Gioco d'azzardo: Patti, in provincia di Messina, guida la classifica con 7.715 € pro capite

Gioco d'azzardo. Presentata a Roma la IV edizione del Libro Nero sull'Azzardo “Lo Stato perdente”.  Cgil, Federconsumatori e Isscon: "Gli italiani perdono 22 miliardi in gioco d’azzardo, maglia nera d’Europa".  La crescita più preoccupante riguarda il canale online, che nel 2025 ha superato per la prima volta la soglia dei 100 miliardi di raccolta, con una crescita allarmante tra giovani e giovanissimi.  L'analisi territoriale rivela disparità profonde e anomalie. In testa alla classifica dei Comuni italiani quest'anno troviamo Patti, in provincia di Messina, con 7.715 euro pro capite nel solo canale online. Roma, 27 maggio 2026 - È stata presentata oggi la quarta edizione del Libro Nero sull'Azzardo, il rapporto annuale realizzato da Cgil, Federconsumatori e Fondazione ISSCON, in collaborazione con Federconsumatori Modena. Il titolo di quest'anno è emblematico: “Lo Stato perdente” .  Nel 2025 il volume complessivo dell'azzardo in Italia ha raggiun...

FIAT TERMINI IMERESE AI POLITICI DEL SUD: ‘UNNI MINCHIA SITI?’

Roma, 30/09/2011 – Beh, l’anteprima cantata (bene) da Gianluigi Paragone e coro non è stata da buttare. Una esecuzione ‘trasversale’ o ‘globale’ di Dio è morto di Francesco Guccini in 'versione-per-tutti' non è davvero l’ultima spiaggia della condivisione, nè dell'intrattenimento. Cosa significa? Come si spiega? Ai ‘poster’ l’ardua sentenza. Resta il fatto che se Gianluigi Paragone voleva proporre un modello nuovo, autentico e versatile di conduttore giornalistico con chitarra, a nostro avviso, c’è riuscito. Bravo!
Casomai è il dopo che la trasmissione rientra nei canoni abituali del talk show, ammesso che in Italia tale tipo di intrattenimento abbia una... tradizione. Citando Giorgio Gaber, Gianluigi Paragone si è chiesto se cantare le canzoni di Guccini a destra come a sinistra voglia dire che un cantautore di sinistra, come Guccini, in effetti è pure di destra o, seppure, i cantautori di sinistra piacciono pure a destra? O, ancora, se cantautori ed artisti non sono né di destra e né di sinistra?

Questo in un momento - ha premesso Paragone - in cui c’è il sospetto che la magistratura voglia accerchiare il premier e il Governo, e pure i giornalisti e la radio spingono a sinistra, programmando perfino canzoni di sinistra per forzare il grimaldello sul coperchio del Governo, e cercare di farlo saltare? “Una volta c'era la lotta di classe, ora sono tutti arrabbiati dagli operai agli imprenditori” – dice Paragone - dalla Bce, alla Chiesa a Confindustria, il malumore e l'accerchiamento sono evidenti”.
Questi i temi e gli ingredienti dellla puntata odierna de "L’Ultima Parola", in onda alle 23.40 su Rai2, dal titolo "Letterine”. Ospiti di Gianluigi Paragone in studio ci sono Gianfranco Rotondi ministro dell'attuazione del programma, Bruno Tabacci (Api), Giorgio Airaudo (Fiom Cigl), Maurizio Belpietro (direttore di Libero).

E tra coloro che cantano o gliele cantano ci sono i lavoratori in agitazione di Termini Imerese che esibiscono eloquenti cartelli con i quali le cantano al Governo, o alla politica più in generale? Certamente lo fanno in maniera piuttosto espressiva e autoctona, giacchè sui cartelli si legge “Unni minchia siti?”, letteralmente “Dove c… siete”, ma più eloquentemente “dove siete voi della politica rispetto a noi e ai nostri problemi di sussistenza, rispetto ai problemi nostri e della Sicilia?”.
Più verosimilmente gli improperi sono - così -  rivolti a quella “metà del Governo formata di politici siciliani”: Ecco come gli operai spiegano la frase attraverso il loro portavoce, intervistato nel corso della trasmissione. A Maurizio Belpietro che fa presenti le difficoltà a produrre auto a costi convenienti a Termini Imerese (e negli stabilimenti del Sud) risponde il portavoce dei lavoratori della Fiat di Termini Imerse: “Possiamo produrre a costi convenienti ma possiamo pure non farlo. Che importa? La verità è che non c’è interesse a farci produrre a prezzi di concorrenza sul mercato. Sono loro che non vogliono”.

E il portavoce invita Maurizio Belpietro a recarsi a Termini Imerese per prendere atto di persona della realtà della Fiat e dei lavoratori in quella città, dove oramai la Fiat è destinata a chiudere, mandando a casa 2200 lavoratori.

Ma il ministro Rotondi considera la storica decisione di localizzare gli stabilimenti Fiat al Sud come 'marchette politiche'. Considera risapute e scontate le motivazioni e le modalità per le quali a suo tempo tali stabilimenti vennero ubicati in quelle aree, percependo ingenti finanziamenti pubblici e ricorrendo agli ammortizzatori sociali, proprio perché si trattò di operazioni 'sociali'. Così il ministro Rotondi.
"Non è certo colpa degli operai nè delle maestranze se a Termini Imerese non si produce a prezzi competitivi,  - ha detto il rappresentante dei lavoratori di Termini Imerese - è la Fiat che non vuole farci produrre a prezzi vantaggiosi o di mercato. La colpa è della politica, di questo Governo".

Insomma la questione della marginalità del Sud e della Sicilia, la distanza dai mercati e l'arretratezza tornano in ballo per motivare, maldestramente, la sorte di 2.200 operai destinati a perdere il posto di lavoro, con l'avvento di Marchionne alla guida dell'azienda torinese.

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