MAFIA A CORLEONE: "LO SCIOGLIMENTO PER MAFIA OCCASIONE PER RIPRENDERE UN CAMMINO”

Il giudice per le indagini preliminari Fabrizio Anfuso ha firmato le ordinanze di custodia cautelare. Il Gip di Palermo, su richiesta della DDA ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 12 persone, per associazione mafiosa, estorsione e danneggiamento. Secondo gli inquirenti i destinatari dei provvedimenti intendevano ricostruire il mandamento mafioso di Corleone. Il clan corleonese vedrebbe a capo Carmelo Gariffo, nipote di Bernardo Provenzano, uscito dal carcere nel 2014, dopo essere stato arrestato nel 2006. Gariffo si ritiene sia colui che smistava i pizzini durante la latitanza del boss corleonese Provenzano. Tra i fedelissimi: l'allevatore Bernardo Saporito che gli faceva da autista; l'operaio forestale stagionale Vincenzo Coscino

Roma, 27 settembre 2016 - "Stroncare la riorganizzazione di Cosa nostra, messa in atto da Carmelo Gariffo, in una zona decisiva per la vita dell'organizzazione è di fondamentale importanza. Non lasciare spazio ai boss, agire d'anticipo e prevenire le loro mosse può far fare un salto di qualità notevole alla lotta alle mafie". Lo dice il senatore del Pd Giuseppe Lumia, componente della Commissione parlamentare antimafia, commentando l'operazione coordinata dalla Procura di Palermo ed eseguita dai Carabinieri del comando provinciale del capoluogo siciliano.

"Lo scioglimento per mafia del Comune - aggiunge - e le ultime operazioni antimafia eseguite a Corleone devono diventare un'occasione per riprendere un cammino di legalità e sviluppo che Corleone ha conosciuto e avviato nella difficile stagione del dopo stragi. In questi anni la famiglia Lo Bue ha ricoperto un ruolo chiave nel mantenere gli equilibri tra le famiglie mafiose dei Riina, Provenzano e Bagarella. Attraverso opportune relazioni familiari e di affari sono state superate varie crisi, tra le quali quella relativa al tentativo del boss Di Marco di crearsi uno spazio autonomo".
Fra gli arrestati: il capo cantoniere Francesco Scianni; il figlio del capomafia Rosario Lo Bue; Leoluca e Pietro Vaccaro, allevatori. Hanno ricevuto un'ordinanza in carcere per estorsione Antonino Di Marco, Vincenzo Pellitteri e Pietro Masaracchia, già arrestati nei mesi scorsi. Masaracchia era stato intercettato mentre parlava di un progetto di attentato contro il ministro dell'Interno Angelino Alfano. Libertà vigilata, invece, per due proprietari terrieri, gli omonimi Francesco Geraci, nipote e figlio di un capomafia deceduto.
"Così adesso - conclude Lumia - bisogna prepararsi a tre sfide nel territorio: impedire il ritorno a Corleone del nipote di Riina, Salvatore Grizaffi, che dovrebbe essere messo in libertà nel 2018 per fine pena; garantire sicurezza nel territorio, evitando che gli innumerevoli furti nelle campagne avvenuti in questi mesi possano compromettere la credibilità dello Stato e far emergere il ruolo di forza d'ordine di Cosa nostra; riprendere il cammino dello sviluppo locale rispetto al quale sono chiamate in causa non solo le istituzioni, ma anche la società civile".

Le indagini sono state coordinate dai sostituti procuratori Sergio Demontis, Caterina Malagoli, Gaspare Spedale e dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci. 

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