questo sacrificio concedendo lo status di vittima innocente della mafia a Ignazio Aloisi,
morto per aver coraggiosamente testimoniato contro un affiliato ai clan messinesi, in terra di mafia e di omertà. Negare questo riconoscimento significa calpestare la sua memoria e la sua dignità di uomo perbene e di testimone di giustizia".

Lo ha detto Sonia Alfano, presidente della Commissione Antimafia Europea e dell'Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, ricordando l’anniversario dell’omicidio della guardia giurata Ignazio Aloisi, avvenuto il 27 gennaio del 1991 nei pressi dello stadio “Celeste” di Messina. Aloisi fu ucciso per aver testimoniato al processo su una rapina al portavalori sul quale prestava servizio. Il rapinatore, Pasquale Castorina, legato ad un clan messinese, grazie alla testimonianza resa da Aloisi, fu condannato a 8 anni di reclusione, e, dopo aver scontato la sua pena, consumò la sua vendetta, prima “eliminando fisicamente Aloisi – sottolinea Sonia Alfano – poi, da morto, a quindici anni di distanza dai fatti, calunniandolo. Oggi - conclude - il mio pensiero corre ad Ignazio Aloisi e alla sua famiglia, alla quale va il mio più sincero affetto”.

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