La celebrazione della beatificazione si terrà a Palermo e, per consentire la partecipazione di migliaia di fedeli, la solenne cerimonia potrebbe tenersi all'aperto
Palermo, 18/09/2012 - Riconosciuto il martirio del parroco di Brancaccio, don Pino Puglisi, ucciso in "Odium Fidei" il Santo Padre Benedetto XVI ha autorizzato la Congregazione per le Cause dei Santi a promulgare il decreto per il martirio del Servo di Dio don Giuseppe Puglisi, che consente di procedere alla beatificazione e all’elevazione all’onore degli altari del sacerdote del presbiterio di Palermo ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993.
Don Pino Puglisi sarà beatificato il prossimo 25 maggio 2013. Lo ha annunciato il cardinale Paolo Romeo al termine della celebrazione Eucaristica di sabato scorso in occasione del XIX anniversario del martirio del sacerdote ucciso dalla mafia il 15 settembre del 1993, nel giorno del suo 56° compleanno. La data è stata resa nota a tre mesi dall'inizio del percorso di beatificazione, avviato con il decreto del santo Padre con cui si riconosceva il martirio del sacerdote di Brancaccio “in odium fidei” che esonera ora dalla necessità di provare un miracolo compiuto con l'intercessione del Servo di Dio.
La celebrazione della beatificazione di don Pino Puglisi si terrà a Palermo, probabilmente all’aperto per consentire la partecipazione di migliaia di fedeli che vorranno essere presenti all’evento.
Nel corso della celebrazione Eucaristica, il cardinale Romeo ha ordinato presbiteri quattro alunni del seminario: don Francesco Di Maio, don Matteo Ingrassia, don Sergio Matranga e don Massimiliano Turturici, a loro ha rivolto l’invito a guardare a padre Puglisi come modello di vita sacerdotale. “A voi, carissimi Francesco, Matteo, Sergio e Massimiliano, è donato in modo particolare oggi, nel giorno della vostra ordinazione, come consegna particolare, l’esempio di don Pino, discepolo di Cristo perché ascoltatore attento della sua volontà. Vivete il vostro sacerdozio sempre da discepoli, sempre “dietro” il Maestro. Sacerdoti e discepoli, sacerdoti -discepoli, nell’obbedienza fiduciosa a quella missione che – mediante il ministero del Vescovo – il Signore vorrà affidarvi. Un’obbedienza fiduciosa che sarà certo anche faticosa. Tante saranno le proposte allettanti e gli stili di vita personalistici o autoreferen-ziali, che vi inviteranno a vivere un discepolato comodo e dunque un sacerdozio imborghesito e clericale.
Guardate, vi prego, all’esempio di don Pino, vostro confratello. Il giorno in cui il Cardinale Pappalardo gli proponeva il trasferimento a Brancaccio, all’uscita dall’episcopio, un amico medico, che aveva saputo della nuova missione, affettuosamente gli domandava “Peppinu, si’ cuntentu?”. Don Pino rispondeva con semplicità e convinzione: “Al Cardinale non avrei mai potuto dire di no!”. Il suo volto certo tradiva la sofferenza di “cambiare ancora una volta”, di “rimettersi in gioco” per una missione problematica. Ma nelle sue parole c’era l’allontanamento da ogni valutazione legata a preferenza, successo o merito, ed una reale disponibilità all’ascolto della volontà di Dio, disponibilità ordinaria e disarmante, nell’obbedienza al Vescovo. Un “perdere la vita” in una sequela autentica dietro a Gesù, dietro al Pastore Buono di cui era immagine, dietro al Giusto Crocifisso del quale, proprio a Brancaccio, sarebbe diventato icona con il suo martirio”.
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