Case rifugio per le vittime di violenza: la Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne

Le Case rifugio e le strutture residenziali non specializzate per le vittime di violenza. La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e contro la violenza domestica (Istanbul, 2011) prevede che gli Stati aderenti predispongano “servizi specializzati di supporto immediato, nel breve e lungo periodo, per ogni vittima di un qualsiasi atto di violenza che rientra nel campo di applicazione” della Convenzione. A partire dalla ratifica in Italia della suddetta Convenzione i Piani nazionali contro la violenza hanno segnato un importante cambio di passo nella conoscenza del sistema della protezione delle donne vittime di violenza. L’Istat ha iniziato dal 2017 a rilevare dati sul Sistema della Protezione delle donne vittime di violenza. Nel 2018 sono state avviate le Indagini sulle prestazioni ed erogazioni dei servizi offerti dai Centri antiviolenza e analoga rilevazione sulle Case rifugio, nel 2020 è stata realizzata la rilevazione statisti...

RAPPORTO ZOOMAFIE 2018 PRESENTATO A PALERMO

Il Rapporto Zoomafia 2018 “Crimini e animali”, redatto da Ciro Troiano, criminologo e responsabile dell’Osservatorio Zoomafia della LAV, è alla sua diciannovesima edizione e analizza lo sfruttamento criminale di animali avvenuto nel 2017. L’edizione 2018 del Rapporto Zoomafia ha avuto il patrocinio del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, con cui la LAV ha siglato un Protocollo d’Intesa per rafforzare prevenzione e contrasto dei reati a danno di animali, e della Fondazione Antonino Caponnetto.

Palermo, 6 aprile 2019 – Presentato a Palermo, nei locali della Casa del Terzo Settore, bene confiscato alla mafia, il Rapporto Nazionale Zoomafie 2019. All’interno del bene confiscato gabbie per cani che venivano utilizzati per i combattimenti. Dal rapporto emerge che in Sicilia sono oltre 1000 i procedimenti e circa 780 gli indagati, il 15,5% ogni 100 mila abitanti, dato superiore alla media nazionale.
Tra i fenomeni più allarmanti le corse clandestine di cavalli e le attività legate alle gestione dei Pascoli allo scopo di percepire i Fondi Europei dell’Agricoltura. Anche le macellazioni clandestine e il traffico di anabolizzanti, con ovvie ripercussioni sulla salute pubblica, sono emergenze che allarmano.

All’incontro hanno partecipato tante autorità e fra esse il Prefetto di Palermo Antonella De Miro, L’Assessore Regionale al Territorio e all’Ambiente Totò Cordaro, in rappresentanza del Presidente Musumeci, Il responsabile Regionale della Croce Rossa Italiana e vari esponenti delle Forze dell’Ordine. Gli interventi, moderati dal Prof. Paolo Calabrese che insieme a Ciro Troiano - Responsabile dell’Osservatorio Nazionale Zoomafie - hanno voluto fortemente l’incontro, è stato scandito da diversi interventi come quello della Professoressa Francesca Di Gaudio che ha contribuito a dare una forte percezione di quanta sofferenza venga provocata agli animali per il loro sfruttamento ai fini illegali.

Giuseppe Antoci, ex Presidente del Parco dei Nebrodi, vittima di un gravissimo attentato mafioso nel maggio 2016 proprio per aver combattuto con forza contro le associazioni mafiose che si accaparravano i fondi europei per l’agricoltura, ha parlato di come, grazie al Protocollo e alla Legge conseguente, si stia ponendo argine alla problematica.

“Le tante operazioni di servizio di Forze dell’Ordine e Magistratura - dichiara Antoci - stanno dimostrando che importanti famiglie mafiose percepivano, attraverso autocertificazioni antimafia false, milioni di euro di Fondi Europei che invece dovevano andare agli allevatori e agricoltori onesti che, nella nostra Sicilia, sono la stragrande maggioranza. Invece proprio loro venivano vessati e minacciati dai mafiosi per cedere i terreni o non partecipare ai bandi”. Guai al negazionismo, guai a tentare di modificare le norme sulle interdittive antimafia - continua Antoci – e lo dico con pudore davanti al Prefetto De Miro che con il suo lavoro ha consentito di scoperchiare la vicenda Emilia che, grazie proprio alle sue interdittive, ha rimesso lo Stato nelle condizioni di ritornare ad essere credibile – conclude Antoci.

Il Prefetto Antonella De Miro tanto ha fatto anche in questo campo in tanti interventi come, per esempio, quello sull’Ippodromo di Palermo dove, se pur praticando gare all’apparenza legali, le stesse venivano invece truccate ed indirizzate da esponenti importanti di cosa nostra a tal punto da portare proprio la De Miro a spiccare provvedimenti interdittivi con conseguente chiusura delle attività. “Venivano minacciati anche i fantini – dichiara la De Miro – e le attività erano totalmente pilotate e gestite da cosa nostra”.

E sulla vicenda dei Pascoli e di Antoci il Prefetto di Palermo chiarisce: “ Dire che il Presidente Antoci ha fatto solo il suo dovere è sbagliato; Antoci si è assunto un onere che non gli competeva, non era un Magistrato, non era un esponente delle Forze dell’Ordine e non era di competenza di un Presidente di un Parco entrare nel merito di cose che con il Parco non avevano nulla a che vedere – continua la De Miro – Antoci si è messo in gioco, ha fatto il Protocollo e contribuito a modificare il Nuovo Codice Antimafia perché ha voluto aiutare e liberare tutti quegli allevatori e agricoltori che venivano oppressi dalla violenza mafiosa. Ha fatto più del suo dovere e di questo occorre essergli grati - conclude il Prefetto di Palermo.

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