La Bossi - Fini va riformata o abrogata ma non per sola lotta politica tra partiti. «L'idea di frontiera è cambiata e ora bisogna capire se l'Europa intenda difendere la frontiera tracciata con il trattato di Schengen e prendere atto che nella storia non c'è mai stata un'unione di Stati… ». L’Europa con la ‘€’ è la stessa che ha finanziato i progetti con la 488, i cui fondi sono spesso finiti in mani criminali o sono stati spesi per finalità diverse da quelle previste dai progetti. Europa con la ‘E’ e non soltanto con la ‘€’. La ‘E’ - infatti - è la vocale rivoluzionaria di “Égalité”, secondo termine del motto nazionale della Repubblica Francese
Lampedusa, 05/10/2013 – Il vicepremier Angelino Alfano ha annunciato che l'Italia proporrà l'isola di Lampedusa per il premio Nobel per la pace, dopo l’ecatombe di migranti di avantieri. Ancora decine di corpi giacciono nella bara fatale che li aveva già trasportati ad un passo dal Nuovo Mondo e il mondo ‘civile’ cerca (as)soluzioni alla tragedia: abrogare la legge Bossi-Fini, premio Nobel, ospitalità dei superstiti a Roma, etc. Tutte cose che avrebbero comunque un senso se
solo si potesse tornare indietro. Se
solo si potesse immaginare Lampedusa non come un’isola siciliana, uno zerbino su cui asciugarsi i piedi mettendo… piede il Italia da “clandestini”.
Lo ha detto Papa Francesco, pronunciando “vergogna”, Lampedusa non può che essere vista come un molo di attracco verso la libertà, verso l’Europa con la ‘E’ (e non soltanto con la ‘€’). La ‘E’ - infatti - è la vocale rivoluzionaria di “Égalité”, secondo termine del motto nazionale della Repubblica Francese.
Égalité, uguali tutti, senza differenze per nascita, condizione sociale o colore della pelle. Lo Stato di diritto attuato con la Rivoluzione Francese.
Ergo, si, la Bossi-Fini va riformata, 'scancellata', decapitata, abrogata, ma non basta, se non a dare a questa ecatombe una strumentalità politica e basta. E ciò serve solo ai partiti politici, agli stessi responsabili di quanto al momento regola in Italia l’ingresso dei “clandestini” nel nostro territorio nazionale: cioè a Lampedusa e dintorni.
Dice bene Gad Lerner su “La Repubblica”: “La prima cosa che ci vuole sono traghetti sicuri. Quand’anche i politici non possano dirlo apertamente, è questa la prima ovvia necessità se si vuole evitare che il Canale di Sicilia si trasformi in una nuova Fossa delle Marianne. Quel tratto di mare non è di per sé insidioso per la navigazione; diventa tale quando lo solcano barche malconce e stipate all’inverosimile. Peggio dei vagoni merci diretti a Auschwitz esattamente settant’anni fa, se proprio vogliamo fare il calcolo del numero di persone ammucchiate in una superficie più o meno analoga. La differenza è che ad Auschwitz ci si andava deportati a morire, contro la propria volontà. Mentre sulle carrette del mare le persone si imbarcano volontariamente, pagando cifre con cui sugli aerei si viaggia in business class, nella speranza di vivere. Per questo la prima urgenza sono i traghetti che garantiscano un trasporto civile e sicuro dalle coste africane verso porti europei attrezzati”.
La seconda cosa è l’Europa. L’Europa deve farsi carico della questione, mettendo in atto modalità e leggi che la mettano in gioco pienamente e non come un territorio indifferente, inospitale, disinteressato ad una problematica epocale, di non facile soluzione, di portata straordinaria e globale.
Lo stesso vicepremier e ministro dell’interno è arrivato a pronunciarlo: «L’Europa è a un bivio: deve scegliere se essere davvero un'unione di Stati e se prendersi la responsabilità di proteggere le sue frontiere», come dichiarato da Alfano nel corso dell’informativa urgente alla Camera dei Deputati, dopo la tragedia dell'imbarcazione affondata avantieri a Lampedusa, «sulla quale erano presenti oltre 400 migranti, tra i quali sono state accertate finora 111 vittime», per la quale il Governo italiano ha deciso di proclamare per oggi il lutto nazionale.
Il ministro Alfano ha sottolineato che «l'idea di frontiera è cambiata e ora bisogna capire se l'Europa, non l’Italia, intenda difendere la frontiera tracciata con il
trattato di Schengen e prendere atto che nella storia non c'è mai stata un'unione di Stati che non abbia preso su di sé la responsabilità di difendere i propri confini. Proteggerli significa difendere i propri cittadini ma anche proteggere dalla morte quelle vite che le attraversano, senza alcuna protezione, senza nulla, in mano a mercanti di morte».
d.m.c.
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