23/02/2010 - Scritto ed interpretato da Nadia Spicuglia con la partecipazione affettuosa di Doriana La Fauci, inserito nel cartellone di “Luci a Siracusa”, per l’organizzazione dell’Arci Siracusa, andrà in scena domenica 7 marzo, alle 18.30 all’Antico Mercato di Ortigia, la piece teatrale “SENZA JABBU ovvero anche così si fanno i bambini”. La messa in scena è di Christian Bonatesta, il disegno delle luci di Carlo Sisalli. L’ingresso è libero fino ad esaurimento posti.
“Un sogno premonitore: l’annuncio di una gravidanza inaspettata e una domanda tra tanti ricordi: com’è che si fanno i bambini? La protagonista di questa storia, rimasta orfana in tenera erà, viene affidata alla nonna paterna, una donna profondamente insensibile e severa. Una sera, costretta ad uscire di nascosto per andare ad una festa, è vittima di violenza da parte di un uomo che la distrugge e genera un frutto amaro nel suo grembo…”: questa in sintesi la trama.

“Senza jabbu” è una storia antica, che si tramanda da sempre di generazione in generazione. Vuole essere la rottura di silenzi intrappolati dall’ignoranza, dal pudore, dall’incoscienza, dalla violenza o dalla non curanza. I genocidi non sarebbero mai più dovuti accadere, ma guerre e scontri etnici sono costantemente sotto i nostri occhi offrendoci ripetutamente messaggi di disumanità dell’uomo verso l’uomo, trasformando inevitabilmente i corpi delle donne in campi di battaglia. Storie di nascite e di perdite di possibilità negate o semplicemente non colte. Ma sono storie vissute o sono solo un sogno? Quello che ci stanno raccontando è la verità o è il frutto di un’immaginazione deformata?
Di violenza non si parla soprattutto da quando alla violenza si è abituati se non addirittura assuefatti. Allora la scelta è quella di non parlarne sottoforma di saggio, ma di lasciarla rivivere attraverso il lavoro dell’attrice, attraverso piccoli gesti, frammenti di frasi e ricordi che affiorano sul palco e sulla pelle. Avremmo tanto voluto essere i figli delle stelle (e chissà… forse in parte lo siamo) ma in realtà siamo i figli dell’odio, dell’arroganza, del terrore, dello sfruttamento e delle guerre. “Senza jabbu” è una storia vera avvenuta in Sicilia, e non solo: è il racconto di tante storie vere di donne e di bambini, di uomini e donne, di generazioni. L’attrice come elemento principale: dunque è attraverso lei (e con lei) che si intraprende un percorso personale, intimo, per risvegliare (o rieducare) i sensi e con essi ritrovare la capacità di sdegnarsi o di provare disgusto. Assecondando la direzione del proprio sguardo, verso un orizzonte che si ribalta e rimanda ad una realtà che si alterna ad altre, una vita in mezzo a tante vite e dietro di esse una sola inevitabile domanda: <
>. <<“Senza jabbu” è una presa di coscienza che attraverso un linguaggio poetico racconta il bene che mi ha generato – afferma Nadia Spicuglia -, le difficoltà di affrontare e superare momenti difficili, le violenze fisiche e psicologiche di cui si è vittime inconsapevoli che molto spesso costringono a restare in silenzio per paura, per la vergogna. “Senza jabbu” racconta, attraverso un lavoro di recupero, memorie e fatti, affinché rimangano impresse nei ricordi…“senza meravigliarsi”>>.
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