Caro voli in rima: "Se in Sicilia vuoi tornare 800 euro devi pagare"

Festività in Sicilia è ormai sinonimo di caro voli. Anche quest’anno, tornare a casa per Pasqua sarà proibitivo per tantissimi emigrati. Da una rilevazione di Federconsumatori Sicilia, aggiornata al 18 marzo 2026, emerge il seguente quadro se si sceglie di partire il 2 o 3 aprile e tornare il 7: un volo di andata e ritorno con Ryanair da Milano verso Catania costa 407,39 €; per viaggiare da Torino 431,98€. Non migliora la situazione per chi ha necessità di atterrare all’aeroporto di Palermo: il volo costa 352,64 € da Bergamo e 410,15 euro da Verona €. Peggiora la situazione se si sceglie di volare con Ita Airways: 470,5 euro per un volo Milano-Palermo, 540,88 per la tratta Bologna Catania. 19 mar 2026 - Il fenomeno del caro voli, ormai strutturale nei periodi di alta domanda come le festività, continua a colpire in modo particolare la Sicilia, dove la mobilità dipende quasi esclusivamente dal trasporto aereo. La combinazione tra domanda concentrata in pochi giorni, offerta lim...

NAPOLITANO: “IL PROBLEMA PIÙ GRAVE DELLA GIUSTIZIA È LA DURATA DEL PROCESSO"

Dall'intervento del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione dell'Assemblea plenaria del Consiglio Superiore della Magistratura Roma a Palazzo dei Marescialli: "Occorre mirare ad un recupero di funzionalità, efficienza e trasparenza del sistema. Fin dal 6 giugno 2006 ebbi a rilevare l'esigenza di "affrontare con rinnovato vigore il problema più grave della giustizia nel nostro Paese: quello della durata del processo"

[22/12/2014] - Purtroppo la situazione, nonostante qualche miglioramento negli anni recenti, continua ad essere insoddisfacente, specie nella giustizia civile, ma vedo aprirsi la possibilità che il problema venga avviato a soluzione, con interventi compatibili con una logica di efficienza del sistema e, in particolare, estendendo e completando l'informatizzazione del processo.
Non spetta al Capo dello Stato suggerire o valutare disegni di riforma della giustizia, la cui definizione è prerogativa del Parlamento nella dialettica tra maggioranza e opposizione, con l'apporto di qualificati apporti esterni a fini di ampia condivisione. Tuttavia è indubbio che ciò cui occorre mirare è un recupero di funzionalità, efficienza e trasparenza del sistema. Fin dall'inizio del mio precedente mandato, in occasione del primo incontro con il Consiglio dell'epoca, il 6 giugno 2006, ebbi a rilevare che l'esigenza di "affrontare con rinnovato vigore il problema più grave della giustizia nel nostro Paese, che è quello della durata del processo" si poneva quale premessa indispensabile per restituire funzionalità al "sistema giustizia".

Purtroppo la situazione, nonostante qualche miglioramento negli anni recenti, continua ad essere insoddisfacente, specie nella giustizia civile, ma vedo aprirsi la possibilità che il problema venga avviato a soluzione, con interventi compatibili con una logica di efficienza del sistema e, in particolare, estendendo e completando l'informatizzazione del processo.

Gli aspetti organizzativi dell'amministrazione della giustizia hanno a tal proposito un'importanza fondamentale, perché occorre evitare di affidare ogni speranza di miglioramenti a innovazioni normative. Queste ultime vanno decise con ponderazione, evitando interventi disorganici o ispirati a situazioni contingenti. Le frequenti modifiche dei codici processuali, spesso improvvisate e tecnicamente insoddisfacenti, accentuano la crisi della giustizia, poiché il processo ha bisogno di regole certe e stabili.

Occorre pertanto puntare con convinzione su una ottimizzazione della gestione delle risorse, umane e strutturali, affidata ai poteri organizzativi dei dirigenti. A essi spetta adottare iniziative e provvedimenti idonei a razionalizzare la trattazione degli affari, impiegando prassi lavorative più snelle, che favoriscano la definizione dei procedimenti (c.d. best practices).

Del resto le prassi virtuose di molti uffici stanno dando i loro frutti, per come è emerso dai dati statistici sulla giustizia civile di recente pubblicati dal Dipartimento dell'Organizzazione Giudiziaria, che fotografano un numero consistente, pur se non ancora soddisfacente, di realtà efficienti. L'analisi statistica selettiva del Ministero mi sembra importante perché consente di analizzare i sensibili divari di efficienza tra i diversi uffici giudiziari, individuandone le relative cause.

Anche il Consiglio superiore, che già si è fatto operoso promotore della diffusione di una cultura organizzativa, potrà incidere su questo percorso mediante lo snellimento e l'accelerazione dei procedimenti per la copertura dei posti, in primis direttivi e semidirettivi, e per i ricollocamenti in ruolo, anche in considerazione dell'impatto delle recenti disposizioni sulla anticipazione dell'età pensionabile, attivandosi altresì per una riduzione della mobilità dei magistrati, che tanto negativamente influisce sull'attività giudiziaria.

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