“Liberi di scegliere”, al Pagliarelli un incontro per dare un orizzonte a chi sconta una pena in carcere

Al carcere Pagliarelli incontro “Liberi di scegliere” con presidente commissione Antimafia Ars.  “Il carcere è un pezzo di città che non può essere abbandonato. Iniziative come queste servono a stimolare la voglia di cambiare in chi è 'dentro' facendolo sentire meno solo e dando una seconda possibilità”.   Palermo, 12 giugno - Dare un orizzonte di cambiamento a chi sconta una pena in carcere: è questo il senso dell'iniziativa “Liberi di scegliere”, ispirata alla legge approvata dall'Ars che aiuta il reinserimento di madri e minori lontano dai contesti mafiosi di provenienza, che possono così costruire un'alternativa a un destino già segnato.  All'incontro tra rappresentanti delle istituzioni e un centinaio di detenuti, previsto per lunedì 15 giugno alle ore 9.30 alla casa circondariale Pagliarelli, interverrà il presidente della commissione regionale Antimafia, Antonello Cracolici.  “Le carceri non possono essere luoghi di promozione dei 'valori' della c...

“LUCI A SIRACUSA”, “SENZA JABBU”: L’AUTRICE PRESENTA LA PROPRIA OPERA

23/02/2010 - Scritto ed interpretato da Nadia Spicuglia con la partecipazione affettuosa di Doriana La Fauci, inserito nel cartellone di “Luci a Siracusa”, per l’organizzazione dell’Arci Siracusa, andrà in scena domenica 7 marzo, alle 18.30 all’Antico Mercato di Ortigia, la piece teatrale “SENZA JABBU ovvero anche così si fanno i bambini”. La messa in scena è di Christian Bonatesta, il disegno delle luci di Carlo Sisalli. L’ingresso è libero fino ad esaurimento posti.
“Un sogno premonitore: l’annuncio di una gravidanza inaspettata e una domanda tra tanti ricordi: com’è che si fanno i bambini? La protagonista di questa storia, rimasta orfana in tenera erà, viene affidata alla nonna paterna, una donna profondamente insensibile e severa. Una sera, costretta ad uscire di nascosto per andare ad una festa, è vittima di violenza da parte di un uomo che la distrugge e genera un frutto amaro nel suo grembo…”: questa in sintesi la trama.

“Senza jabbu” è una storia antica, che si tramanda da sempre di generazione in generazione. Vuole essere la rottura di silenzi intrappolati dall’ignoranza, dal pudore, dall’incoscienza, dalla violenza o dalla non curanza. I genocidi non sarebbero mai più dovuti accadere, ma guerre e scontri etnici sono costantemente sotto i nostri occhi offrendoci ripetutamente messaggi di disumanità dell’uomo verso l’uomo, trasformando inevitabilmente i corpi delle donne in campi di battaglia. Storie di nascite e di perdite di possibilità negate o semplicemente non colte. Ma sono storie vissute o sono solo un sogno? Quello che ci stanno raccontando è la verità o è il frutto di un’immaginazione deformata?

Di violenza non si parla soprattutto da quando alla violenza si è abituati se non addirittura assuefatti. Allora la scelta è quella di non parlarne sottoforma di saggio, ma di lasciarla rivivere attraverso il lavoro dell’attrice, attraverso piccoli gesti, frammenti di frasi e ricordi che affiorano sul palco e sulla pelle. Avremmo tanto voluto essere i figli delle stelle (e chissà… forse in parte lo siamo) ma in realtà siamo i figli dell’odio, dell’arroganza, del terrore, dello sfruttamento e delle guerre. “Senza jabbu” è una storia vera avvenuta in Sicilia, e non solo: è il racconto di tante storie vere di donne e di bambini, di uomini e donne, di generazioni. L’attrice come elemento principale: dunque è attraverso lei (e con lei) che si intraprende un percorso personale, intimo, per risvegliare (o rieducare) i sensi e con essi ritrovare la capacità di sdegnarsi o di provare disgusto. Assecondando la direzione del proprio sguardo, verso un orizzonte che si ribalta e rimanda ad una realtà che si alterna ad altre, una vita in mezzo a tante vite e dietro di esse una sola inevitabile domanda: <>. <<“Senza jabbu” è una presa di coscienza che attraverso un linguaggio poetico racconta il bene che mi ha generato – afferma Nadia Spicuglia -, le difficoltà di affrontare e superare momenti difficili, le violenze fisiche e psicologiche di cui si è vittime inconsapevoli che molto spesso costringono a restare in silenzio per paura, per la vergogna. “Senza jabbu” racconta, attraverso un lavoro di recupero, memorie e fatti, affinché rimangano impresse nei ricordi…“senza meravigliarsi”>>.

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