“Liberi di scegliere”, al Pagliarelli un incontro per dare un orizzonte a chi sconta una pena in carcere

Al carcere Pagliarelli incontro “Liberi di scegliere” con presidente commissione Antimafia Ars.  “Il carcere è un pezzo di città che non può essere abbandonato. Iniziative come queste servono a stimolare la voglia di cambiare in chi è 'dentro' facendolo sentire meno solo e dando una seconda possibilità”.   Palermo, 12 giugno - Dare un orizzonte di cambiamento a chi sconta una pena in carcere: è questo il senso dell'iniziativa “Liberi di scegliere”, ispirata alla legge approvata dall'Ars che aiuta il reinserimento di madri e minori lontano dai contesti mafiosi di provenienza, che possono così costruire un'alternativa a un destino già segnato.  All'incontro tra rappresentanti delle istituzioni e un centinaio di detenuti, previsto per lunedì 15 giugno alle ore 9.30 alla casa circondariale Pagliarelli, interverrà il presidente della commissione regionale Antimafia, Antonello Cracolici.  “Le carceri non possono essere luoghi di promozione dei 'valori' della c...

"REQUIEM FOR MY MOTHER", ALLA LAUDAMO RESA DEI CONTI TRA MADRE E FIGLIA IN UNA SICILIA ATAVICA E MODERNA

Lo spettacolo, in scena il 26 e il 27 ottobre, è scritto, diretto e interpretato da Donatella Venuti. Con lei sará in scena Giada Vadalá

Messina, 24/10/2012 - "Requiem for my mother", scritto, diretto e interpretato da Donatella Venuti, in scena nella Sala Laudamo il 26 e il 27 ottobre (ore 21) è il primo dei due spettacoli per il cartellone di prosa "Messina: Teatro al femminile". Con la Venuti recita Giada Vadalà. Le musiche sono di Arcadio lombardo, luci e fonica di Igor Sacchet, costumi di Duse, scene di Franco Lombardo; aiuto regista è Nicole Rossitto.
Questa la sinossi dello spettacolo. Inizia come un diario e si conclude con l’ammissione di una responsabilità. Una resa dei conti tra una madre e una figlia in una Sicilia atavica tra nostalgia di un mito antico e malessere contemporaneo in una vita che non trova il suo armonioso equilibrio. Ma tutto si consuma sul piano personale nel disagio della figlia che non sa dare uno sbocco alla sua esistenza senza prima avere affrontato Lei, il Titano, il mito dei miti, la Madre Mediterranea genitrice di tutti i dolori. Lei la terribile, amorevole assassina, l’amante focosa e vendicatrice, la Potnia che “afferra il toro dalle nere corna”, la Medea, la Clitennestra, la sola e unica artefice di tutte le ferite. È l’ossessione materna della giovane donna a guidare lo scontro; un profondo amore corre sul filo di un rasoio al limite della psicosi poiché un segreto ne ha bloccato la libera e naturale manifestazione.

Perciò la figlia, quasi come in un rito magico, presentifica la figura della madre, la fa ritornare sulla spiaggia di quelli che ancora respirano per scoprire nel riflesso materno l’oscuro senso del proprio essere nel mondo. Perché è solo attraverso lo sguardo dell’altro che scopriamo chi siamo e non siamo. Ma oscuro resta e indecifrabile, ed il mistero si chiarisce e subito si adombra come a rifiutare il senso di emancipazione che deriva dall’assunzione di responsabilità, dalla presa di coscienza di una verità, a lungo agognata ma una volta raggiunta, definitivamente rifiutata.

Era meglio dunque non sapere nulla, meglio vivere con il velo di Maia, meglio l’infanzia, meglio il guscio di una famiglia iperprotettiva, quando lì fuori dietro le mura di casa tutto è menzogna. E da qui, purtroppo, la consapevolezza di uno sviluppo mancato o inadeguato che non si è sostituito ai valori precedenti. Spiega la Venuti: «L’elaborazione del lutto, ampiamente rappresentato nella nostra società meridionale, tanto celebrato nelle sue innumerevoli forme di ritualità, così strettamente connesso nell’individuo al concetto di perdita – perché la nostra vita si consuma col passare del tempo: perdita della giovinezza, delle persone che ami, di quello che eri e che non puoi essere mai più - mi ha portato sul filo reale-surreale di questa storia, un po' biografica un po' intimista dove un squarcio di società malata/mafiosa si intravede e si intreccia con la vicenda personale delle due donne».

Il secondo spettacolo di "Messina: Teatro al femminile" sarà "Amaro ma non troppo", scritto, diretto e interpretato da Patrizia Baluci; sarà in scena nella Sala Laudamo il 9 e il 10 novembre.

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