Sara Campanella: giovedì 3 aprile fiaccolata in ricordo della studentessa vittima di femminicidio a Messina

Giovedì 3 aprile fiaccolata in ricordo di Sara Campanella, studentessa del CdS in Tecniche di Laboratorio Biomedico dell'Università di Messina, vittima di femminicidio a Messina. Il corteo si muoverà fino a Piazza dell'Unione Europea, sede del Municipio.  Per la sua uccisione è stato individuato, quale soggetto fortemente sospettato, Stefano ARGENTINO, 27enne, di Noto (SR), anche lui studente nella stessa facoltà della giovane, rintracciato con il supporto dei Carabinieri di Siracusa. Messina, 1 apr. 2025 - Giovedì 3 aprile 2025, alle ore 19.30 con partenza prevista dal Cortile del Rettorato in Piazza Pugliatti, prenderà avvio una fiaccolata in ricordo di Sara Campanella, studentessa del CdS in Tecniche di Laboratorio Biomedico dell'Università di Messina, vittima di femminicidio. L'iniziativa, organizzata dall'Ateneo peloritano unitamente a tutte le Associazioni studentesche ed in collaborazione con il Comune di Messina, coinvolgerà la Comunità accademica ed è aper...

Antoci: condannati per diffamazione aggravata gli Scaffidi Fonti e Latteri

DIFFAMAVANO ANTOCI E PONEVANO DUBBI SULL’ATTENTATO: CONDANNATI. FRA ESSI SALVATORE SCAFFIDI, COMANDANTE DEL CORPO FORESTALE DI CARONIA, IL FRATELLO GIUSEPPE E LATTERI FRANCESCO

Patti, 17 dicembre 2021 – Avevano scritto commenti sui social nei quali si parlava di Giuseppe Antoci, a quell’epoca Presidente del Parco dei Nebrodi, ponendo tutta una serie di considerazioni ambigue sul suo operato e dubbiose in ordine all’agguato del 18 maggio 2016. E’ proprio per queste affermazioni, unite ad altre di diversa carica offensiva, intese a sviluppare concetti legati al professionismo dell'antimafia ed al carrierismo politico, che la Procura della Repubblica di Patti, coordinata dal Procuratore Angelo Cavallo, aveva emesso decreto di citazione a giudizio per diffamazione aggravata nei confronti di Scaffidi Fonti Giuseppe, Latteri Francesco e Scaffidi Fonti Salvatore, quest’ultimo Commissario del Corpo Forestale Regionale e Comandante del Distaccamento di Caronia in provincia di Messina. Oggi la sentenza del Tribunale di Patti, Giudice dott. Vincenzo Mandanici, che condanna i tre soggetti ai sensi e per gli effetti di cui all’art.595 III comma c.p. (diffamazione aggravata).
Altri procedimenti sono incardinati presso altre Procure e riguardano soggetti diversi, tutti rinviati a giudizio, che in questi anni hanno tentato di delegittimare l'operato del Presidente Antoci e la sua battaglia contro il malaffare.

“Apprendo con soddisfazione – ha dichiarato Antoci – la decisione del Tribunale di Patti che dà la giusta punizione a chi ha tentato di delegittimarmi diffamandomi. Un segnale anche a tutti coloro che hanno utilizzato false notizie per infangare anche attraverso condivisioni volontarie e scientifiche sui social. Anche per loro cominciano ad arrivare i primi guai giudiziari. Purtroppo la violenza che io attribuisco a questi atteggiamenti – continua Antoci - non è seconda certamente all’attentato mafioso subito da me e dalla mia scorta quel 18 di maggio. Le pallottole del fango fanno più male, perché colpiscono la dignità e dunque – ancora Antoci - proseguirò le azioni giudiziarie anche contro gli altri. Senza indugio”.

Le condanne rappresentano un chiaro e forte messaggio a chi, dopo il gravissimo attentato subito da Antoci e dagli uomini della sua scorta, aveva cercato di delegittimarlo, cercando di bloccare l’opera forte di contrasto alle mafie nel Paese, che dai Nebrodi è partita risalendo lo stivale.
“Un giorno – continua Antoci - un Magistrato in una manifestazione pubblica subito dopo l’attentato disse alla platea: “Se qualcuno adesso pensa di fermare Antoci delegittimandolo, sappia che se la vedrà con lo Stato”. Allora io non capii, ma poi sì… l’ho capito bene, sperimentando sulla mia pelle e quella della mia famiglia questo metodo assurdo e vigliacco della macchina del fango. Adesso la giustizia ne punisce gli autori”.

Sentenza Antoci, Aiello (Misto): Restituito onore a un uomo coraggioso

«Non posso che esprimere la mia gioia e la mia soddisfazione per la notizia della condanna nei confronti di chi ha messo in dubbio l’operato del mio amico Giuseppe Antoci e addirittura la veridicità dell’attentato che ha subito pur di onorare il suo ruolo di presidente de Parco dei Nebrodi». Lo dichiara Piera Aiello, deputata del gruppo Misto e testimone di giustizia sotto scorta per minacce mafiose.
«Tempo fa la stessa vicenda, ma con diversi protagonisti, è stata oggetto di una mia interrogazione parlamentare. Spero che accada lo stesso anche con loro.
Questa sentenza restituisce onore a un uomo coraggioso. Chi getta fango su onesti servitori delle istituzioni non può non pagare dazio».

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