Caro voli in rima: "Se in Sicilia vuoi tornare 800 euro devi pagare"

Festività in Sicilia è ormai sinonimo di caro voli. Anche quest’anno, tornare a casa per Pasqua sarà proibitivo per tantissimi emigrati. Da una rilevazione di Federconsumatori Sicilia, aggiornata al 18 marzo 2026, emerge il seguente quadro se si sceglie di partire il 2 o 3 aprile e tornare il 7: un volo di andata e ritorno con Ryanair da Milano verso Catania costa 407,39 €; per viaggiare da Torino 431,98€. Non migliora la situazione per chi ha necessità di atterrare all’aeroporto di Palermo: il volo costa 352,64 € da Bergamo e 410,15 euro da Verona €. Peggiora la situazione se si sceglie di volare con Ita Airways: 470,5 euro per un volo Milano-Palermo, 540,88 per la tratta Bologna Catania. 19 mar 2026 - Il fenomeno del caro voli, ormai strutturale nei periodi di alta domanda come le festività, continua a colpire in modo particolare la Sicilia, dove la mobilità dipende quasi esclusivamente dal trasporto aereo. La combinazione tra domanda concentrata in pochi giorni, offerta lim...

SCIOPERO 5 MAGGIO: NO ALLO SMANTELLAMENTO DI SCUOLA E UNIVERSITÀ

 03/05/2015 - Le Organizzazioni universitarie esprimono solidarietà alla giornata di sciopero e alle manifestazioni della scuola: "La vera scuola non ci sta e sciopera il 5 maggio.". Le Organizzazioni universitarie aderenti all'intersindacale universitaria, rappresentative di tutte le anime dell'università (professori, ricercatori, tecnico-amministrativi, lettori/CEL, docenti-ricercatori precari, dottorandi e studenti), esprimono la loro piena condivisione per le ragioni degli scioperi e delle mobilitazioni contro il piano di definitivo smantellamento della natura pubblica e democratica del sistema scolastico italiano.

Il 5 maggio negli atenei e nelle piazze anche il mondo universitario esprimerà il proprio dissenso nei confronti di una riforma del sistema scolastico. L’intenzione del Presidente del Consiglio Renzi di non stralciare dal disegno di legge il Piano delle assunzioni dei precari conferma il tentativo di restringere i tempi della discussione parlamentare e la volontà di impedire una modifica radicale dell’impianto autoritario e regressivo del disegno di legge sulla scuola. Alle dichiarazioni di apertura ai cambiamenti dei contenuti non corrispondono decisioni conseguenti e anzi vengono confermati tutti i punti inaccettabili.

"Basta con le furbizie perché gli emendamenti che circolano non cambiano assolutamente nulla. Lo sciopero e le manifestazioni unitarie del 5 maggio 2015 confermeranno che si allarga l’opposizione e il dissenso del mondo della scuola e del Paese e il Governo dovrà tenerne conto. Non basteranno piccoli aggiustamenti a un provvedimento che demolisce ulteriormente la scuola pubblica. Senza consenso e partecipazione non ci può essere miglioramento della qualità dell’istruzione del nostro Paese e le mobilitazioni di questi giorni rivendicano una scuola più giusta, più democratica e meno disuguale."

Scuola: sciopero generale unitario del 5 maggio 2015, le modalità di adesione
Le Organizzazioni universitarie aderenti all'intersindacale universitaria, rappresentative di tutte le anime dell'università (professori, ricercatori, tecnico-amministrativi, lettori/CEL, docenti-ricercatori precari, dottorandi e studenti), esprimono la loro piena condivisione per le ragioni degli scioperi e delle mobilitazioni contro il piano di definitivo smantellamento della natura pubblica e democratica del sistema scolastico italiano.
Il 5 maggio negli atenei e nelle piazze anche il mondo universitario esprimerà il proprio dissenso nei confronti di una riforma del sistema scolastico che ricalca molte delle fallimentari ricette già sperimentate nell'Università. Accentramento, burocratizzazione, disinvestimento: il paese continua una scellerata politica di distruzione dei settori dell'istruzione, della formazione, della ricerca.
Solo politiche di vero investimento in questi settori possono garantire le basi per una crescita civile e democratica del nostro paese e offrire le precondizione di un futuro sviluppo economico.
ADI, ANDU, ARTeD, CIPUR, CISL-Università, CNRU, CNU, CONFSAL-CISAPUNI-SNALS, CoNPAss, CRNSU, Federazione UGL Università, FLC-CGIL,

"L'attacco alla Scuola pubblica è perfettamente in linea con quello contro l'Università, in corso da anni, e che ha come deliberato obiettivo quello di cancellare l'idea stessa di un'Università di qualità, democratica, aperta a tutti e diffusa nel Paese. La demolizione dell'Università statale sta avvenendo con gli ingenti tagli alle risorse già scarse, l'accentramento esasperato dei poteri a livello nazionale e negli Atenei, la messa ad esaurimento dei ricercatori e il precariato reso ancor più feroce e senza sbocchi dalla legge “Gelmini”, lo svuotamento del diritto allo studio che dovrebbe invece essere garantito anche a chi è privo di mezzi."
"Inoltre la valutazione (mal concepita e peggio realizzata dall'ANVUR che ha commissariato il Sistema universitario) è diventata una clava per controllare, colpire e demolire, piuttosto che uno strumento per aiutare a far funzionare meglio la ricerca e l’alta formazione nel nostro Paese in una logica di Sistema nazionale. E il peggio per l'Università statale sta per arrivare: con la scusa della sburocratizzazione si punta dichiaratamente all’uscita di questa Istituzione dalla Pubblica Amministrazione, ed è già annunciata l’applicazione del JobAct negli Atenei. Ovvero una ulteriore iper-precarizzazione di quasi tutto il personale docente, compreso quello ora in servizio al momento di un eventuale passaggio di carriera."


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