Caro voli in rima: "Se in Sicilia vuoi tornare 800 euro devi pagare"

Festività in Sicilia è ormai sinonimo di caro voli. Anche quest’anno, tornare a casa per Pasqua sarà proibitivo per tantissimi emigrati. Da una rilevazione di Federconsumatori Sicilia, aggiornata al 18 marzo 2026, emerge il seguente quadro se si sceglie di partire il 2 o 3 aprile e tornare il 7: un volo di andata e ritorno con Ryanair da Milano verso Catania costa 407,39 €; per viaggiare da Torino 431,98€. Non migliora la situazione per chi ha necessità di atterrare all’aeroporto di Palermo: il volo costa 352,64 € da Bergamo e 410,15 euro da Verona €. Peggiora la situazione se si sceglie di volare con Ita Airways: 470,5 euro per un volo Milano-Palermo, 540,88 per la tratta Bologna Catania. 19 mar 2026 - Il fenomeno del caro voli, ormai strutturale nei periodi di alta domanda come le festività, continua a colpire in modo particolare la Sicilia, dove la mobilità dipende quasi esclusivamente dal trasporto aereo. La combinazione tra domanda concentrata in pochi giorni, offerta lim...

«Parlare in versi» è necessario come il pane, quanto i baci e le carezze

Nella giornata degli «Stati Generali della Lingua e Creatività Italiane nel Mondo», che si riuniscono oggi 29 novembre, a Roma, alla presenza del Presidente della Repubblica per parlare dell'Italiano di domani, Libreriamo pubblica uno studio molto interessante in base al quale il 63% degli italiani è alla ricerca di aforismi, frasi e versi per conquistare gli altri. Lo studio mette in risalto un bisogno di poesia e di parole importanti quanto gli abbracci, quanto i baci e le carezze. Lo studio viene presentato in occasione dell'uscita del volume 'Parlare in Versi' di Saro Trovato


29/11/2021 - "La poesia è vita e la vita ha bisogno di poesia. Le parole sono importanti perché creano relazione. La mancanza di parole adeguate da donare a chi ci sta vicino, genera inevitabilmente distacco, rottura, crisi". Ad affermarlo è Saro Trovato, sociologo, esperto in comunicazioni di massa, fondatore di Libreriamo, nato a Lentini, in provincia di Siracusa e naturalizzatosi a Milano, dove vive e lavora. 
E non è una pura coincidenza che se ne parli in occasione degli «Stati Generali della Lingua e Creatività Italiane nel Mondo», che si riuniscono oggi, lunedì 29 novembre, a Roma, presso la Farnesina, alla presenza del Presidente della Repubblica. Il tema è «L’Italiano di domani», una giornata di riflessione, dialogo e definizione di strategie per rilanciare e promuovere il Sistema Italia in un’ottica integrata di cultura, economia e innovazione, attraverso la valorizzazione della lingua italiana e delle energie creative del Paese.
«Libreriamo» ha effettuato uno studio molto interessante in base al quale ben il 63% degli italiani è alla ricerca di aforismi, frasi e versi per conquistare gli altri.
Lo studio, con più di 10mila interazioni web, mette in risalto un bisogno “d'attenzione e d'amore, troppo ‘se mi vuoi bene piangi’ per essere corrisposti”, direbbe Fabrizio De Andrè (in Amico fragile). Bisogno di parole importanti quanto gli abbracci, quanto i baci e le carezze.
Dallo studio di Libreriamo, che ha protratto il monitoraggio per sei mesi, attraverso la rete e i social, emerge un'esigenza di poesia per il 77% degli italiani. L’assenza di un linguaggio adeguato mette distanza, determina separazione.

Stentato, «infrettolosito» com’è dalla velocità, il linguaggio contemporaneo risente malamente dei telefonini, di un uso inappropriato di internet e dei social che impoveriscono la relazione (53%), rendendola banale (52%), brutta (49%) e volgare (47%). Perfino violenta (45%) e priva di emozioni (44%) e contenuto (41%).
Così il linguaggio e la lingua italiana si fanno più incomprensibili (39%) e pieni di simboli (38%), sintetici ed essenziali (35%).
Ma proprio in questo scenario, quasi 8 italiani su 10 hanno bisogno di poesia per la vita; necessità di attenzioni e parole fondamentali ‘come il pane’, come i baci e le carezze.

Il 77% degli italiani manifesta tale esigenza.anche perché, ricercando nel web frasi ed aforismi ‘pronto uso’, da adoperare in maniera suggestiva e smozzicata, non si procura un effettivo arricchimento culturale.
I versi taglia-incolla dei cercatori di aforismi (57%) non lascia spazio all'approfondimento culturale, non aspira a conoscere autore e contesto letterario. E spesso (17%) le interazioni fanno emergere errori palesi sull'origine stessa dei versi utilizzati, sull’autore, sul titolo e sulla data di pubblicazione.
Lo studio viene presentato in occasione dell'uscita il libreria del volume 'Parlare in Versi' di Saro Trovato (Newton Compton).

Qualche dato ulteriore:

L’uso estemporaneo dei versi non genera effettivo arricchimento culturale.
Fa taglia-incolla (57%) chi utilizza frasi e versi senza alcun approfondimento.
Il 22% degli italiani che ha utilizzato i versi nelle proprie interazioni ha dimostrato totale mancanza di conoscenza sull'origine del verso.
L’assenza di parole adeguate, per il 62% degli italiani, può essere fonte di frustrazione che può sfociare in rabbia (54% dei casi). Può generare vergogna (43%), impotenza (41%), sofferenza (35%), solitudine (31%), rassegnazione (22%).
Solamente il 9% ritiene di avere sempre le parole giuste al momento giusto.
Ma, da dove attingono gli italiani? Nel 77% dei casi dalla poesia, nel 53% dai libri, nel 51% dai testi delle canzoni, nel 45% dai film cinematografici.
I proverbi sono fonte di scelta per il 49% degli italiani, seguono i modi di dire come fonte d'ispirazione (nel 48% dei casi). Le frasi delle serie televisive vengono adottate nel 45% dei casi. Tra le frasi che vengono utilizzate anche quelle che arrivano dalle fonti d'informazione, segnalate nel 38% dei casi.

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