Gibellina Capitale, un simbolo di resilienza e rinascita, la prova che dalle tragedie possono scaturire nuove energie vitali

"Nell'anniversario del terremoto del Belìce, il nostro primo pensiero va ancora una volta alle vittime e ai loro cari. Una perdita ed un dolore che certamente non si cancellano col tempo. 15/01/2026 -  E in questa ricorrenza non possiamo dimenticare che ancora per troppe persone il terremoto non è solo un ricordo, ma una realtà quotidiana fatta di una ricostruzione che per molti versi non ha ancora restituito la normalità e la dignità che le nostre comunità meritano.  Riconosciamo i passi avanti fatti, ma sappiamo che la strada non è compiuta. Uno stimolo a proseguire nel nostro impegno per sanare queste ferite e perché presto le nostre comunità ritrovino la piena normalità." "Gibellina è un simbolo di resilienza e rinascita, la prova concreta che dalle tragedie possono scaturire nuove energie vitali per le comunità e i territori. Il riconoscimento di Capitale italiana dell'arte contemporanea 2026 non è solo un prestigioso titolo, ma sarà uno strumento e un volan...

Giuseppe Di Matteo: Lupo mostra il "bunker" segreto in cui fu ucciso il piccolo disciolto nell'acido

Il giornalista di LA7, Danilo Lupo, torna sui luoghi in cui avvenne il crudele delitto del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio del pentito Santino Di Matteo, rapito a 12 anni e tenuto prigioniero per 779 giorni, prima di essere strangolato e poi sciolto nell'acido nitrico. Lupo mostra il "bunker" segreto in cui il piccolo Giuseppe fu ucciso.

26/03/2023 - Giuseppe Di Matteo, figlio del pentito Santino Di Matteo, fu rapito quando era appena dodicenne, tenuto prigioniero per ben 779 giorni, prima di essere strangolato a San Giuseppe Jato, l'11 gennaio 1996, nel tentativo di impedire che il padre, Santino Di Matteo, decidesse di collaborare con la giustizia. Santino Di Matteo - tuttavia - decise di collaborare con la giustizia e allorchè Giovanni Brusca, boss di San Giuseppe Jato, venne condannato all'ergastolo per l'omicidio di Ignazio Salvo, ordinò ad Enzo Brusca, Vincenzo Chiodo e Giuseppe Monticciolo di uccidere il piccolo Giuseppe, che venne strangolato e disciolto nell'acido: era l'11 gennaio 1996, la sua prigionia era durata venticinque mesi.
L'ordine di ucciderlo era stato impartito da Matteo Messina Denaro, Giuseppe Graviano e Leoluca Bagarella. Nel corso del processo,Vincenzo Chiodo raccontò i dettagli macabri e orribili del delitto e le sue modalità.
Il piccolo Giuseppe Di Matteo, nato a Palermo il 19 gennaio 1981, fu rapito il pomeriggio del 23 novembre 1993, all’età di dodici anni, in un maneggio di Villabate, da un gruppo di mafiosi che agivano su ordine di Giovanni Brusca, allora latitante e boss di San Giuseppe Jato.

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