24/7/2009 - Gli incendiari hanno due complici: la scarsa manutenzione del territorio e fenomeni estremi. E' la posizione espressa dal WWF che ha stilato la mappa dei 17 hot spots italiani, aree di maggior pregio naturalistico a rischio incendi. Il decalogo contro il rischio.
Per il WWF è la mancata manutenzione del territorio il motivo principale a cui risalire per comprendere la virulenza degli incendi che stanno divorando il nostro territorio e quello di Francia, Corsica, Spagna, Grecia, dove la Sardegna ha vissuto persino drammi umani.
In Sardegna, in particolare, le piogge insolitamente intense di questa primavera hanno rinvigorito la vegetazione del sottobosco e dei campi, un’enorme massa vegetale improvvisamente disseccata da un rovente periodo pre-estivo. Questo duplice fenomeno climatico estremo ha prodotto una ‘miccia’ vegetale micidiale anche per il più piccolo focolaio di incendio, un rapporto causa-effetto non debitamente considerato.
“Quello degli incendi non è un appuntamento che ci deve ‘sorprendere’: è importate arrivare preparati, come d’inverno ci prepariamo ad un’influenza. Ed il rimedio migliore sta proprio nella manutenzione del territorio, un’opera da svolgere durante tutto l’anno soprattutto viste le condizioni climatiche estreme che il Mediterraneo dovrà affrontare sempre più nei prossimi anni – ha dichiarato Stefano Leoni, Presidente del WWF Italia – Basterebbe, ad esempio, rimuovere nel periodo pre-estivo le sterpaglie cresciute durante la primavera per attutire l’effetto ‘innesco’ che queste producono. Ed è proprio per la manutenzione del territorio che il WWF rivolge l’appello a tutti proprietari di terreni e alle varie autorità competenti, soprattutto in prossimità di aree boschive. Con semplici interventi di cura e attenzione in periodo pre-estivo si potrebbero ridurre notevolmente quegli inneschi incendiari dolosi da sempre legati a contese tra allevatori o a episodi di teppismo”.
Fondamentale per il WWF è poi l’opera dei Comuni chiamati a prevenire le speculazioni sui terreni ormai ‘svalutati’ dal passaggio del fuoco attraverso l’aggiornamento del Catasto incendi: in Sardegna sono soprattutto i comuni costieri ad essere in ritardo rispetto a quest’obbligo, un fenomeno che espone queste aree a future mire edilizie e deturpanti.
UN FUOCO CHE PAGHIAMO CARO
Oltre alle vittime umane, spesso coinvolte negli episodi incendiari più gravi, il ‘bene’ natura’ è quello più colpito. Secondo uno studio del WWF condotto in Spagna, il danno economico causato dagli incendi forestali corrisponde a 5.500 euro per ettaro di bosco incendiato, senza considerare i danni permanenti e il valore delle specie animali e vegetali distrutte. Le foreste offrono infatti servizi naturali importantissimi per la vita dell’uomo e dell’ambiente: consentono la regolazione dell’atmosfera, del clima, la protezione da inondazioni, siccità, frane, dissesto idrogeologico, la regolazione del ciclo dell’acqua, l’approvvigionamento idrico, la ricarica delle falde e la variabilità biologica oltre ai benefici che derivano dal valore estetico, ricreativo e turistico.
Le aree percorse dal fuoco hanno tempi di recupero molto lenti, in relazione alla frequenza, all’estensione e alla complessità dell’ecosistema colpito. Occorrono circa 100 anni a un bosco di latifoglie, come le faggete e quercete, per recuperare, la macchia mediterranea alcune decine.
In Italia dalla metà degli anni ottanta ai primi anni del 2000 gli incendi boschivi hanno distrutto circa 1.100.000 ettari di superficie boscata, pari ad una regione più grande dell’Abruzzo.
Drammatico anche l'impatto sulla fauna: è stato calcolato che un incendio distruttivo di un ettaro di pineta può causare la morte di 300 uccelli, 400 piccoli mammiferi e 5 milioni di insetti: un danno diretto e immediato per la fauna al quale si aggiunge anche la frammentazione degli habitat che inficerà il successo riproduttivo delle stagioni successive.
17 HOT SPOTS IN ITALIA: AREE RICCHE E VULNERABILI
Il nostro paese custodisce aree preziose dal punto di vista della biodiversità che hanno bisogno di un’attenzione particolare: incrociando i dati sul valore ambientale e il rischio incendi il WWF ha stilato la Mappa degli HOT SPOTS, 17 aree più vulnerabili agli incendi estivi e di maggiore pregio naturalistico, tra cui spiccano proprio le regioni più colpite in questi giorni: Sardegna (Sulcis-Iglesiente, Sarrabus-Gerrei, Gennargentu-Supramonte-Orosei, Monte Limbara, Costa da S.Teodoro a Portobello di Gallura-Bocche di Bonifacio), Toscana (Alpi Apuane-Garfagnana e Maremma Tosco-laziale), e Puglia.
