
Palermo, 07/04/2010 - Ritornano a L’Aquila oggi 7 aprile i geologi d’Italia per fare sentire la loro voce ma soprattutto per ribadire definitivamente una informazione corretta sul come e sul perché troppo spesso in Italia eventi naturali diventano una calamità. I presidenti degli Ordini Regionali dei Geologi di Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Molise,
Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna ed il Consiglio Nazionale dei Geologi, esprimono con un comunicato congiunto il loro nuovo incontro nella terra d’Abruzzo: “A distanza di un anno –ci annunciano i geologi d’Italia - certamente tante cose sono state fatte ma tanto resta ancora da fare. La ricostruzione è solo all’inizio, con tutti gli enormi problemi connessi, con una lista enorme di monumenti da salvare e un drastico rallentamento delle donazioni man mano che l’interesse va scemando, il tutto in una realtà “sociale” di un paese ancora sconvolto, scompaginato, fatto di gente che ha perso molti riferimenti e un’economia fortemente sofferente”.

I presidenti dei vari Ordini regionali dei geologi d’Italia, non solo si chiedono cosa ha capito la gente di tutto quanto accaduto e, in particolare, di questo terremoto, ma fanno un’attenta disamina delle responsabilità “culturali” quali le scarse risorse economiche messe in campo dalle istituzioni per la conoscenza del territorio e per la prevenzione, le realtà delle costruzioni in prossimità di faglie ed in zone altamente vulnerabili alle sollecitazioni sismiche che si conoscevano, come si conosceva peraltro la vulnerabilità sismica di numerosi edifici crollati, ecc.. “I geologi – continua la nota - combattono da sempre contro l’arretratezza culturale che li relega troppo spesso a ruoli paranaturalistici senza il riconoscimento del nesso evidente tra caratteristiche geologiche del territorio e corretta tecnica del costruire. Nonostante adesso ci sono le Nuove Norme Tecniche sulle Costruzioni (Ntc DM 14 gennaio 2008, ndr), il ruolo della conoscenza geologica è troppo sminuito rispetto alle reali necessità di una maggiore e più approfondita conoscenza dei sistemi geologici e delle sue dinamiche.

Benché il terremoto dell'Aquila abbia dimostrato ancora una volta, se ancora ce ne fosse stato bisogno, quanto la conoscenza geologica sia importante –affermano i geologi d’Italia - , quanto l’effetto sito sia stato determinante nella conta dei danni, il ruolo del geologo continua ad essere assolutamente secondario”. Inoltre, il presidente dei geologi di Sicilia Gian Vito Graziano, incalza poi sulla microzonazione sismica e, insieme ai presidenti degli altri Ordini del Paese, chiede “Se si doveva aspettare un terremoto così disastroso per iniziare a parlare, in Abruzzo come in tante altre Regioni, di microzonazione sismica. Eppure in un Paese sismico come l’Italia, la microzonazione sismica deve essere resa obbligatoria per tutti i Comuni, dando alle amministrazioni i fondi necessari e precise direttive.
I Comuni – continuano i geologi della penisola - devono essere messi in condizione di poter revisionare i propri strumenti urbanistici sulla base di una profonda conoscenza geologica, geomorfologica e sismica del proprio territorio, ossia sulla conoscenza delle sue criticità, della sua vulnerabilità e dei suoi pericoli reali”. Un altro grande neo riguarda i controlli dei lavori svolti dai liberi professionisti geologi da parte degli uffici preposti, i quali spesse volte, quando sono effettuati, riguardano professionalità che con le scienze geologiche non hanno nulla a che fare: “Ma c’è anche la necessità di controlli degli elaborati - dichiarano i geologi -, controlli che spesso oggi sono demandati a professionalità che non hanno una formazione e preparazione culturale nelle complesse discipline delle Scienze della Terra.

