“Liberi di scegliere”, al Pagliarelli un incontro per dare un orizzonte a chi sconta una pena in carcere

Al carcere Pagliarelli incontro “Liberi di scegliere” con presidente commissione Antimafia Ars.  “Il carcere è un pezzo di città che non può essere abbandonato. Iniziative come queste servono a stimolare la voglia di cambiare in chi è 'dentro' facendolo sentire meno solo e dando una seconda possibilità”.   Palermo, 12 giugno - Dare un orizzonte di cambiamento a chi sconta una pena in carcere: è questo il senso dell'iniziativa “Liberi di scegliere”, ispirata alla legge approvata dall'Ars che aiuta il reinserimento di madri e minori lontano dai contesti mafiosi di provenienza, che possono così costruire un'alternativa a un destino già segnato.  All'incontro tra rappresentanti delle istituzioni e un centinaio di detenuti, previsto per lunedì 15 giugno alle ore 9.30 alla casa circondariale Pagliarelli, interverrà il presidente della commissione regionale Antimafia, Antonello Cracolici.  “Le carceri non possono essere luoghi di promozione dei 'valori' della c...

SCIOPERI SCUOLA: IL RITO AUTUNNALE DELLE AGITAZIONI SCONVOLGE LE GIÀ DEBOLI STRUTTURE DELLA SCUOLA PUBBLICA

16/10/2011 - La scuola ha vissuto due giornate di ordinario sconvolgimento, il venerdì 7 e il sabato 8 ottobre 2011, pur in presenza di una sparutissima adesio-ne allo sciopero del 7 proclamato dai sindacati di base e a quello dello dell’8 proclamato dalla FLC CGIL per la sola prima ora di servizio da parte dei docenti, ricercatori e personale tecnico ed amministrativo della scuola e dell’Università.
Ma si sa, in queste circostanze la prima ora equivale a caos per l’intera giornata, specie se di sabato, e siccome ormai la settimana corta è uno standard per molte scuole, non ci sarà neanche bisogno di far la conta delle adesioni.

Immancabile e puntuale si scatena la stagione calda degli scioperi e delle agitazioni studentesche preludio alle occupazioni prenatalizie degli edifici scolastici che ormai sono al collasso per incuria, mancata manutenzione e assenza di ogni misura di sicurezza. Agli scioperi proclamati dai sindacati del personale ormai è consuetudine che partecipino gli studenti; anzi è abitudine e costume che vengano sollecitati esplicitamente, forse anche per far riuscire la manifestazione che altrimenti avrebbe serie difficoltà. La FLC CGIL ribadisce il pieno sostegno alla mobilitazione degli studenti del 7 ottobre; mobilitazione a sua volta indetta da UNICOBAS e sindacati autonomi di base. I ruoli si invertono per sabato 8 ottobre allorquando è la FLC CGIL a proclamare lo sciopero e gli altri ad aderire. Gli studenti o quantomeno le avanguardie aderiscono a tutto e a tutti.

Del resto visto che il sabato è ormai impraticabile, per proclamare un’assenza si è reso necessario anticipare a venerdì le manifestazioni realizzando così di fatto la settimana cortissima di invenzione sindacale. Uno tsunami di parole, analisi, invettive, promesse, sproloqui rissosi che a ogni inizio dell’anno provengono dall’universo scolastico, ad imitazione di un 68’ ormai morto e sepolto che si tenta di rinverdire e ammannire come modello a generazioni di studenti ignari di quei tempi e che vivono una realtà digitale incompatibile con quegli slogans.
È un autunno caldo quello che ci aspetta in Italia per quel che riguarda il settore della scuola già visto e già sperimentato ogni anno. Sino a Natale i sindacati della scuola faranno a turno uno sciopero ogni 15 giorni rendendo di fatto impossibile far lezione e rendendo inutilizzabile il primo quadrimestre.