In queste 17 aree segnalate dal WWF vivono specie preziose particolarmente vulnerabili agli incendi estivi, perché spesso coincidono col loro periodo riproduttivo: ci sono anfibi come la Rana di Lataste, la Salamandra pezzata appenninica, il Discoglosso sardo; rettili tra cui la Lucertola delle Eolie, la Testuggine di Hermann, il Cervone, la Lucertola ocellata, ecc. Gli uccelli più colpiti sono la Colombella, il Nibbio reale, il Biancone, la Beccaccia, il Falco pecchiaiolo, l’Albanella minore, l’Astore, il Gufo reale, molte specie di picchi, il Frosone; tra i mammiferi il Quercino sardo, il Cervo sardo, il Capriolo italiano, il Gatto selvatico, la Martora e almeno 5 specie di pipistrelli legati agli ecosistemi forestali. Altre specie, con minore grado di rischio di estinzione come Istrice e Lepre, sono comunque colpite dagli incendi perché incapaci di allontanarsi rapidamente dal fuoco.
Nel suo Dossier Incendiometro il WWF ha anche stilato un DECALOGO di azioni per la prevenzione e lotta agli incendi boschivi, tra cui la mappa delle aree più a rischio, il coordinamento degli enti territoriali per sorveglianza e avvistamento intervento, punti di avvistamento permanenti, pattuglie mobili di pronto intervento, collegamento radio con frequenze uniche per i soggetti coinvolti, flotta aerea pronta all’uso, opere di prevenzione (bacini viali parafuoco, sentieristica, manutenzione territorio), divieto di accesso di mezzi privati nelle zone forestali più vulnerabili, campagne di sensibilizzazione permanenti, censimento e mappa dei comuni colpiti.
IL DECALOGO DEL WWF PER UNA EFFICACE AZIONE DI PREVENZIONE E LOTTA AGLI INCENDI BOSCHIVI
Per una lotta efficace contro gli incendi boschivi, comunque, non servono solo sanzioni più severe e più mezzi per lo spegnimento del fuoco, è indispensabile un coordinamento tra i diversi Enti che operano sul territorio, una sorveglianza attiva delle aree a maggior rischio di incendi o di maggior valore ambientale e naturalistico, l’avvistamento degli incendi e l’intervento tempestivo per ridurre al minimo la superficie percorsa dal fuoco e i relativi danni all’ambiente ed alle persone.
Fermare la devastazione del fuoco nei nostri boschi sembra una sfida impossibile: ogni anno si parla
di emergenza, si chiedono maggiori risorse di mezzi e uomini, si auspicano maggiori sanzioni penali. Molto di questo è stato fatto ma l’emergenza incendi sembra inarrestabile e senza possibile soluzione. Per il WWF accanto ad una doverosa opera di repressione e un’azione di investigazione per prevenire e punire gli autori degli incendi, è indispensabile avviare una azione di prevenzione per conseguire l’obiettivo della riduzione del danno ambientale e sociale che ogni anno centinaia di incendi determinano lungo la Penisola.
In particolare il WWF ritiene indispensabile:
- LA MAPPA DELLE AREE A RISCHIO. Individuare in ogni regione le aree a maggiore rischio di incendi boschivi e le aree di maggiore valore ambientale e naturalistico dove è prioritario avviare una attività di vigilanza permanente. Questa attività, essenziale per la prevenzione dei danni ambientali ed economici conseguenti agli incendi, deve essere svolta principalmente attraverso gli adempimenti previsti all’art.3 della legge quadro 353/2000 per i “Piani regionali per la programmazione delle attività di previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi” individuando le zone ad alto rischio e le altre aree in apposite planimetrie. Ai fini soprattutto della prevenzione è importante anche l’identificazione dei boschi a maggiore rischio come “obiettivi sensibili” di vigilanza primaria ad opera di tutte le forze di polizia, seguendo l’ottimo esempio del Prefetto di Terni.
- COORDINAMENTO DEGLI ENTI TERRITORIALI. Coordinare tra loro i diversi Enti che operano direttamente e indirettamente sul territorio per la sorveglianza e l’avvistamento degli incendi boschivi e per l’intervento sul fuoco. Essenziale è la collaborazione tra gli Enti locali, lo Stato e gli Enti gestori delle aree protette, al fine di dare la priorità nelle attività di prevenzione degli incendi ai territori dei Parchi nazionali e regionali e nelle altre aree ad alto valore di biodiversità (in particolare le aree che fanno parte della “Rete europea Natura 2000) . Casi virtuosi >>
- PUNTI DI AVVISTAMENTO. Attivare nelle aree più a rischio o di maggiore pregio ambientale (Parchi e Riserve naturali o SIC - siti di interesse comunitario della rete Natura 2000) punti di avvistamento permanenti nel periodo dichiarato ad elevato rischio di incendi boschivi. L’avvistamento non impedisce direttamente il fatto doloso o colposo ma il presidio del territorio scoraggia i malintenzionati e consente una più efficace azione di controllo e repressione. Per il presidio di questi punti di avvistamento possono essere attivate cooperative di giovani locali il cui compenso deve prevedere un premio in relazione al minor numero di incendi verificatisi nell’area sottoposta a vigilanza, utile per interrompere il pericoloso legame tra attività di spegnimento degli incendi ed opportunità di lavoro in molte aree del nostro paese (nel sud dell’Italia in particolare). I punti di avvistamento devono prevedere turni di lavoro in grado di assicurare un presidio nelle ore più critiche della giornata. Ogni punto di avvistamento dovrebbe essere presidiato da due persone dotate di attrezzatura essenzia le come cartina topografica dell’area, binocolo, apparato radio e tenda per ripararsi dal sole e dalla pioggia.
