Divario digitale dal Mezzogiorno alla Sicilia, un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale

  DIVARIO DIGITALE: SICILIA INDIETRO ANTOCI APRE IL CASO A BRUXELLES. Antoci: “Senza interventi concreti, Sicilia e Mezzogiorno rischiano di restare indietro anche nell’istruzione digitale.” Strasburgo, 29 aprile 2026 – Il persistente divario digitale tra le regioni italiane, con particolare riferimento al Mezzogiorno e alla Sicilia, continua a rappresentare un ostacolo strutturale allo sviluppo economico e sociale, incidendo in modo diretto anche sul sistema scolastico e sulle opportunità delle nuove generazioni. Per questo l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Giuseppe Antoci ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea, chiedendo una valutazione aggiornata del fenomeno e misure concrete per ridurre le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle tecnologie digitali e all’istruzione. “Secondo i dati più recenti – dichiara Antoci – l’Italia è ancora lontana dagli obiettivi europei sulle competenze digitali di base. Una situazione che diventa ancora più critica nel...

TAGLI AI COMUNI E AGLI ENTI: CHI TOCCA I FILI MUORE

21/08/2011 – Se c’è qualcosa di cui la politica non vuole sentire parlare è di tagliare i costi della politica. Allo stesso modo non si sente parlare di tagliare i costi della corruzione e della burocrazia mentre si parla di ridurre le pensioni, di innalzare le imposizioni a carico dei cittadini, di elevare l’età della pensione, di accorpare la Pasqua con il Natale e con il giorno del nostro compleanno. Lo stesso segretario del Pdl, Angelino Alfano, arriva a ritenere plausibile l’elevazione dell’età pensionabile per evitare i tagli agli enti locali.
 Si tratta di una questione seria se si intende l’ulteriore riduzione dei trasferimenti ai Comuni. Si tratta di una faccenda grave e disdicevole se si tratta di un ulteriore tentativo per non ridurre il numero dei Comuni, dei consiglieri comunali, degli assessori, dei consulenti, etc. e delle relative indennità.

Già negli anni passati sono stati ridotti i trasferimenti ai Comuni e imposti dei tetti di spesa, col Patto di stabilità.

Per contro sono stati favoriti i Consorzi e le aggregazioni di Comuni con finalità promozionali. Il risultato è stato che a tali aggregazioni sono stati assegnati finanziamenti ben più consistenti e inutili delle somme non trasferite ai Comuni, che si sono dovuti inventare le più diverse maniere per fare cassa, pur di far quadrare i conti, caricando tutto sulle spalle dei cittadini e dei contribuenti.

I Consorzi hanno quasi sempre assunto identità e finalità promozionali, turistiche, ludiche e nel settore dell’inutilità hanno costituito al contempo l’università e il centro di ricerca scientifica dell’inutilità all’ennesima potenza.

Ora, pur consapevoli che nessuno in politica intende parlare (nè sentire parlare) di ridurre veramente Comuni, assessori, parenti di assessori, consiglieri e parenti di consiglieri fino al terzo grado della scala Mercalli, perché trattasi di portatori di voti in pacchetti, si comprende come certe riforme sono possibili solo se attuate col massimo consenso: col consenso di tutti i partiti.

E’ chiaro, infatti, come chi è in politica non intenda mollare l’osso (né la polpa), manifestando senza perdere tempo il proprio disappunto nei confronti di quei partiti che dovessero minacciare l’estinzione della specie. Lo stesso dicasi degli Enti.

La politica si serve dei voti per la sua sopravvivenza ed essenzialmente per vincere. E nessuno può permettersi di buttarli via senza dover pagare in termini punitivi, con perdita di voti.

Anziché tagliare i costi della macchina infernale della politica, perciò, si agisce su tutto quanto si possa mettere a carico dei cittadini. La politica non cambierà mai, neppure sotto tortura?

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