
14/04/2010 – Signor Presidente, onorevoli colleghi, comincio col ringraziarvi perché aderendo ad una richiesta pervenuta da parte dei gruppi politici mi si consente di rispondere ai tanti interrogativi che sono sorti nel cuore e nella mente dei siciliani, oltrechè dei parlamentari qui presenti a seguito delle notizie che mi riguardano, di una vicenda giudiziaria dai contorni (devo dire) ancora dai contorni abbondantemente nebulosi, a partire dal 29 marzo scorso.
A proposito di nebulosità, io devo ai Parlamentari che mi ascoltano, a cominciare da lei - signor Presidente - che attraverso di loro ma anche attraverso i mezzi di comunicazione, che ringrazio per la presenza, che può apparire incredibile che per una vicenda giudiziaria (riteniamo) che investe il Presidente della Regione Siciliana e mette a repentaglio la sopravvivenza di questo Governo, che presiedo, che sono stato chiamato a presiedere dai siciliani, la sopravvivenza dell’Assemblea – naturalmente – e della legislatura di cui siamo protagonisti, chi vi parla non abbia ricevuto a tutt’oggi neppure un avviso di garanzia; chi vi parla non ha ricevuto neppure un avviso di garanzia. Sembra incredibile, come dicevo, ma è vero!
Infamanti accuse, abbiamo detto, calunnie e oltraggi che mi sono stati rivolti da una sorta di magistratura parallela, perché questo è il ruolo che è stato affidato a certa stampa: da chi non lo sappiamo, lo vogliamo sapere, e dovrà essere la magistratura, quella vera a svelarcelo.
E io, chiedendo scuse se involontariamente (come dire) ho determinato un equivoco, voglio chiarire che parlando di invio di ispettori e rivolgendomi al ministro della Giustizia (ne parlavo avant’ieri) non invitavo il ministro a fare la stessa cosa a Catania, dove veniva aggredito mediaticamente il Presidente della Regione Siciliana, grazie a una fuga di notizie che il Procuratore della Repubblica definiva “dovute a una manovra politica”, semmai lamentavo (credo che tratti di un sentimento che ha attraversato la mente di tutti) una palese disparità per l’intervento (quello fulmineo) di un’altra procura laddove ad opera degli stessi due giornalisti si era registrata analoga fuga di notizie, stavolta a carico del Presidente del Consiglio.
Una aggressione mediatica, quella del 29 di marzo, congegnata da menti raffinate e costruita su voci e su intercettazioni, a partire dalle dichiarazioni di un ex collaboratore di giustizia, per le quali era stata per ben due volte richiesta l’archiviazione presso gli uffici competenti della magistratura catanesi, sicuramente sempre egualmente intransigenti e rigorosissimi nel vagliare e nel negare eventualmente, o consentire o accettare richieste di archiviazione.
Di tale Avola queste dichiarazioni, un pluriomicida e rapinatore, che risulta (stavolta non da voci ma ufficialmente, in sentenze del Tribunale di Palermo, e della Corte di Assise di Appello di Catania) personaggio non attendibile (cito), personalità inquietante; la sua scelta di collaborazione con la giustizia ritenuta inaffidabile ed anche ritenuto come solito accusare grossi nomi della finanza e della politica per dare nell’occhio. Un uomo che non ho mai visto e col quale ho chiesto che mi si metta a confronto, in video registrazione pubblica (se possibile, per carità, credo che non sia possibile, ma se possibile…).
Mentre non ho mai posseduto, lo sanno tutti a Catania, non ho avuto la disponibilità delle auto che egli dichiara che avrei usato. mai frequentato un bar che egli ha indicato. mai conosciuto o incontrato il capo della mafia della Sicilia orientale, Santapaola…
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