- PATTUGLIE MOBILI DI PRONTO INTERVENTO. Prevedere insieme ai punti di avvistamento le pattuglie mobili, con attrezzature e materiali per il pronto intervento sul fuoco, in contatto radio diretto con i diversi punti di avvistamento e la centrale operativa. Le pattuglie, oltre a garantire un presidio del territorio, sono in grado di raggiungere in tempi rapidi la località dove viene segnalato il pennacchio di fumo, verificare la fonte e l’entità dell’incendio, intervenire direttamente su piccoli focolai o dare l’allarme alla centrale operativa nel caso in cui l’incendio abbia proporzioni non più controllabili direttamente. Questo presidio mobile sul territorio consentirebbe, oltre alla riduzione dei tempi di intervento, di ottimizzare l’utilizzo dei mezzi e delle squadre antincendio. La rapidità dell’intervento delle squadre operative antincendio, se non risolve il problema del numero degli incendi, permette invece di limitare con efficacia la superficie percorsa dal fuoco e quindi il danno reale al patrimonio boschivo. Anche l’attivazione di queste pattuglie mobili potrebbe consentire una occasione di occupazione stagionale basata sulla prevenzione degli incendi e non esclusivamente sull’opera di spegnimento.
- COLLEGAMENTO RADIO CON FREQUENZA UNICA. Attivare per tutti i soggetti coinvolti nell’avvistamento e nella sorveglianza degli incendi una frequenza radio unica collegata alla centrale operativa del Corpo Forestale dello Stato. Oggi Province, Comunità Montane, Organizzazioni del volontariato e Corpo Forestale dello Stato operano su frequenze radio diverse, non riuscendo così a comunicare tra loro e sapere cosa i vari Enti stanno facendo nello stesso momento.
- FLOTTA AEREA PRONTA ALL’USO. Potenziare ulteriormente la flotta aerea destinata all’intervento sul fuoco e prevedere una dislocazione dei mezzi aerei sul territorio nazionale in relazione alle aree forestali a maggior rischio di incendio e di maggior valore ambientale e naturalistico.
- OPERE DI PREVENZIONE: BACINI, VIALI PARAFUOCO, SENTIERISTICA. Assicurare in via preventiva alcune opere forestali nelle aree con maggior rischio di incendi. Tutti gli interventi di governo del territorio e del bosco svolgono una funzione diretta o indiretta di prevenzione degli incendi, in particolare la costruzione di piccoli invasi d’acqua da utilizzare per il rifornimento delle autobotti e degli elicotteri, la realizzazione dei viali parafuoco e la corretta manutenzione della rete viaria di servizio, compresa anche una adeguata senti eristica, manutenzione del territorio attraverso la rimozione di sterpaglie e masse vegetali secche nel periodo pre-estivo.
- DIVIETO DI ACCESSO. Chiusura al transito di mezzi motorizzati privati delle strade che attraversano le zone forestali più vulnerabili, e delle strade che penetrano più profondamente
nelle aree forestali e sono più difficili da controllare.
- CAMPAGNE DI SENSIBILIZZAZIONE PERMANENTI. Realizzare campagne di sensibilizzazione sui rischi degli incendi boschivi e di informazione sulle sanzioni penali cui incorre chiunque provochi, anche involontariamente, un incendio. Oltre che diffusa, l’informazione deve essere anche permanente, evitando quella episodicità spesso stimolata dall’ennesima stagione di emergenze sul fronte del fuoco.
- CENSIMENTO E MAPPA DEI COMUNI COLPITI. Garantire il censimento tempestivo da parte dei Comuni di tutte le aree percorse dal fuoco e la realizzazione delle relative cartografie informatizzate, evidenziando le aree dove gli incendi si ripetono con maggiore frequenza per orientare le investigazioni di polizia, la prevenzione del dolo e per una migliore gestione dell’attività di vigilanza e di intervento sul fuoco. Per le aree percorse dal fuoco escludere l’automatismo degli interventi di riforestazione, privilegiando interventi di bonifica che favoriscano la rinaturalizzazione spontanea della vegetazione, la natura riesce in molti casi a sanare da sola le ferite inferte dall’uomo, quello che chiede è solo tempo. Spesso gli interventi di riforestazione (oltre ad essere inutili o dannosi dal punto di vista ecologico) costituiscono un’altra occasione di speculazione economica che alimenta direttamente o indirettamente l’industria degli incendi boschivi.
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