Francesca Albanese, Relatrice Speciale ONU per i diritti umani: Acquedolci ospiterà l'incontro online

Acquedolci ospiterà l'incontro online con Francesca Albanese, Relatrice Speciale dell'ONU per i diritti umani nei territori palestinesi occupati da Israele.  16/06/2026 - L'iniziativa avverrà il 19 giugno, alla Casa delle culture su maxi-schermo, in collegamento con tutte le oltre 140 piazze italiane che hanno aderito. L'iniziativa partita da due comitati di Milano e Cagliari ha riscontrato l'interesse di molte realtà organizzate della solidarietà e nei movimenti per la Pace, tra le quali ACM e Anbamed. L'incontro inizierà puntuale alle 20.45 e l'intervento di Francesca Albanese avverrà alle 20:50, quindi, si raccomanda la puntualità. L'iniziativa avverrà alla Casa delle Culture,  indirizzo: via Vittorio Emanuele II, 3/5 . 98070 Acquedolci (ME) Data: venerdì 19 giugno 2026 ore 20:30 Ingresso gratuito. Grazie per l'attenzione e l'eventuale pubblicazione. Cordiali saluti Farid Adly

UCRIA ED ALÌ: RITORNA L’OMBRA DELLA ‘MAGLIA NERA’ DOPO LE MORTI DI VENTOTENE

LA PROVINCIA DI MESSINA 'MAGLIA NERA' DEL RISCHIO IDROGEOLOGICO PER 'ECOSISTEMA 2008'
21/04/2010 - Stavolta la nota è dell’Apcom, ripresa da un buon numero di testate, e l’occasione è la toccante sciagura di Ventotene, dove due alunne di scuola media hanno perso la vita, travolte da una frana staccatasi da un costone prospiciente la spiaggia, dove un gruppo di giovanissimi studenti romani in gita scolastica erano distesi a prendere il sole.
Una tragedia che lascia senza parole e ripropone la questione del dissesto idrogeologico e della mancanza di cure per il territorio e di prevenzione.
Ora, infatti, risulta chiaro a tutti che la bellezza estatica dei luoghi, purtroppo, non è esente dall’usura del tempo né dagli effetti prodotti dall’azione delle pale meccaniche, del disboscamento, dell'urbanizzazione indiscriminata, etc.

Dopo Giampilieri, San Fratello, Caronia e dopo le frane colossali della Calabria, dell'Irpinia, della Puglia, etc, torna la ‘notizia’ per la quale “il 70% dei comuni italiani è a rischio frane e alluvioni a causa del degrado idrogeologico e dei corsi d'acqua, dell'abusivismo e del disboscamento: in totale 5.581 comuni, di cui 1.700 a rischio frana, 1.285 a rischio di alluvione e 2.596 a rischio sia di frana che di alluvione”.

I dati cui si fa riferimento - tuttavia - sono quelli di Legambiente nell'ultimo dossier sull’Ecosistema Rischio 2008, in base al quale sono “la Calabria, l`Umbria e la Valle d`Aosta le regioni con la più alta percentuale di comuni classificati a rischio (il 100% del totale), seguite dalle Marche (99%) e dalla Toscana (98%)”.

La Sicilia - sempre secondo lo stesso dossier - sarebbe solo undicesima, “con 200 comuni a rischio frana, 23 a rischio alluvione e 49 a rischio frana e alluvione”.

Ma nonostante il posto nella classifica nazionale del rischio non sia tra i primi “in Sicilia, proprio in provincia di Messina, ci sono le 'maglie nere' della classifica di Ecosistema 2008: i comuni di Ucria e Alì”.

Quello che conforta, ma non deve fare abbassare la guardia, è che le attribuzioni di Legambiente non hanno (ad oggi) trovato verifica nei fatti, poiché in provincia di Messina non sono né Ucria e né Alì a fare registrare le peggiori ‘performances’ ma San Fratello, Caronia, Sant’Angelo di Brolo, Tusa, Scaletta Zanclea, Giampilieri, Alì Terme, etc.

