CARAVAGGIO DI SGARBI A BARCELLONA P.G.: LA FOTOGRAFIA E L'ARTE AL SERVIZIO DELLA VERITÀ

La bella performance di Vittorio Sgarbi, ieri sera al Teatro Mandanici di Barcellona P.G., potremmo dire che basta e avanza. Ma va ben oltre il modello didattico e oratorio il ‘Caravaggio’ di e con Vittorio Sgarbi, per l’interessante intreccio di rivelazioni, argomenti, trovate ed esecuzioni musicali, immagini e vis polemica

Barcellona P.G. (Me), 06/11/2016 – Se ai presidi, o dirigenti scolastici che dir si voglia, nel suo ‘Caravaggio’, Vittorio Sgarbi non ha riservato un trattamento encomiastico, non molto meglio va alla scuola che ancora oggi pretende di spiegare la storia dell’arte, la vita e la cultura, senza… cultura, senza fascino, senza uno straccio di immagine in movimento che faccia decollare la mente e il gusto nella direzione del bello, dell’atroce, del vero. Servisse (fosse servita) solo a questo la bella performance di Sgarbi, in scena ieri sera al Teatro Mandanici di Barcellona P.G., potremmo dire che basta e avanza. Ma va ben oltre il modello didattico e oratorio il ‘Caravaggio’ di e con Vittorio Sgarbi, per l’interessante intreccio di rivelazioni, argomenti, trovate ed esecuzioni musicali, immagini e vis (o meglio ars) polemica, sorretta da quantitativi industriali di intelligenza e bravura.
Viene da pensare a Roberto Benigni alle prese con la La Divina Commedia, “l’apice di tutte le letterature” ("Dante ha fatto un miracolo, si è 'immiracolato”). Un Benigni che della lettura del Canto XXXIII del Paradiso (citando a caso la Divina Commedia) fa un "procedimento dispendioso, possente", per un libro che "non è andato mai di moda".
E nemmeno Caravaggio, a scuola, è andato mai di moda; neppure Pasolini, né Wilhelm von Gloeden, il barone Guglielmo, vissuto e morto a Taormina nel 1931, il fotografo tedesco che studiò il nudo maschile e parimenti i ragazzi siciliani (pastorelli e ragazzi di strada), modelli che ‘sociologicamente’ parlando, nel 1955, Pier Paolo Pasolini avrebbe raccontato con l’appellativo di ‘Ragazzi di vita’, nel suo romanzo sul mondo delle borgate e i quartieri periferici di Roma. Proprio con le immagini di Pasolini che morde la terra, comincia 'Caravaggio' di Sgarbi, con le immagini del suo corpo straziato nella notte fra il 1º novembre ed il 2 novembre 1975, l’Orazione di Moravia ai funerali di Pasolini, mercoledì 5 novembre 1975:
«Poi abbiamo perduto anche il simile. Cosa intendo per simile: intendo che lui ha fatto delle cose, si è allineato nella nostra cultura, accanto ai nostri maggiori scrittori, ai nostri maggiori registi. In questo era simile, cioè era un elemento prezioso di qualsiasi società. Qualsiasi società sarebbe stata contenta di avere Pasolini tra le sue file. Abbiamo perso prima di tutto un poeta. E poeti non ce ne sono tanti nel mondo, ne nascono tre o quattro soltanto in un secolo. Quando sarà finito questo secolo, Pasolini sarà tra i pochissimi che conteranno come poeta. Il poeta dovrebbe esser sacro. Poi abbiamo perduto anche un romanziere. Il romanziere delle borgate, il romanziere dei ragazzi di vita, della vita violenta. (…) Poi abbiamo perso un regista che tutti conoscono no? Pasolini fu la lezione dei giapponesi, fu la lezione del cinema migliore europeo»
Giuseppe Pelosi, detto "Pino la Rana", accusato di aver ucciso Pier Paolo Pasolini, i suoi amici Ninetto Davoli, e il regista Sergio Citti, passano sui tre schermi di scena sul fondale del palcoscenico del Mandanici di Barcellona P.G., mentre Alberto Moravia (ovvero la sua voce) “tenendo la grida sciorinata in aria” sciorina l’orazione funebre per l’amico assassinato il 2 novembre 1975: facce caravaggesche.
