Case rifugio per le vittime di violenza: la Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne

Le Case rifugio e le strutture residenziali non specializzate per le vittime di violenza. La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e contro la violenza domestica (Istanbul, 2011) prevede che gli Stati aderenti predispongano “servizi specializzati di supporto immediato, nel breve e lungo periodo, per ogni vittima di un qualsiasi atto di violenza che rientra nel campo di applicazione” della Convenzione. A partire dalla ratifica in Italia della suddetta Convenzione i Piani nazionali contro la violenza hanno segnato un importante cambio di passo nella conoscenza del sistema della protezione delle donne vittime di violenza. L’Istat ha iniziato dal 2017 a rilevare dati sul Sistema della Protezione delle donne vittime di violenza. Nel 2018 sono state avviate le Indagini sulle prestazioni ed erogazioni dei servizi offerti dai Centri antiviolenza e analoga rilevazione sulle Case rifugio, nel 2020 è stata realizzata la rilevazione statisti...

ROSARIO LIVATINO, IL CORAGGIO E IL RUOLO SVOLTO NELLA LOTTA ALLA MAFIA E AL MALCOSTUME

NELLA RICORRENZA DEL VENTISEIESIMO ANNIVERSARIO DELLA TRAGICA MORTE DEL MAGISTRATO ROSARIO LIVATINO, GLI INDIPENDENTISTI DEL CENTRO STUDI “ANDREA FINOCCHIARO APRILE” NE RICORDANO IL VALORE, IL CORAGGIO ED IL RUOLO SVOLTO IN SICILIA NELLA LOTTA CONTRO LA MAFIA E CONTRO IL MALCOSTUME
21/09/2016 - La mattina del 21 settembre del 1990 tre sicari dell’associazione a delinquere e mafiosa, denominata “STIDDA” (concorrente della “MAFIA UFFICIALE”) assassinarono spietatamente il giovane Magistrato Rosario Livatino che in auto si recava al Tribunale di Agrigento. Livatino si era distinto, in quegli “anni difficili”, per l’ACUME, per la professionalità, per l’efficienza, per i valori morali e per il rispetto della LEGALITA’, con i quali aveva affrontato, caso per caso, le problematiche della corruzione, delle ingerenze (e spesso dell’egemonia) della “MAFIA” nella vita pubblica, nell’amministrazione, negli “affari” di ogni genere. Non aveva fatto sconti ad alcuno, né aveva perdonato le connivenze degli “uomini di rispetto” con i rappresentanti delle Istituzioni ad ogni livello. Era troppo!
Tanto più che in quel periodo, - in Sicilia e soprattutto nelle province di Agrigento e di Caltanissetta, - non pochi di coloro che avrebbero dovuto vigilare avevano preferito “… … CHIUDERE UN OCCHIO”. Anzi: chiuderli tutti e due. Se non diventare essi stessi complici della “MAFIA”.
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Il contributo di Rosario Livatino ed il suo “Martirio” furono determinanti nella lotta per una Sicilia migliore.
E suscitarono nelle nuove generazioni di Siciliani (e … … persino negli ambienti cattolici) una grande indignazione, solidarietà, voglia di cambiamenti e … … consapevolezza.
Si capì finalmente, che la lotta contro la “MAFIA” era non solo doverosa, ma era anche la CONDIZIONE NECESSARIA per conseguire gli obiettivi della RINASCITA, della riscossa, del PROGRESSO del Popolo Siciliano.
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INSOMMA: ROSARIO LIVATINO VIVE!
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Nel ricordare l’esempio luminoso e l’eroismo del giovane Magistrato-Martire il direttivo del Centro Studi “AFA” si permette di evidenziare ancora una volta anche la esattezza dell’assioma, proprio dell’Indipendentismo Siciliano forte e puro, secondo il quale << … … La Sicilia sarà veramente libera, se si sarà prima, liberata dalla MAFIA>>.

Giuseppe Scianò

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