Francesca Albanese, Relatrice Speciale ONU per i diritti umani: Acquedolci ospiterà l'incontro online

Acquedolci ospiterà l'incontro online con Francesca Albanese, Relatrice Speciale dell'ONU per i diritti umani nei territori palestinesi occupati da Israele.  16/06/2026 - L'iniziativa avverrà il 19 giugno, alla Casa delle culture su maxi-schermo, in collegamento con tutte le oltre 140 piazze italiane che hanno aderito. L'iniziativa partita da due comitati di Milano e Cagliari ha riscontrato l'interesse di molte realtà organizzate della solidarietà e nei movimenti per la Pace, tra le quali ACM e Anbamed. L'incontro inizierà puntuale alle 20.45 e l'intervento di Francesca Albanese avverrà alle 20:50, quindi, si raccomanda la puntualità. L'iniziativa avverrà alla Casa delle Culture,  indirizzo: via Vittorio Emanuele II, 3/5 . 98070 Acquedolci (ME) Data: venerdì 19 giugno 2026 ore 20:30 Ingresso gratuito. Grazie per l'attenzione e l'eventuale pubblicazione. Cordiali saluti Farid Adly

MICHELE SANTORO: “I PARTITI POLITICI? MI CHIEDO SE ABBIANO ANCORA UN SENSO”

07/01/2012 - Michele Santoro ospite di Fabio Fazio a ‘Che Tempo Che Fa’ su Rai3, spiega il suo nuovo programma multipiattaforma e parla a ruota libera del suo ritorno in tv con la sua nuova struttura ‘Servizio Pubblico’, frutto di una iniziativa autonoma, finanziata con mezzi economici privati e con l’apporto del finanziamento della gente. Intervistato da Fazio, Michele Santoro parla della sua ex azienda, la Rai, e dei partiti politici. Ma pure dell'attuale governo Monti, che non lo convince affatto.
"Riguardo alla Rai, Rai3 - per Michele Santoro - resta l’ultima traccia della buona televisione di una volta. Oggi ognuno si va a cercare i programmi preferiti su internet. E’ un fenomeno imponente che non permette più alla Rai di concentrare sulle proprie reti l’ascolto. Oggi può chiamarsi pure Rete Zero.

Fabio Fazio esordisce così: “Devo dire che sono molto contento che tu sia qui e che, ogni volta insomma… multipiattaforma mi fa molto piacere, adesso ne parliamo, è un’idea innovativa... Però io ancora non mi capacito del fatto che tu non sia rai. E’ una cosa che mi impressiona sempre. Tu ti sei abituato?”

Santoro: “Mah. La Rai è il mondo dentro al quale sono nato, sono cresciuto, è l’azienda alla quale sono profondamente legato dal punto di vista sentimentale. Però ritengo che quello che sto facendo sia un atto necessario. Questo bisogno che io avverto è quello che veniva prima indicato come la necessità di non essere vile, di non accettare i compromessi che in maniera strisciante ci vengono sempre più imposti. Ora, se per difendere il mio posto al sole devo accettare sempre più di compromettermi con una situazione che giudico negativa, preferisco la mia libertà."
"(…) Non tutti devono farlo. Ci sono situazioni ideali nelle quali è possibile continuare ad essere se stessi, senza accettare compromessi deteriori o eccessivamente insopportabili. Però ci sono altre situazioni in cui devi ammettere di essere continuamente, per esempio, offeso nella tua professionalità. Per me era molto impostante sentire che la mia azienda avesse bisogno del mio lavoro, richiedesse il mio lavoro. Invece mi trovavo ogni volta a combattere una battaglia nei tribunali contro l’azienda per la quale lavoravo e producevo risultati importanti e nello stesso tempo dovevo affermare continuamente la dignità di ciò che noi facevamo.”
"Noi sappiamo che se proveranno a spegnere nuovamente dei programmi, come Guzzanti e Celentano o Luttazzi, oggi possiamo combattere la censura senza avere alle spalle un padrone o un editore. E’ una pura constatazione di essere stato lasciato solo. Non immaginavo di dovermi trovare in tribunale per difendermi dall’azienda per la quale lavoravo, la Rai".

"E’ evidente che se si affievolisce la partecipazione allora bisogna desistere, perché la cosa smette di avere senso. (...) Cosa fanno questi partiti? Mi chiedo se hanno ancora un senso? Cosa fa il Partito Democratico? Lasciano i ferrovieri soli sulle torri a protestare e i giornalisti al loro destino".

"In passato pensavo che la strada della privatizzazione fosse percorribile, ma mi sono reso conto che ad ogni girone di questa crisi è stato sottratto alla gente un pezzo di servizio pubblico. Allora prima di arrivare a privatizzare la Rai mi dico che bisogna rivolgersi alla gente. Questi della Rai subiscono interventi che vengono dall’esterno. Allora è giusto mettere sul tavolo i propri curricola. Così vediamo se posso fare il direttore generale della Rai".

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