Caro voli in rima: "Se in Sicilia vuoi tornare 800 euro devi pagare"

Festività in Sicilia è ormai sinonimo di caro voli. Anche quest’anno, tornare a casa per Pasqua sarà proibitivo per tantissimi emigrati. Da una rilevazione di Federconsumatori Sicilia, aggiornata al 18 marzo 2026, emerge il seguente quadro se si sceglie di partire il 2 o 3 aprile e tornare il 7: un volo di andata e ritorno con Ryanair da Milano verso Catania costa 407,39 €; per viaggiare da Torino 431,98€. Non migliora la situazione per chi ha necessità di atterrare all’aeroporto di Palermo: il volo costa 352,64 € da Bergamo e 410,15 euro da Verona €. Peggiora la situazione se si sceglie di volare con Ita Airways: 470,5 euro per un volo Milano-Palermo, 540,88 per la tratta Bologna Catania. 19 mar 2026 - Il fenomeno del caro voli, ormai strutturale nei periodi di alta domanda come le festività, continua a colpire in modo particolare la Sicilia, dove la mobilità dipende quasi esclusivamente dal trasporto aereo. La combinazione tra domanda concentrata in pochi giorni, offerta lim...

IMU, TASI, IRAP & C., LA SICILIA QUINTA REGIONE PIU’ TARTASSATA D’ITALIA

Ogni piccola impresa paga 11.889 euro/anno. Palermo e Catania al top per pressione fiscale. Ribisi: “Con questo fisco altro che sviluppo della regione”
Palermo 25/09/2015. La Sicilia è quinta fra le regioni col più alto prelievo fiscale. Tasse locali sempre più pesanti: tra Imu, Tasi, Irap, addizionali regionale e comunale Irpef nel 2014 una piccola impresa ha versato nelle casse delle Amministrazioni locali in media 10.931 euro. Una somma che però lievita fino a 11.889 euro per effetto della “tassa sulla tassa”, vale a dire l’indeducibilità dell’Imu dalla base imponibile Irap. Peggio dell’Isola, la Campania dove nel 2014 i 5 tributi locali sono costati 12.547 euro ad azienda, seguita dalla Calabria con 12.466 euro, dal Lazio con 12.305 euro e dal Molise con 12.100 euro. A fornire una fotografia delle differenze di trattamento fiscale nelle diverse aree del Paese per le micro e piccole aziende, è un’elaborazione dell’Ufficio studi di Confartigianato su dati di ITWorking.

Decisamente più conveniente, secondo lo studio, la tassazione in Valle d’Aosta dove le piccole imprese hanno pagato 8.216 euro, seguite da quelle della Sardegna con 9.467 euro e del Friuli-Venezia Giulia con 9.648 euro. L’Italia delle tasse vede quindi i piccoli imprenditori siciliani pagare 3.673 euro in più rispetto ad un piccolo imprenditore della Valle d’Aosta. La forbice dei tributi locali si apre anche tra le province: i piccoli imprenditori più tartassati dell’Isola sono quelli di Palermo che per Imu, Tasi, Irap, addizionali Irpef regionale e comunale nel 2014 hanno pagato 12.062 euro, Catania con 11.987 euro, Messina 11.939, Trapani con 11.872 euro, Siracusa con 11.793 euro, Agrigento 11.744,, Caltanissetta e Ragusa rispettivamente con 11.617. La meno tartassata è Enna con 11.209 euro ad impresa.

“Fino a quando la Sicilia sarà fra i primi posti per le imprese che subiscono la maggiore pressione fiscale e agli ultimi posti per lo sviluppo- commenta Filippo Ribisi, presidente di Confartigianato imprese Sicilia- altro che parlare di crescita economica dell’Isola! Se davvero, come sostiene la politica si vogliono sostenere le attività produttive, urge una riforma che riduca la pressione fiscale che grava sulle piccole imprese, quelle che meno beneficiano della riduzione dell'Irap. Va ridotta la tassazione sugli immobili produttivi (capannoni, laboratori, macchinari, attrezzature) che non possono essere considerati alla stregua delle seconde case e va abolito il groviglio IMU/TASI/TARI, che come nel gioco delle tre carte vede sempre vincente il banco”.

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