Sui tre schermi di Sgarbi passano ‘il bello, il brutto e il cattivo’, facce caravaggesche, indizi, particolari, gote rosee e macilente, smagrite per debolezza e malattia o per quella ossessione che non abbandona mai il criminale, colui che uccide o ha ucciso; smagrite ed emaciate da quella violenza che prova e proverà con orrore fino a che campa, come molto probabilmente accadde allo stesso Caravaggio.
Michelangelo Merisi, meglio conosciuto come Caravaggio, perché nato (probabilmente) a Caravaggio, viene presentato da Vittorio Sgarbi come colui che inventò la fotografia nel 1596 circa, e poi il cortometraggio. Arriva a Roma intorno al 1592 per arrangiarsi con un'insalata come “antipasto, pasto e pospasto”. E comincia a dipingere il Ragazzo che monda la mela, il Ragazzo con il cesto di frutta, immagini vere, attinte nel retrobottega di un'osteria.
Composizioni fortemente simboliche e allusive, nelle quali la malinconica, marcata sensualità dei soggetti riporta alla fotografica verità che sovrasta l’individuo e lo tiene ‘incollato’ ai suoi stati d’animo, alle ‘pensate’ della mente che non… mente mai, e si ‘stampa’ nel sembiante come in un gesto, nell’agire di una mano, di un braccio, di un corpo intero.
Nature morte, particolari di capelli e di unghie di mani e piedi, riportati sulla tela con minuziosa precisione, con impareggiabile tecnica e bravura. Caravaggio dipingeva il vero, scegliendo per modelli persone del popolo, là dove è più dolente e schietta la verità fotografica.
Musica di Valentino Corvino. Immagini a cura di Tommaso Arosio. Regia di Angelo Generali.
Vittorio Sgarbi, fotografo della parola, fustigatore di costumi (attuali e d’epoca, ma mai alla moda), provvidenziale polemista in 'questo mondo di ladri’ e di eroi, scaglia in faccia alla scuola tutto ciò che le manca per potersi dire ‘scuola cristiana’ (a cominciare dal crocifisso, laddove manca o è stato rimosso). E richiama l’attenzione dell’uomo sul rischio che corre nel lasciarsi sfuggire la stessa potenza dell’uomo, la sua manesca, curiosa ingegnosità, la sua naturale propensione per il bello, che neppure la morte e lo scempio riescono a mettere sotto i piedi, come nel caso di Pasolini, malgrado la crudeltà e la devastazione del corpo, rimasto “tra i nostri maggiori scrittori, i nostri maggiori registi; un elemento prezioso di qualsiasi società, tra i pochissimi che conteranno come poeta: sacro!”.

Sgarbi riporta alla mente David Terence Puttnam, produttore cinematografico ed educatore. Uno che forma i giovani a diventare membri delle industrie cinematografiche e televisive; presidente e ambasciatore di Unicef nel Regno Unito. Primo cancelliere della University of Sunderland; Dottore onorario della Pubblica Istruzione; presidente del Collegio dei Docenti del Pearson College di Pearson, nel Regno Unito. Uomo libero al Metropolitan Borough di Gateshead in riconoscimento del suo servizio come presidente del Sage Gateshead. Patron delle scuole nord-est, organizzazione creata nel 2007 per promuovere l'istruzione e stringere i rapporti tra scuole del nord-est dell'Inghilterra.

David Terence Puttnam, meno di una decina d’anni addietro a Taormina, ha teorizzato, nella società dell’informazione, la sempre maggiore importanza dell’immagine statica e in movimento.
Vittorio Sgarbi lo ha fatto ieri sera al Teatro Mandanici di Barcellona Pozzo di Gotto. Bellissime immagini, messinscena impeccabile, musiche stupende (Valentino Corvino meriterebbe un discorso a sè). Applausi.

Mimmo Mòllica
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