Antonio Presti Senatore per la Bellezza, candidato al Senato per Il Megafono Lista Crocetta. La politica etica di Antonio Presti: “Non possesso ma dono, non appropriazione ma restituzione, non divisione ma unità, non fine ma rinascita”
07/02/2013 - Antonio Presti, presidente della Fondazione Fiumara d’Arte, è candidato al Senato nella lista Il Megafono Lista Crocetta, il nuovo simbolo del Movimento politico del Presidente della Regione Siciliana.
Presti dice sì alla proposta del Governatore della Sicilia. Un sì travagliato ma ben ponderato. “La mia candidatura non corrisponde alla logica di un partito ma all’anima di un movimento che non deve piegarsi al compromesso – spiega Antonio Presti - Ho costruito e creduto in una politica basata sul dono e sulla condivisione, vero valore civile e sociale. Questa mia politica è stata però ostacolata, forse non compresa dal potere che non ha riconosciuto né sostenuto il valore della differenza: un cittadino che anziché prendere ha donato il suo patrimonio allo Stato. La mia candidatura oggi non altera né devia il percorso della mia vita. Il futuro deve semplicemente essere la prosecuzione, l’evoluzione, lo sviluppo di un pensiero sostenuto e reso forte da valori alti. Ho lavorato e resistito per trent’anni per consegnare e donare alla mia Sicilia e allo Stato un patrimonio artistico-culturale e di conoscenza. Continuerò il mio percorso di semina anche al Senato”.
Antonio Presti della bellezza non ne ha fatto solo una categoria dello spirito ma una questione di ragion pratica mettendo da sempre la sua sensibilità e le sue disponibilità economiche a disposizione degli altri. Ha lavorato nelle periferie e per le periferie restituendo dignità a luoghi considerati ai margini: Librino a Catania e il fiume Oreto a Palermo. Nella sua val di Tusa, lungo quella vecchia fiumara che da Nicosia, nel cuore dei Nebrodi, scende dolce come un perdono verso le spiagge messinesi del Tirreno.
È lui il creatore di quello splendido museo all’aperto, Fiumara d'Arte, che si gode senza pagare il biglietto, che tutto il mondo della cultura contemporanea invidia alla Sicilia. È lui che ha voluto le opere d’arte dei più grandi artisti internazionali inserite fra alberi, torrenti e pietre. Lo ha fatto fra mille difficoltà e molteplici ostilità. Ha rischiato pure che il suo sogno a occhi aperti venisse cancellato da tribunali ottusi e dall’insensibilità della politica cui è sempre sembrato strano che un uomo anziché “ricevere” chiedesse solo di “dare”. Senza nulla in cambio.
Oggi, Antonio Presti, dopo 35 anni di battaglie è candidato al Senato per le prossime elezioni del 24 e 25 febbraio. Si propone per la lista del “Megafono”, quella voluta dal suo vecchio e sincero amico di sempre Rosario Crocetta.
INTERVISTA AD ANTONIO PRESTI
La politica chiede a un uomo d’arte di impegnarsi in prima persona. Qual è il senso di questa scelta?
“Lo faccio perché, qualora dovessi essere eletto, potrei avere la possibilità di portare la bellezza anche all’interno del “Palazzo”. Non mi sembra che in passato ci sia mai stata un’attenzione verso i problemi dell’arte, della solidarietà. Credo che la politica sia rappresentata dal valore di un impegno fatto di partecipazione e di ascolto. La politica deve sapere esprimere i bisogni, avere la capacità di intuire il futuro e assumersi la responsabilità delle scelte per restituire ai cittadini la capacità di sognare”.
Eppure la politica è stata sempre due passi indietro rispetto alle sue idee e non sempre l’ha sostenuta in maniera adeguata.
“Nel periodo in cui sono entrato nel mondo dell’imprenditoria, dopo la morte di mio padre, la Sicilia era una terra dominata dalle pressioni criminali. La cronaca ci aveva abituati a bollettini di guerra, atti dimostrativi, oltraggi, attentati. Decisi che non volevo in alcun modo appartenere a quel sistema di potere e di affari. Volevo essere altro. Erano anni quelli in cui essere “antimafia” sembrava la scelta più logica. Io non ho voluto essere “anti”, io ho scelto di diventare altro. Trasformai, quindi, quel dissenso, quella volontà di non appartenenza, in un codice nuovo dominato dalla Bellezza, che è Arte. Destinare il mio patrimonio allo Stato fu naturale conseguenza. Cominciò così il mio modo di testimoniare un'altra Sicilia”.
Perché proprio assieme a Rosario Crocetta, il nuovo presidente della Regione?
“E' un vecchio amico col quale ho condiviso altre amicizie ed altre esperienze umane e culturali. Credo, inoltre, che, attualmente sia il politico siciliano che meglio di tutti sappia riassumere le varie sensibilità della sua terra e della sua gente. È uno che nelle cose che ha fatto ci ha messo sempre la faccia e ha avuto il coraggio di dire ciò che gli altri hanno sempre pensato ma non hanno avuto la forza di dire. È il volto di una Sicilia che vuole cambiare e credo bisogna dargli fiducia condividendo il suo progetto”.
Quando arriva a Librino, il quartiere popolare alle porte di Catania è accolto dalla gente come fosse uno di loro.
“La gente sa e capisce di chi fidarsi. Il popolo si sente sfruttato, ingannato, persino umiliato da una corruzione dilagante che non tiene conto di niente e di nessuno. A Librino, da oltre quindici anni, lavoro con progetti di semina e conoscenza. In questi anni gli abitanti di Librino hanno imparato che il valore del fare è il fatto. Affidare ai bambini del quartiere la pienezza del linguaggio artistico li ha resi consapevoli delle loro possibilità creative, umane e sociali. Librino in fondo chiede solo rispetto. Ed è questa la strada da seguire: lavorare con i giovani per riavvicinarli ad un pensiero politico nuovo. Per me Librino è un esempio da esportare ma anche il punto per una ripartenza”.
Ha provato a immaginarsi a Palazzo Madama?
“Se mi proietto al Senato mi vedo esclusivamente come il Senatore per la Bellezza. Pensi a quanto sarebbe roseo il nostro futuro se lo proteggessimo dall’invadenza dei potenti e degli indifferenti e lo consegnassimo solo alle logiche del bene e del bello. Questo è il futuro a cui aspiro, questo è il futuro che i giovani meritano e per il quale dobbiamo lottare”.
E il futuro della Fiumara? Quello dell’Atelier sul mare?
“Il percorso è ormai avviato anche se ancora certamente non definito. Vorrei lasciare tutto in mani pubbliche affinché di ciò che è stato fatto, e ancora si farà, ne possano continuare a godere anche le generazioni a venire. Non sono vecchio ma vado avanti negli anni e oggi il mio unico sogno è quello che altri possano continuare a sognare come ho avuto la fortuna di fare io. Per questo motivo voglio consegnare nelle mani dello Stato il mio patrimonio, creare una continuità con il percorso intrapreso ormai da più di trent'anni. Mi piacerebbe che i giovani diventassero eredi di un cammino artistico e sociale. Per questo penso che tutto il mio patrimonio d'arte e personale possa favorire la nascita di un'Accademia di alta formazione che consegni alle nuove generazioni un nuovo sapere. Vorrei che anche loro si potessero nutrire di arte e bellezza come ho fatto io, diventando custodi della cultura e della conoscenza”.
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