Dopo il “riscaldamento” di ottobre si arriverà all’“autogestione” di novembre e alle “occupazioni” prenatalizie e dopo tutti a casa felici e contenti lasciando i guai per la ripresa post natalizia ai consigli di classe alle prese con le stangate sulla condotta e allo sfascio dell’anno scolastico che non raggiungerà mai il numero minimo di giorni di lezione.
Il tutto condito con gli slogan inneggianti alla scuola pubblica.
Il tutto sapendo che la riforma strutturale della scuola è un dato irreversibile perché richiesto dall’Europa e che nessun governo di nessun colore potrà mai invertire ma al massimo ritoccare e aggiustare in corso d’opera, per lenirne almeno gli aspetti più pesanti.
Il tutto sapendo che gli organici non potranno mai ritornare a essere gonfiati come ai tempi del deficit e del debito pubblico galoppante, pena il risvolto di finire come la Grecia con i licenziamenti massicci del personale di ruolo del Pubblico Impiego.
Il tutto sapendo che il sistema degli organici del sostegno non regge più.
Il tutto sapendo che il sistema pasticciato della contrattazione sindacale è improponibile perché non si possono più conservare i privilegi corporativi dei distacchi, dei permessi, dei comandi e delle prebende corporative pagate dai contribuenti.

Il tutto scaricando la responsabilità sulle spalle dei dirigenti scolastici, unici a presidiare le deboli trincee delle istituzioni scolastiche autonome.
Il tutto destinato a sciogliersi come neve al sole dopo le festività natalizie.
I dirigenti scolastici anche questa volta sono lasciati soli a presidiare il servizio pubblico essenziale d’ istruzione e formazione. Saranno loro soli, ancora una volta, l’unico presidio di legalità e di tutela di una “mission” che deve essere salvaguardata per il bene del paese.
Saranno loro a spiegare che la scuola non può essere surrettiziamente palestra di scontro politico perché la scuola è di tutti e nessuno può piantarvi bandiere di partito o di schieramento o farne teatro di slogan o di teatrini.

Lasciati soli dal governo che non ha loro riconosciuto il ruolo essenziale e fondamentale di manager e garanti della formazione delle nuove generazioni e custodi della formazione del nuovo capitale umano. Riconoscimento che passava e passa anche con la perequazione retributiva interna ed esterna.
Lasciati soli dai sindacati che curano come loro unico obiettivo il mantenimento del corpo mistico degli organici ad ogni costo e contro chiunque. Sindacati che hanno interrotto continuamente le lezioni nel mese di settembre con assemblea in orario di servizio a valanga, incuranti del fatto che una sospensione delle lezioni specie in una scuola di base crea enormi disagi all’utenza per la mancata vigilanza e per i pericoli incombenti.
Lasciati soli dalle famiglie che hanno abdicato alla loro funzione educativa e si sono trasformati nei sindacalisti dei loro figlioli.

Lasciati soli dagli Enti Locali incuranti spesso dei loro doveri e delle loro competenze per sostenere e supportare i servizi essenziali e magari utilizzando il dimensionamento come strumento di clientela o di raccolta spuria del consenso politico.
Lasciati soli dalla Magistratura che in maniera irrituale ha spesso archiviato tutte le denunce e i procedimenti per interruzione di pubblico servizio o per occupazione degli edifici pubblici a carico degli studenti, anche se maggiorenni, con la preoccupante giustificazione che queste azioni “li fanno crescere” e maturare come cittadini consapevoli.

Lasciati soli dagli studenti che manifestano disaffezione e ripulsa per i sacrifici e che pur sono i destinatari e i fruitori dell’educazione e della formazione che costa alla collettività 50 miliardi l’anno. Anche se bisogna rilevare che dal sondaggio fatto da Skuola.net al quale hanno partecipato 723 studenti è emerso che 2 studenti su 3 non hanno intenzione di scendere in piazza: circa il 44% per non saltare un giorno di scuola, mentre una percentuale pari al 25% si dichiara scettica rispetto a questo strumento ai fini del cambiamento
Lasciati soli dai docenti in larga parte demotivati e scoraggiati se non sfuggenti rispetto al loro ruolo di educatori e formatori.

I dirigenti scolastici non si faranno strumentalizzare da nessuno e resteranno dunque al loro posto a garanzia del diritto costituzionale all’istruzione e saranno il punto di riferimento di quanti hanno a cuore le sorti del paese e il destino della formazione.
La normativa entrata in vigore proprio lo scorso anno in merito al tetto massimo di assenze superato il quale scatta la bocciatura sarà applicata in maniera severa.
Erroneamente molti studenti, l’anno passato, credevano e speravano che i giorni di assenza per le manifestazioni/occupazioni non sarebbero entrati nel computo finale, scoprendo poi che la realtà era esattamente opposta.

Salvatore Indelicato
Preside dell’ITI Cannizzaro di Catania
Vicepresidente regionale ASASI Sicilia

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