Il 2 ottobre 2008 si uccide a 50 anni Adolfo Parmaliana, gettandosi dal viadotto dell'autostrada Messina-Palermo tra gli svincoli di Patti e Brolo. Parmaliana, professore di chimica industriale all'università di Messina, era considerato uno dei massimi esperti internazionali nella ricerca delle nuove fonti di energia rinnovabile
Milazzo (Me), 01/10/2011 - Un suicidio che ha fatto parecchio rumore, anche e soprattutto per la platealità del gesto: si getta dal viadotto dell'autostrada Messina-Palermo tra gli svincoli di Patti e Brolo dopo essersi diligentemente tolto la cravatta, la giacca e gli occhiali da sole. Ricorre oggi il terzo anniversario della sua scomparsa. Per ricordare il suo impegno sociale, imperniato sulla legalità e la trasparenza è stata organizzata presso l’Istituto Tecnico Tecnologico “E. Majorana” di Milazzo una giornata alla quale hanno partecipato tra gli altri, il sindaco Carmelo Pino, il preside della Facoltà di Ingegneria, prof. Signorino Galvagno, l’assessore alla pubblica istruzione Stefania Scolaro, il dottor Marcello Minasi già magistrato della Procura Generale di Messina, il prof. Stefano Cavallaro, associato di chimica industriale dell’Università, la dott.ssa Claudia Espro, docente dell’Ateneo Peloritano e la dottoressa Valeria Mancuso, responsabile della sicurezza alla Centrale Edipower.

A coordinare l’incontro e aprire i lavori il preside del “Majorana”, Stello Vadalà, il quale ha ripercorso l’attività del prof. Parmaliana, ricordando “il valore scientifico e soprattutto umano e le sue passioni: dalla sua attività accademica fino all'amore per la politica che lo ha portato a impegnarsi nella battaglia per la legalità nel suo paese, Terme Vigliatore. Parmaliana non è morto ha concluso Vadalà– e il fermento di oggi e non solo lo dimostra. E sottolineo che non deve essere ricordato come uomo di sinistra, quale di fatto comunque lui era, ma come uomo giusto e la giustizia, di per sé, non ha colore o partito. E’stato quindi il sindaco Pino a ricordare il docente, uno scienziato di valore, un esemplare militante politico della sinistra, uno strenuo combattente per la legalità.
Denunciò molti fatti illeciti: lo scempio del territorio, una politica locale allergica alla legalità, inquinata dal clientelismo; un condizionamento mafioso devastante che arriva a toccare alcuni settori delle istituzioni. Di lui conservo un ricordo prezioso: la testimonianza di un uomo che amava la politica, la giustizia e il bene comune.”

La professoressa Scolaro ha invece sottolineato come “Parmaliana amasse la sua Sicilia, lasciando l’Università a Roma per dare un contributo a questa terra che lui amava. Una figura di spessore che oltre all’insegnamento al Dipartimento di Chimica Industriale e Ingegneria dei Materiali dell’Universitàdi Messina, metteva a disposizione le sue competenze in master e per le aziende, ritenendo che un chimico dovesse rappresentare la guida del loro sviluppo sostenibile e nel rispetto dell’ambiente. Dopo i ricordi di Claudia Espro e Valeria Mancuso che si sono soffermati sulla sua attività di docente universitario e ricercatore, evidenziando come fosse entusiasta di quel lavoro, di coinvolgere i ragazzi cui riusciva anche a trasmettere rigore morale e rispetto, per la vita, è toccato al fratello Biagio ribadire che «Adolfo è morto per difendere i suoi ideali e la sua onorabilità. Da anni aveva intrapreso la sua dura lotta per la legalità che, a suo dire, dava fastidio a pezzi dello Stato nei quali inizialmente credeva.
Mi aveva recentemente esternato la sua sensazione di ritorsione contro di lui, da ultima resa manifesta con un singolare rinvio a giudizio per un volantino politico, mentre tutti coloro che lo avevano diffamato erano stati graziati dall'esimente della critica politica. Ha vissuto quel provvedimento come il primo atto di una rappresaglia a venire da parte di un sistema deviato che domina nella zona e che lui ha pensato di potere sconfiggere solo sacrificando la sua vita». Ha quindi concluso ricordando il legame che il congiunto aveva con la città di Milazzo per aver sollecitato l’istituzione dell’ufficio speciale ad Alto rischio”.
In chiusura, dopo i ringraziamenti alla moglie Cettina, presente in sala e che ha tenuto a sottolineare come suo marito fosse felice per il coinvolgimento di tanti studenti che lui amava, all’anziano padre e agli altri familiari, è arrivato anche il contributo del dottor Minasi, l’unico magistrato che comprese il significato dell’azione di Parmaliana, tant’è che quando fu costretto ad emettere un’ordinanza di archiviazione delle denunce del docente di Terme Vigliatore, per avvenuta prescrizione, evidenziò testualmente “In conclusione dalla miriade degli atti irregolari, illegittimi ed illeciti resta la accorata ed inascoltata denuncia del Parmaliana ......... sì che non appare eccessiva la descrizione del comportamenti degli organi preposti al controllo di legittimità ed efficienza ed alla repressione degli illeciti come "silenzio dello stato".
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