Probabilmente i criteri adottati da Legambiente per il rilievo dei fattori di rischio non sono gli stessi alla base delle gravi sciagure dei Nebrodi e dei Peloritani dove tra ottobre 2009 e i primi tre mesi del 2010 si sono verificati tragici fenomeni di dissesto che non lasciano dubbi sulla reale 'classifica dei luoghi a rischio'. E nella realtà la 'maglia nera' non spetta ad Ucria, sui Nebrodi, nè ad Alì ma a San Fratello e Caronia, di certo.
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NON AD UCRIA LA MAGLIA NERA DEL RISCHIO IDROGEOLOGICO MA ALL'ANTROPIZZAZIONE SALVAGGIA DEI NEBRODI E DEI PELORITANI

03/10/2009 - Per la mitigazione del rischio idrogeologico il 63% dei comuni italiani non fanno praticamente nulla, così come per per la sicurezza del territorio. Sono i risultati delle attivita' di prevenzione, in Italia, valutate dall'indagine Ecosistema Rischio 2008 condotta da Legambiente e Protezione Civile. Concentrate nel nord e nel centro le ''maglie rosa' assegnate ai comuni piu' meritori da ''Operazione Fiumi 2008'' di Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile. Primi in
classifica Santa Croce sull'Arno (PI), Vallerano (VT) e Finale Emilia (MO). ''Maglie nere'' assegnate - invece - a Ucria e a Ali', entrambi in provincia di Messina.

Se per Alì il ‘fato’ si avvera (ma si tratta di Ali Terme e non di Alì), considerati i disastrosi esiti di questa tristissima settimana messinese, per Ucria, in prov. di Messina, accaparrarsi il non ambito primato della ‘maglia nera’, per assoluta carenza di cure e prevenzione del territorio, non è certo una gioia, né un palmares del tutto meritato! Una politica per fermare il dissesto idrogeologico ci vorrebbe e non c’è, per la quale assoluta mancanza di cure e di attenzioni Ucria e il suo dissesto idrogeologico sono da maglia nera. Fatto sta che delle motivazioni dell’appartenenza di questa cittadina dei Nebrodi al rango del dio minore non si trova traccia da nessuna parte. Non rimane, allora, che attenderla alla prova? NO! Non saremo certo noi ad augurarlo ad una cittadina tanto accogliente ed ospitale. Tutt’altro. Il fatto è che in questa lista non figurano le “ fiumare siciliane messe a dura prova dall’ urbanizzazione irrazionale e dall’ abusivismo”.

Segno che due anni fa Ucria era a posto, almeno dal punto di vista del cancro idrogeologico? Da quanto pubblica Legambiente nei suoi dossier relativi a questo versante dell’Europa del Sud, “non sono esonerati da questa antropizzazione selvaggia nemmeno i Nebrodi e le sue fiumare. (...) I Nebrodi costituiscono la parte mediana - fra i Peloritani e le Madonne - di quella propaggine appenninica…”. Ovviamente ‘Madonne’ è uno scherzo del correttore automatico e sta per Madonie, chiaro segno che quel correttore di Madonie non deve avere sentito parlare, neppure nelle tabelle dello stipendio.

Territorio dei Nebrodi, si legge ancora “ inciso da brevi corsi d’acqua a carattere torrentizio, chiamati “ fiumare”. Queste fiumare segnano il territorio, innervandolo quasi completamente. L’ equilibrio idrogeologico e la naturalità delle fiumare dei Nebrodi sono stati sconvolti dalla realizzazione di imponenti, quanto immotivate, opere di imbrigliamento e di arginamento.

Queste opere hanno avuto conseguenze devastanti dal punto di vista ambientale, compromettendo delicati ecosistemi acquatici e la distruzione della vegetazione ripariale; hanno provocato dissesti alle sponde, hanno impedito ai detriti alluvionali di giungere a mare, innescando il fenomeno di erosione delle spiagge. Gli interventi sono stati eseguiti, tra la fine degli anni ’ 80 e l’ inizio degli anni ’90, in assenza di pianificazione di bacino e di valutazione dell’ impatto ambientale”.

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