Esiste un problema culturale ma anche di “sensibilità” che solo chi ha un curriculum di studi adeguato può efficacemente mettere in campo a servizio della conoscenza, della prevenzione e della riduzione dei rischi geologici, a partire dalle primissime fasi dell’emergenza, ma anche della post emergenza. I geologi – concludono i professionisti italiani - continuano ad essere quasi totalmente assenti nelle amministrazioni pubbliche abruzzesi come in tante altre realtà regionali. Ed a distanza di un anno dal terremoto nulla è cambiato né in termini di organizzazione delle strutture regionali né in termini di normative a favore di una maggior sicurezza”.
Antonio Gallitto
Resp. Ufficio Comunicazione
Geologi di Sicilia
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L'Aquila: Le prime ore dell'emergenza
Alle 3.32 del 6 aprile 2009 un violento terremoto colpisce L’Aquila e il territorio abruzzese.
Magnitudo: 5.9 della scala Richter (dato ricalcolato*) - Magnitudo Momento 6.3 - Profondità: 8.8 chilometri.
4.15: si riunisce l’Unità di Crisi della Protezione civile → 4.40: si riunisce il Comitato Operativo della Protezione civile
Nelle ore immediatamente successive al terremoto si attiva il Sistema nazionale della Protezione civile:
- operazioni di ricerca e soccorso
- allestimento delle aree di accoglienza della popolazione
- pronta disponibilità di alloggio negli alberghi della provincia e della costa abruzzese
- fornitura di pasti ed assistenza sanitaria
- rilievi sul campo per la ricognizione del danno e la valutazione delle intensità macrosismiche.
Nelle prime 48 ore vengono assistite dalla Protezione civile quasi 28mila persone. Il picco massimo tra aprile e maggio sfiora le 67.500 persone assistite.
Un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dichiara lo stato di emergenza e nomina Commissario delegato, fino a dicembre 2009, il Capo della Protezione Civile. L’incarico sarà poi prorogato fino al 31 gennaio 2010. Il 1 febbraio Guido Bertolaso passa le consegne al nuovo Commissario Delegato, Gianni Chiodi, Presidente della Regione Abruzzo, assicurando, per l’intero mese, l’affiancamento alla nuova Struttura di gestione dell’emergenza da parte di una Struttura tecnica di missione del Dipartimento della Protezione civile. Restano di diretta competenza del Dipartimento alcune attività residue relative alla realizzazione di alloggi provvisori.
* Il valore inizialmente calcolato dall’INGV – Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia era pari a 5.8 della scala Richter. L’attuale valore di 5.9 è stato determinato da calcoli successivi di maggiore precisione.
I sopralluoghi per l'agibilità e le altre attività tecniche
Nei primi 60 giorni sono stati svolti oltre 50.000 sopralluoghi per verificare le condizioni di sicurezza dei fabbricati e stabilirne l’agibilità sismica. Complessivamente, fino a marzo 2010 sono stati svolti 80.000 sopralluoghi, di cui alcuni per seconde verifiche, su un totale di 73.521 edifici. Tutto il rilievo è stato svolto grazie alla collaborazione di più di 5.000 tecnici volontari provenienti da tutta l’Italia.
Al momento le verifiche di agibilità non sono terminate: c’è un residuo di poche centinaia di ispezioni, per richieste di secondo sopralluogo sulla base di perizia tecnica di parte, richieste di primo sopralluogo giunte in ritardo o sopralluoghi per la revisione degli esiti F (edificio inagibile per rischio esterno).
Questi gli esiti delle verifiche di agibilità aggiornati a marzo 2010:
edifici privati
edifici pubblici
patrimonio culturale
Agibile (A)
52%
53,6%
24,1%
Parzialmente o temporaneamente inagibile (B, C)
15,9%
25,2%
22,2%
Totalmente inagibile (E) o inagibile per rischio esterno (F)
32,1%
21,2%
53,7%
Esiti definitivi di agibilità
71.302
2.219
1.800
Nell’immediato dopo terremoto sono stati svolti sopralluoghi macrosismici per la determinazione delle intensità nelle diverse località, per avere già nelle prime 48 ore un quadro abbastanza completo e affidabile della distribuzione delle intensità sul territorio. Questi rilievi sono poi proseguiti per alcune settimane su altre località e ulteriori verifiche.
Oltre alle verifiche sugli edifici sono stati svolti circa 130 sopralluoghi in varie località, per valutare la pericolosità di situazioni critiche di tipo geologico e idrogeologico (principalmente frane) determinate dal terremoto e da successivi fenomeni meteorologici. Durante i sopralluoghi, sono state anche prese decisioni immediate sulle necessarie contromisure per contrastare situazioni di immediato pericolo.
Le reti di monitoraggio del Dipartimento hanno costantemente operato durante e dopo il terremoto, consentendo di avere dopo appena un’ora una valutazione strumentale della severità della scossa in diversi punti della zona epicentrale. Le reti di monitoraggio sono state ampliate dopo il terremoto per tenere sotto controllo il territorio e alcune strutture fondamentali in cui erano ospitate le attività dell’emergenza (tra queste la palazzina comando della scuola della Guardia di Finanza a Coppito).
Per favorire l’avvio della ricostruzione, il Dipartimento della Protezione Civile ha promosso e coordinato insieme alla Regione Abruzzo gli studi di microzonazione, con la collaborazione di circa 200 ricercatori ed esperti. Gli studi hanno portato alla realizzazione di mappe di microzonazione sismica di livello 3 di tutte le aree interessate dalla ricostruzione che hanno subito un’intensità sismica maggiore o uguale a 7 nella scala MCS. Le mappe sono oggi disponibili su sito www.protezionecivile.it. Allo stesso fine sono state prodotte linee guida per le indagini sperimentali sulle strutture e sui terreni e per gli interventi sugli edifici danneggiati.
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