Nebrodi, 03/09/2011 - L’articolo che vi proponiamo, pubblicato sul quotidiano online ‘Forza del Sud’, è di quelli che facilmente possono essere equivocati e difficilmente si sottraggono alle polemiche: in esso, infatti, si rilevano fatti scomodi e si traggono conclusioni facilmente equivocabili. Noi ne comprendiamo lo spirito e per vari aspetti lo condividiamo, per qualche altro no. Nella sostanza siamo favorevoli ad alimentare ed allargare il dialogo, proposto dall'articolo sulla bellezza e sulle risorse dei Nebrodi,
ma pure sulle distorsioni e sugli strabismi che varrebbe la pena curare e correggere: la terapia non è mai indolore, del resto.
Nota finale: sul sito del quotidiano online Forza del Sud campeggia la pubblicità dell’acqua minerale Claudia, prodotta e imbottigliata ad Anguillara Sabazia, nel cuore del Lazio e non nel cuore dei Nebrodi. Può questa circostanza avere qualche punto in comune con quanto si addebita (in più casi giustamente) alla ricettività dei Nebrodi?
Quello che segue è l’articolo in questione:
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agosto 2011 - Quest’anno, tenendo fede all’impegno di ‘comprare sud’ e di visitare il Sud, ho trascorso i tre giorni di vacanze che mi sono stati concessi, dalla situazione che ben conosciamo, in una bellissima località dei Nebrodi, di cui non dirò il nome per non suscitare inutili polemiche, che non servono all’economia del ragionamento che mi accingo a sviluppare. Il luogo, come ho detto, è bellissimo, il servizio di ospitalità alberghiera del tutto inappuntabile, la cucina di buon livello e l’intrattenimento gradevole. Nella località in questione operano ben due consorzi di produttori di specialità tipiche della zona, prodotti di ottima qualità, persino muniti di marchio DOP, e si imbottiglia un’acqua oligominerale che, ve lo garantisco, è buonissima ed efficacissima. Insomma, senza tema di smentita, non mancava nulla per un’offerta turistica di tutto rispetto, degna di qualsiasi migliore tradizione.

Ma non è questo il punto e, a scanso di equivoci, per non essere frainteso, dico subito che non intendo promuovere né l’autarchia, né il razzismo, ma solo il buonsenso, l’imprenditorialità e, se volete, un pizzico di amor proprio oer una terra che, francamente, meriterebbe molto di piú. Nella località in questione, infatti, ho trovato bariste russe, cuochi marocchini, commis rumene, personale della recepiton proveniente dall’Ucraina, lavapiatti tunisini, pizzaioli albanesi, contadini rumeni anch’essi. Ma, quel ch’è peggio, ho consumato salumi lombardi, formaggi romagnoli, acqua minerale toscana, frutta proveniente non so da dove, ma non del luogo.

Tutto questo perché tale era l’offerta turistica approntata, ad eccezione di una banalissima sagra, frequentata quasi esclusivamente dai cittadini del paesino in questione, peraltro più attenti alla musica di un gruppo che si esibiva in piazza, che non alla degustazione delle, per loro notissime, specialità della zona. Ah, dimenticavo, il gruppo locale suonava musica romagnola! Solo una breve considerazione a margine della, comunque, bella, esperienza: ma è possibile che, nonostante i numerosi istituti alberghieri siciliani, nessun cuoco, nessun commis, nessun pizzaiolo, nessuna barista, nessun contadino del luogo fosse all’altezza del compito assegnato, tanto da dover ricorrere al mercato estero? È possibile che gli ottimi salumi, gli straordinari formaggi e la efficacissima acqua della zona non meritassero di essere offerti ai turisti in transito, come me e tanti altri?

Permettetemi una qualche diffidenza. Propendo per un altro tipo di motivazione: il personale straniero costava meno perché non era messo in regola, i prodotti locali costavano tanto di più di quelli utilizzati, gli imprenditori non facevano bene il loro mestiere e non cercavano di promuovere il territorio, promuovendo anche se stessi, e preferivano rifugiarsi nel piccolo cabotaggio. Sbaglio? Purtroppo credo di no. Ma se così fosse, mi permetto dire che la colpa non è o non sarebbe né del governo centrale, né della Lega, né di altri, ma solo nostra e della nostra cultura esageratamente individualista, scarsamente imprenditoriale, poco incline alla valorizzazione delle risorse umane e materiali di cui disponiamo, forse perché, da troppo tempo, siamo piú inclini a mendicare piuttosto che a sviluppparci, forse perché da troppo tempo pensiamo che, giustamente, abbiamo il diritto ad aspirare a lavori più gratificanti che non quelli manuali, trascurando il dettaglio che il lavoro, prima che un diritto, è un dovere e va remunerato adeguatamente e nel riapetto della legge. Credo che, per cambiare, dobbiamo ripartire proprio da qui. So pure che non è facile ma, vi assicuro, è urgente.
Fonte:
http://www.forzadelsud.it/il-diritto-di-affermarsi-il-dovere-di-lavorare/
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